10 in strategia

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 https://i1.wp.com/1.bp.blogspot.com/-S3G2lCaGeMI/V8TXsRSsCPI/AAAAAAAAPQU/BES5sLiAF8sw3z10rQA1Tn9gQ7OHxWByACLcB/s1600/basili-opportunista.jpg?ssl=1E brava la Signora May!
Dove passa lei non cresce più l’erba…
Come avevo pronosticato a fine gennaio, l’opportunismo politico e il calcolo parlamentare ha fatto inclinare i bracci della bilancia verso le urne anticipate.

Sí, sì, sto parlando di Brexit, Londra, Leavers e tanti saluti.
Non si è fatto in tempo a riprendersi dalle feste pasquali che ci pensa il 10 di Downing Street a movimentare la nostra giornata odierna: la premier annuncia la richiesta al Parlamento di indire elezioni anticipate, da farsi l’8 di giugno, per cercare di sbloccare la palese situazione di potenziale (anzi..realistico) impasse nel governo della Hard Brexit, stretto fra il fuoco incrociato di una camera dei Lords contraria e una House of Commons dalla maggioranza fragile.

Rispetto a quanto credevo possibile a inizio anno, però, la premier si è mossa con una scaltrezza a dir poco spregiudicata e intelligentissima (almeno secondo i canoni del calcolo elettorale): l’articolo 50 è stato invocato a norma di legge, e nessuno mi risulta abbia espresso dubbi sulla sua revocabilità; inoltre la semtenza della Corte Costituzionale inglese ha praticamente messo il bavaglio alle istanze contrarie e autonomiste di Scozia e Irlanda del Nord i cui parlamenti autonomi non potranno opporsi al processo di uscita dal Mercato Unico, neppure sfruttando i margini previsti dalle proprie leggi istitutive; infine, il fronte del Remain non appare compatto e i suoi leaders faticano a imporre visione comune e appealing sugli elettori.

Sembra proprio che Theresa May abbia scelto bene tattica, tempi e visione del campo di battaglia: apparentemente i suoi oppositori non potrebbero permettersi una campagna stile Remain,, che non troverebbe più sponda da questa parte della Manica e se pure la trovasse significherebbe per l’opposizione consegnare una Londra più debole e ‘con la faccia persa’ all’abbraccio europeo; e fra i più sfortunati oppositori ci sono proprio i partiti irlandese e scozzese, tacitati dalla sentenza dei giudici supremi, sempre più nemici del popolo.

Naturalmente tutto dipende da un ‘se’: se il processo avviato il 29 marzo venga ritenuto veramente irreversibile e ad alto rischio di perdita di prestigio. Altrimenti nulla impedisce ai partiti dell’opposizione di avviare una campagna aggressiva per ottenere un dietro front rispetto ai progressi finora fatti dai Brexiters.
Qualcuno potrebbe obiettare che questa strategia della signora May sia moralmente scorretta, e che vincola non dico il risultato, ma le posizioni in campo, limitando quelle possibili ai due soli casi della hard brexit e della soft brexit, senza lasciare campo alla alternativa del Remain.

Ma a mio parere è un giudizio non giustificato: pensarla altrimenti equivale a dire che all’indomani del referendum dell’anno scorso fosse giusto indirne un altro per permettere agli inglesi di votare giusto.
La loro scelta l’hanno fatta, ora se la sbroglino, se ne sono capaci, e possibilmente senza usare i cittadini europei ivi residenti come bargaining chips, ma quest’ultima mi appare sempre più una mia magra illusione.

Quindi, dieci in strategia, cara Theresa, li hai spiazzati tutti mi sa.
Una novella Attila

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Beneath Surface

Alla soglia degli anta decide di tornare alla sua passione giovanile: la macroeconomia. Quadro direttivo bancario, fu nottambulo ballerino di tango salòn, salsa cubana e rueda. Oggi condivide felicemente la vita reale con le sue due stupende donne.

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