Adoro l’odore di bail-in la mattina

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C’è una grossa differenza fra Monte dei Paschi e le due ex Popolari Venete: l’aumento di capitale richiesto alla banca senese scaturiva da uno shortage originato dal fallito stress test di luglio 2016, un esercizio puramente teorico di simulazione di perdite in scenari avversi; Vicenza e Montebelluna sono invece banche che si trovano già in una situazione di seria difficoltà per la liquidità e la solvibilità, che fanno presumere perdite plausibili non solo ‘teoriche’.

Teniamo a mente questo particolare. Il grafico sotto, tratto dal Sole24Ore, dà la misura delle fragilità di bilancio. Aggiungeteci la perdita di un terzo dei depositi nell’ultimo annus horribilis, e le tensioni nella liquidità date da un rapporto impieghi-depositi di 1,5 e il pranzo è servito.

DISSOLVENZA IN NERO

Le due venete hanno dissolto un patrimonio: valevano rispettivamente 40,5 euro e 62 euro per azione, la Veneto e la Vicenza, ora 10 centesimi. I 2,5 miliardi di ricapitalizzazioni private nel biennio 2013-2014 sono state fagocitate dal pozzo senza fondo della vecchia malagaestio perpetrata da Sorato, Zonin, Consorti e Trinca (solo a Vicenza 58 mila profili MiFID adulterati, 700 azionisti “scavalcati” nell’ordine di vendita delle proprie quote, non so più quante illecite operazioni di ‘finanziamenti baciati’).
Ad aprile 2016 arriva Atlante: altri 2,5 miliardi, già svalutati del 50% dalle banche aderenti a distanza di pochi mesi, e un ulteriore miliardo circa versato ad inizio 2017 per far fronte alla Offerta di Transizione (Opt), il piano di rimborsi agli azionisti.

(Fonte: Corriere Economia)

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI

L’iter per rimettere in carreggiata le due banche è noto: concludere con successo il piano di ristoro (il rimborso dei vecchi azionisti gabbati), diminuendo il rischio di litigation, con il suo potenziale cumulo di accantonamenti in caso di insuccesso; chiudere i bilanci 2016 e definire l’ammontare di capitale necessario dei due istituti singolarmente considerati (in funzione di: accantonamenti per cause legali, svalutazioni degli NPL e perdite dell’esercizio 2016); quindi procedere con la fusione e la ricapitalizzazione, da finirsi entro la fine del terzo trimestre 2017; in ultima, deconsolidare gli NPL togliendoli dal bilancio.

Non uno degli anelli può saltare: se il piano di rimborso, che è già improprio chiamare così dato che assomiglia di più al prezzo del silenzio, fallisse, allora il presumibile carico di accantonamenti per rischi legali si farebbe insopportabile (se i 600 milioni preventivati rappresentano il 15% del valore massimo in caso di condanna al risarcimento, allora si parla di circa 4 miliardi di possibili perdite legali).

Le adesioni ad oggi sono pari al 49,6% per PopVi e 54% per Veneto Banca, ben lontane dall’80% dei destinatari targetizzato inizialmente, malgrado le recenti adesioni di alcuni azionisti di peso quali la Fondazione Roi, il vescovado di Vicenza e la Fondazione CariPrato.

Una ulteriore proroga del termine di adesione ha spostato al 28 marzo la tagliola. Poi anche questa fase passerà: la Vigilanza non penso accetterà un tira e molla infinito prima di chiudere i bilanci 2016. Cosa succederà a quel punto? Presumibilmente nulla di catastrofico, passato è l’anno mille, ma questo non vorrà dire che sarà facile. Forse i due CdA decideranno di accettare la minor quota di adesioni, facendo così salire il costo delle cause a due miliardi di presumibili perdite da accantonare a bilancio.

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Chi sopporterà questo onere di ricapitalizzazione?

Ma non è finita qui. Oltre al miliardo già anticipato da Atlante in conto futuri aumenti di capitale per coprire il ristoro agli azionisti che aderiscano alla Otp, le due ex Popolari venete devono poi mettere in conto anche le svalutazioni e le perdite a fronte dei non performing loans, e qui i conti si sono succeduti fino a rasentare la tragicommedia. Solo un mese e mezzo fa si parlava di 2,5 miliardi, lievitati poi a 3 e ora a 4,7 miliardi.
Come si arrivava agli ‘almeno 3 miliardi’? Dipendeva dalle stime dei nuovi ingressi a sofferenza e inadempienza probabile fra la seconda metà del 2016 e tutto il 2017, nonché ai costi degli ulteriori accantonamenti per portare le coperture al 70%, propedeutico alla cessione al mercato degli NPL.
Se nel giro di un mese quelle iniziali cifre hanno subito un decollo verticale, posso solo fantasticare sui numeri da ‘horror story’ (copyright Penati) emersi da allora.

Per fortuna, almeno il nodo della liquidità sembra risolto, grazie all’emissione di bond per 3 miliardi della vicentina garantiti dallo Stato con scadenza 02/2020 e per 3,5 mld bond di Veneto Banca, in 2 tranche uguali con scadenza 02/2019 e 02/2020.
Risolto, o così sembra. Ma presumo che le voci che si sentono servano solo ad alimentare la speculazione: Vicenza e Montebelluna hanno obbligazioni in scadenza nel primo semestre per complessivi 1,8 miliardi e il fiume di disinvestimenti sembra calmatosi da mesi.

IL FANTASMA DEL BAIL IN

L’Offerta di ristoro pare destinata a non centrare il suo obiettivo del 80% degli aventi diritto, e sommata al nodo degli NPL porterebbe le esigenze di ricapitalizzazione a poco meno di 7 miliardi (di cui 1 già anticipato da Atlante, comunque), se le banche dovessero decidere di accettare comunque le adesioni pervenute.
Tanto per dare gli ordini di grandezza, Bper capitalizza in Borsa poco più di 2mld, Bancobpm 3 mld. Di fronte a numeri del genere, Viola, Carrus e Penati devono aver pensato che la richiesta di intervento del Tesoro fosse l’unica strada percorribile, malgrado i mal di pancia del fondatore di Quaestio Sgr che vorrebbe mantenere la maggioranza e il controllo dei due istituti, e le acrobazie dialettiche di Viola per accontentarne i futili desideri e nel frattempo sollecitare un intervento pubblico salvifico.

Peccato che la Direzione Concorrenza a Bruxelles abbia fatto sapere che i soldi pubblici non possano essere utilizzati per coprire perdite pregresse o prevedibili delle banche (le spese legali se l’Offerta non passasse, più gli accantonamenti su crediti inesigibili).
Nel frattempo alcuni CEOs, quali Messina di IntesaSanPaolo e Castagna di BancoBpm, hanno fatto sapere di non essere disposti a dare il consenso all’utilizzo dei 1,7 miliardi ancora in pancia ad Atlante 2 per ricapitalizzare le due banche, essendo questi soldi statutariamente vincolati all’investimento sul mercato dei crediti deteriorati.

Perciò, a fronte del (presumibile)  mancato supporto da Atlante, e il rischio che lo Stato non possa entrare con la ricapitalizzazione precauzionale, l’unica alternativa rimasta consiste nella conversione forzosa in azioni dei 1,2 mld di subordinati (di cui 200 milioni in mano ai risparmiatori retail: 146 mln in PopVi e 54mln in Veneto), e successivamente di parte dei 13,5 mld di obbligazioni senior.

Considerando i 6 miliardi mancanti all’appello dai conti spannometrici che ho fatto, parliamo di 4,8 miliardi di risparmio di clienti retail veneti. Un terzo degli obbligazionisti senior: un affarone per i titolisti dei quotidiani.
Personalmente credo che questa opzione si concretizzerà piuttosto velocemente. Ma allora perché chiedere l’accesso alla ricapitalizzazione precauzionale se non verrà concessa? Politica. Salvare la faccia, possibilmente girando le colpe alla Commissione. Non vedo altri motivi. Salvo un accordo che interpreti le norme in maniera più ampia e rilanci i dadi per un altro giro di giostra.

Su qualche quotidiano si parla di un intervento misto, pubblico-privato, ma (sia ben chiaro) questo è possibile solo dopo il burden sharing.
E quindi scatta la domanda: cui prodest?

FALLIRANNO? FORSE NO, MA 1+1 FARA’ 1

Su più quotidiani ho letto che falliranno, e molti azionisti si sono visti agitare in viso lo spauracchio, tanto che parecchie associazioni hanno denunciato un clima di intimidazione per far aderire alla Offerta, il più classico dei ‘dilemmi del prigioniero’.

La conversione dei subordinati e di parte degli obbligazionisti ordinari consentirà alle due banche, insieme o separatamente come pare più probabile almeno per ora, di avere quozienti patrimoniali tali da sopportare le maggiori perdite senza scendere sotto soglie considerate di allerta.
Questo non significa necessariamente che le due banche, insieme o da sole, abbiano le disponibilità e/o le capacità di generare redditi adeguati a far fronte alle esigenze di liquidazione delle cause qualora, fra qualche anno, dovessero risultare condannate in tribunale.

Alla difficilissima situazione dei loro conti economici dovrebbe aggiungersi anche la straordinaria perdita di fiducia da parte di correntisti, obbligazionisti e mercato, un mix da atterrare ben altri campioni.
Perciò il mio consiglio, per quanto arriverà in ritardo, è quello di accettare l’Offerta, e confidare nel piano di rilancio delle due banche. E chiudete le narici, se oltre che creditori della banca ne siete anche debitori: insieme alla pietra tombale sulle vostre pur legittime pretese, con l’adesione confermate i debiti che dovete ripagare. Auguri, e senza ironia.

Certo, un segnale forte l’avrebbe dato anche l’aggiunta di un warrant sui titoli, una opzione di acquisto futuro a prezzi prestabiliti attivabile proficuamente in caso di crescita delle quotazioni. È stata spesso invocata e mai arrivata: forse è mancata la volontà, o il suo costo implicito è stato ritenuto eccessivo per Atlante, già in affanno a mantenere il controllo sulle due aziende di credito.
Di sicuro, il business plan per il rilancio prevederà un sacrificio notevole per gli impiegati: esuberi, giornate di solidarietà, chiusure di filiali e riconversioni di dipendenti, cessioni di “gioielli di familia” come Banca InterMobiliare, la quota di Arca Sgr, vendita di tutta la rete estera di Veneto Banca (centinaia di persone).

Se le obbligazioni ordinarie verranno convertite, le due venete potrebbero diventare public companies, con buona pace di Penati. D’altro canto, il warning lanciato ad hoc per la festa della donna da JpMorgan ha fatto cadere a piombo i prezzi dei bond sia junior che senior delle due banche, e qualche fondo avvoltoio potrebbe diventarne azionista di riferimento comprandone a manate a prezzi economici.

Magari anche loro faranno lo stesso mio ragionamento: pensare che la soluzione migliore sia quella dello spezzatino, e della successiva aggregazione di due banche dimagrite da rivendere sul mercato. La banca che sopravviverà a questo trattamento avrebbe dimensioni approssimativamente uguali a una sola delle due banche originarie, e con un respiro esclusivamente regionale.

Chissà se Viola e Penati ci hanno pensato…

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Banchiere Cannibale

Mi piace avere vecchi amici a cena... Perché sotto la più bella ruota di pavone si cela sempre un culo di pollo.

2 thoughts on “Adoro l’odore di bail-in la mattina

  1. mara il said:

    Come ipotizzato da Zingales (anche recentemente) ci sarebbe pure la soluzione di ricorrere al prestito dell’European Stability Mechanism …… ed è una soluzione che “piacerebbe” a Bruxelles e Francoforte, molto meno a noi …. quindi penso che prima di, coercitivamente, convertire obbligazioni senior in azioni insomma prima di procedere con un bail-in ci sarebbe la richiesta dell’intervento dell’ESM
    Un’ulteriore considerazione è che nel cpl dei senior bonds delle due banche ora c’è la componente di ben 6,5 miliardi (non a mani di clientela retail), con garanzia sussidiaria dello stato e questo a mio avviso complica …l’equa ri-partizione delle perdite fra i possessori di bond senior (con gli sottoscrittori retail svantaggiati rispetto agli istituzionali)……….a meno che, però, non si sia pensato proprio a questi 6.5 miliardi di senior per una eventuale conversione in capitale…..

    • Cara Mara, come lei stessa deduce la soluzione ESM piace poco allo Stato: chi ce li vede i nostri governanti mettere il paese nelle mani della aborrita Trojka (per quanto questa considerazione sia inesatta, ma conta quello che la gente penserà) con mani e piedi legati ai Memorandum of Understanding modello Grecia, il tutto per salvare due banche di carattere regionale?
      Il caso di conversione di bond garantiti dallo Stato e detenuti da investitori istituzionali è un argomento interessante, ma prima di tutto andrebbe verificato l’ordine di subordinazione delle emissioni esistenti, quindi sospendo ogni giudizio e attendo la Nota Integrativa al bilanci 2016.

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