AIIB: chi esclude chi?

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Anche The Economist, sempre acuto nell’analisi ma mai unilaterale nei giudizi, questa volta ha messo in disparte la prudenza. Ha giudicato un “fiasco” (come si dice anche in inglese) l’isolamento statunitense sulla nuova Asian Infrastructure Investment Bank, l’istituzione finanziaria lanciata dalla Cina. In effetti, il fallimento della politica di Washington appare inspiegabile per un’amministrazione dove abbondano esperti e think tank. Già nello scorso ottobre, quando l’AIIB era stata lanciata a Pechino, il rifiuto di appoggiarla e tantomeno di parteciparvi si era rivelato debole. Le adesioni di 21 Paesi avevano dimostrato che l’Asia, nella maggioranza dei casi, guarda a Pechino con maggiore speranza che timore. La stessa impostazione proviene da paesi tradizionalmente ostili come l’India e più recentemente il Vietnam e le Filippine. Evidentemente la volontà di abbandonare il sottosviluppo è considerata ancora la priorità dei governi; la costruzione di infrastrutture è cruciale; la disponibilità di fondi essenziale. Che siano veicolati da una nuova banca fondata e gestita da Pechino è secondario.

Per questo la mossa di Pechino ha avuto successo e la resistenza di Washington aveva trovato ascolto solo nella vecchie capitali alleate: Tokyo, Seul e Canberra (l’adesione di Wellington rappresentava infatti una prima crepa nel fronte filo americano). Ora la situazione è cambiata e sta diventando un trionfo diplomatico della Cina. Prima il Regno Unito, poi congiuntamente Germania, Francia e Italia hanno deciso di entrare nei soci fondatori della nuova banca. La Svizzera e il Lussemburgo dovrebbero prendere probabilmente la stessa decisione, così come la Corea del Sud e addirittura l’Australia. Tutti questi paesi non hanno bisogno di infrastrutture. La loro adesione serve a molti scopi: attrarre capitali cinesi (soprattutto per la City), essere in prima linea con le loro imprese per attuare i progetti, rispondere a una chiamata di Pechino. L’offerta della Cina ha infatti il volto della finanza ma il cervello della politica.

È probabile che gli Stati Uniti potranno contare solo sull’amicizia di un alleato fedele ma depotenziato, il Giappone. Sarà lo stesso binomio che ha sostanzialmente governato le 2 banche con le quali l’AIIB entra in inevitabile concorrenza: la World Bank e l’Asian Development Bank. Preservare la centralità di queste 2 bastioni del dopoguerra è il prezzo pagato da Washington per tentare di escludere la Cina. La Casa Bianca difende istituzioni ormai indifendibili per inefficacia, burocrazia, incapacità di cogliere il dinamismo imposto dall’Asia e dalla globalizzazione. La World Bank in particolare rimane una leva contro la Cina, che ne detiene soltanto il 3,8% dei voting rights, a fronte del 16% del Pil mondiale.

Se Pechino decide di fondare una nuova banca multilaterale, Washington ha buoni motivi per temere un colpo al suo ruolo di superpotenza. Ha anche ragioni da vendere nel prevedere mancanza di trasparenza, scarso rispetto dei diritti dei lavoratori, violazione dell’ambiente. Tuttavia rifiutare di far parte dell’operazione vuol dire evitare di condizionarla. Ormai l’AIIB è una realtà di successo e di prospettiva. La Cina, almeno su questo versante, non è stata contenuta e gli Stati Uniti rischiano di autoescludersi proprio mentre il rivale del G2 compie un passo da molti auspicato: entrare nel consesso internazionale con il peso dei suoi risultati.

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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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2 commenti su “AIIB: chi esclude chi?

  1. Surfer il said:

    ^_ I believe that it is in China’s interest to continue embracing the international financial system, which provided the foundation for its four decades of growth and prosperity. But I also understand that China looks back at a history that was shaped while it was a developing economy.

    There is a broad spectrum from totally embracing the legacy of Bretton Woods, to starting with a blank slate and writing new rules. The question is where on this spectrum China will land.

    And while we begin any conversation based on the lessons we have learned since the Bretton Woods agreements about high standards in trade and investment, development, financial transparency, and macroeconomic and exchange rate policies, we also acknowledge that much has evolved as we learned from our experiences.

    As we engage with China about the right approach to high standards for the international financial system, neither the United States nor China can afford to walk away from the institutions that make up the international economic architecture.

    I am encouraged by my conversations with China’s leaders, which reflect a strong desire to remain deeply engaged in existing international institutions and a strong desire to benefit from the lessons learned over the past 70 years as new organizations are launched. China’s drive to reform and recognition of the need for high standards reflects the importance of our ongoing engagement. _^

    °l° J. Lew (U.S. Treasury Secretary, the) “Remarks at the Asia Society Northern California (ASNC) on the international economic architecture and the importance of aiming high” – San Francisco: March 31, 2015

    http://www.treasury.gov/press-center/press-releases/Pages/jl10014.aspx

    Surfer [Ping/=/Pong]

  2. Surfer il said:

    ^_ We have made clear to China that the United States stands ready to welcome new additions to the international development architecture, including the Asian Infrastructure Investment Bank, provided that these institutions complement existing international financial institutions and that they share the international community’s strong commitment to genuine multilateral decision making and ever-improving lending standards and safeguards.

    The standards and safeguards are designed to foster sustainable development by curbing corruption, preventing environmental damage, and ensuring protection of both laborers and affected communities.

    I was encouraged by my conversations in Beijing in which China’s leaders made clear that they aspire to meet high standards and welcome partnership.

    Our consistent focus on standards has already had an impact and, as lending begins, the test will be the character of the projects funded and their impact on the people and country they serve.

    Having the AIIB co-finance projects with existing institutions will help demonstrate a commitment to the highest standards of governance, environmental and social safeguards, and debt-sustainability.

    The United States recognizes that it bears a special responsibility for the sound functioning of the international financial system given the significant impact of the U.S. economy on global economic conditions and the dollar’s role in international finance system. That responsibility begins at home, through sound fiscal, monetary, and regulatory policies.

    But our responsibility also extends abroad, including the need to embrace the increased role of emerging markets to reinforce multilateral rules of the road and international cooperation.

    To be clear, China and other emerging markets deserve to have their voices heard. _^

    °l° J. Lew (U.S. Treasury Secretary, the) “Remarks at the Asia Society Northern California (ASNC) on the international economic architecture and the importance of aiming high” – San Francisco: March 31, 2015

    Surfer [starting Squash – now!]

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