Anacronistiche piccolezze

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anacronismi e piccolezze

E’ ormai quotidiano il lamento di Matteo Renzi sull’”anacronismo” del tetto massimo al deficit di bilancio, fissato dal Trattato di Maastricht al 3% sul PIL. A parte che tale lamento non troverà ascolto alcuno in sede europea, dal momento che la modifica del Trattato imporrebbe l’unanimità dei consensi e si può esser certi che tale unanimità non potrà, nemmeno in futuro, essere raggiunta, occorre dire che, in realtà, ad essere “anacronistica” è la speranza di voler crescere attraverso l’indebitamento.

La storia italica insegna che l’indebitamento è un’arma pericolosa e a doppio taglio: se, infatti, l’indebitamento cresce ad un tasso superiore a quello di crescita del PIL, il debito aumenta sempre e prima o poi raggiunge un livello che origina insostenibili tensioni sui rendimenti e dubbi sulla stessa possibilità di restituire il debito, in un mortale circolo vizioso che genera interessi passivi sempre più alti e la necessità di aumentare costantemente la pressione fiscale.

Non a caso siamo arrivati al punto di avere 2000 miliardi di debito pubblico e, contestualmente, un paese totalmente inefficiente, con infrastrutture inadeguate e vecchie e prossimo al collasso idrogeologico.

Di fatto, per crescere ad un tasso superiore a quello di indebitamento occorrerebbe (per sfruttare quindi efficacemente l’effetto leva) “indovinare” tutti (o quasi) gli investimenti realizzati a debito, in modo che il rendimento di tali investimenti sia superiore al costo del debito contratto per realizzarli.

Ma è ben difficile che possano offrire un “rendimento” adeguato gli ospedali inaugurati e mai entrati in funzione, le autostrade costate dieci volte la media europea, i soldi spesi per sostenere aziende decotte, gli operai calabresi forestali assunti in misura sproporzionata.

E’ questione di fare buone scelte di “investimento”, si dirà. Fare buone scelte, però, intanto non è affatto semplice e dipende comunque (oltre che dalla competenza) dall’onestà delle persone a cui viene attribuita tale responsabilità. Anche bene fossero oneste, tali persone, dipendenti dal consenso elettorale, sarebbero in ogni caso portate (vista l’assenza di controlli e sanzioni) a perseguire interessi particolari anziché generali. E’ infatti, ad esempio, molto più redditizio in termini elettorali assumere personale, in enti e partecipate, al di là della effettiva necessità, salvo poi addebitare alla collettività, senza alcuna conseguenza personale né politica, miliardi e miliardi di debito (come nel caso del comune di Roma) neppure accompagnati dalla fornitura di servizi adeguati.

Questo genera le perversa conseguenza che i partiti, non potendo fare elettoralmente a meno dei voti clientelari portati in dote da amministratori e potentati locali, da un lato censurino tali comportamenti ma dall’altro li incoraggino, premiando con prestigiosi e redditizi incarichi, anche di governo (come può ben vedersi nella scelta dei sottosegretari), gli esponenti espressione di tali potentati, nonostante gli stessi siano talvolta addirittura sospettati di essere collusi con la criminalità organizzata.

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Tale situazione imporrebbe di ripensare profondamente i meccanismi di spesa, la forma di Stato e di Governo, in modo da individuare e responsabilizzare i centri di spesa, arrivando comunque ad una scelta: sottoporre gli enti ad un rigoroso controllo esterno e sovraordinato (che però contrasterebbe con l’autonomia dei singoli enti) oppure consentire che gli stessi possano acquisire ed utilizzare le risorse con la possibilità, però, di fallire, con tutte le conseguenze anche in termini di responsabilità civile e penale in caso di bilanci non veritieri.

Nessuna di queste riforme è però all’ordine del giorno e la politica è strenuamente impegnata a curare i sintomi anziché le cause. La testimonianza più evidente è nella paradossale vicenda dei debiti della Pubblica Amministrazione verso i fornitori. Il sistema paese ha tragicamente (ed il termine non è abusato viste le conseguenze a carico di imprese, imprenditori e lavoratori) scoperto di avere circa 100 miliardi di euro di debiti. Non 100 miliardi di debiti fuori bilancio. 100 miliardi di debiti contabilizzati e che trovavano copertura in entrate anch’esse contabilizzate ma che, di fatto, non si sono realizzate né si realizzeranno, determinando così il mancato pagamento delle forniture e delle prestazioni.

Ebbene, il paese non si è per nulla interrogato sulle cause che hanno originato tale situazione e come evitare che la stessa si ripresenti in futuro. Si è limitato, invece, a cercare di curare i sintomi, con soluzioni, peraltro, che, pur in qualche misura obbligate, rasentano il ridicolo.

Il primo provvedimento è stato recepire, con clamore, la – giusta – direttiva europea che obbliga il pagamento dei fornitori in un tempo prestabilito, come se il precedente mancato pagamento delle forniture dipendesse non già dalla mancanza di entrate di cassa ma dalla cattiva disponibilità degli amministratori che, quindi, dopo il recepimento della direttiva avrebbero assunto un atteggiamento più conciliante con le esigenze delle imprese.

Il secondo, tuttora allo studio, si riferisce a come pagare quei debiti. In realtà, sarebbe semplice: prendere atto che le entrate che finanziavano le relative spese non entreranno mai più, svalutare/cancellare i relativi crediti (iscrivendoli in appositi elenchi così da non rinunciare al credito ove effettivamente esistente) e finanziare quei 100 miliardi di debito attraverso l’emissione di debito pubblico, approfittando anche degli attuali – più – bassi tassi di interesse.

Questo però comporta l’ammissione sia che i crediti cancellati erano per lo più fittizi e assicuravano un equilibrio di bilancio solo artificiale, sia che l’attuale trend di spese è sproporzionato rispetto alle entrate effettivamente incassate, sia, infine, l’ammissione che il rispetto del deficit del 3% è solo formale e non sostanziale.

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Ecco, allora, la necessità di far finta che il mancato pagamento dei debiti della PA sia solo conseguente ad uno sfasamento temporale tra entrate ed uscite di cassa e non comporti la necessità di svalutare/cancellare in un’unica soluzione i relativi crediti.

Ma come trovare i soldi per pagare i debiti senza considerarli tali (e quindi senza far emergere deficit/debito supplementare) e senza emettere titoli? Si è pensato ad una cervellotica triangolazione Cassa DDPP/banche/enti. Le banche, però, non hanno certo alcuna intenzione di erogare 100 miliardi di liquidità a tassi fuori mercato e accollandosi, magari, il rischio del credito.

Si può ipotizzare, quindi, sebbene il provvedimento non sia stato ancora adottato, che il fornitore cederà il credito PA alla banca (che si farà carico dell’istruttoria) che a sua volta lo cederà come garanzia alla Cassa DDPP che quindi si assumerebbe il rischio ultimo di credito. La Cassa DDPP fornirà la liquidità, con un prestito a tassi fuori mercato, alle banche che con quei soldi pagheranno i fornitori. Risulterà così che gli enti continueranno ad avere sia un credito iscritto in bilancio sia un obbligo di pagamento nei confronti della banca anziché del fornitore (che, nelle intenzioni, dovrebbe essere considerato come una sorta di anticipazione di liquidità e non come un debito). Le banche, a loro volta, potrebbero essere compensate con gli interessi pagati dalle pubbliche amministrazioni sull’anticipazione di liquidità calcolati sull’intervallo temporale pagamento della fattura/ estinzione del debito da parte degli enti.

Anche in questo caso, sarebbe ben più semplice che la Cassa DDPP facesse un prestito direttamente agli enti interessati, nell’ambito proprio di quelle attività per le quali la Cassa è stata a suo tempo costituita. Il “prestito”, però, si sostanzierebbe in un debito (tra gli enti interessati e un’istituzione finanziaria, come è considerata la Cassa dalle norme europee in materia) e conseguentemente verrebbe meno il meccanismo costruito per occultare il reale deficit/indebitamento.

Al di là delle speculazioni su come verrà effettivamente congegnato il meccanismo, emerge, come si è detto, la contraddizione di reclamare, nei confronti della Commissione europea, margini di flessibilità in cambio di riforme le quali, però, non vengono neppure ipotizzate.

E’ chiaro, infatti, come già si è sottolineato, che sarebbe ben più semplice chiedere all’Unione europea di poter momentaneamente sforare il parametro del 3% per poter risolvere la questione dei debiti verso i fornitori. La richiesta, però, dovrebbe essere accompagnata dall’assicurazione, non formale ma accompagnata dai relativi provvedimenti, che si è contestualmente provveduto a rimuovere le cause che hanno originato il problema.

Invece, come è ben evidente, delle cause del problema neppure si parla e ci si affanna, di volta in volta, a trovare penose soluzioni ai sintomi, ignorando o facendo finta di ignorare che il problema si riproporrà implacabilmente in futuro. Così come non potranno che riproporsi, vista la situazione, i sorrisini, da ultimo quelli di Barroso e Van Rompuy, degli interlocutori europei di turno.

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roundmidnight

Occupa da anni, in modo semiserio, un posto in un consiglio di amministrazione all'interno di un "gruppo" internazionale.

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6 commenti su “Anacronistiche piccolezze

  1. sinbad il said:

    Gran bel post. Domanda: la questione morale che il M5S continuamente antepone è populismoI, come anche questo sito lascia intravedere, o è sostanza?

  2. La questione morale non è populismo. Populismo è proporre soluzioni peggiori del male. Le ricette, soprattutto economiche, proposte dal Movimento 5S sono di stampo peronista. Tanto è vero che il richiamo all’Argentina è sempre stato presente e forte. Solo che l’Argentina sta, di nuovo, facendo una pessima fine. Nazifascimo, peronismo, comunismo, avevano, in fondo, la stessa soluzione/speranza: presupporre che il problema risiedesse solo nelle persone e che affidando tutto (ed il termine “tutto” è fortemente indicativo) a persone diverse, la società sarebbe stata migliore e più equa.

    Con tali premesse lo Stato diventa totalitario e i presunti nemici di quella speranza, di quell’utopia (nemici che spesso in precedenza erano amici), diventano nemici da eliminare perché asseritamente nemici del bene comune.

    In altro contributo (“rompicapi pubblici”) ho sottolineato come, a mio parere, sia decisamente preferibile avere istituzioni robuste, che possano cioè funzionare bene a prescindere dalle persone, piuttosto che istituzioni deboli, che cioè abbiano bisogno, per funzionare bene, di persone forti (come elettori o come rappresentanti).

    Per avere istituzioni robuste occorre, però, avere regole chiare e semplici, uno Stato più snello e meno pervaso e condizionato dalla partitocrazia.

    E’ chiaro che anche in uno Stato snello sarebbe comunque presente una questione morale e ci dovrebbe essere un’attenta vigilanza su di essa. Però, nella non auspicata ipotesi che tale vigilanza non ottenesse i risultati sperati, i più limitati poteri dei rappresentanti avrebbero un impatto decisamente minore sui cittadini.

  3. sinbad il said:

    Io non vedo peronismo nel M5S ma, questo sì, confusione nella linea economica.
    Grillo non ha una visione che vada oltre la questione morale mentre Casaleggio fa riferimento a una certa tradizione libertaria di stampo americano, completamente estranea alle tradizioni italiane.
    Ma, a questo punto, la domanda da porsi è un’altra.
    Cosa abbiamo in alternativa? Votare in modo tradizionale ci assicura che prima o poi quanto tu hai scritto verra’ risolto? Continuerà la distruzione dell’impalcatura istituzionale italiana?
    Fai bene a parlare di istituzioni forti ma chi tra i vecchi partiti le farà tornare forti?
    Puoi ingannare te stesso facendo le pulci al M5S senza guardare le travi negli occhi degli altri.
    Se invece sei onesto con te stesso, viene naturale capire che per fare un’Italia migliore carthago delenda est.
    Sinbad

  4. L’articolo già conteneva una forte, implicita ed esplicita, critica ai partiti “tradizionali”. Per quanto riguarda gli altri, non “tradizionali”, non sono certo disposto ad aderire, neppure a puro titolo intellettuale, a progetti che non siano chiari e predefiniti. L’invocazione “fidatevi di noi che siamo onesti/migliori” non può essere accettata.

    Per quanto riguarda i temi economici – quelli di cui si occupa questo spazio – la confusione è, in generale, molto marcata. Si va dal referendum sull’euro, al ripudio del debito con contestuale rifiuto del pareggio di bilancio (come se il creditore, a cui non vengono restituiti i soldi, accettasse dopo di fare nuovo credito), all’eliminazione dell’indipendenza della banca centrale (come è già, con risultati pessimi, successo appunto in Argentina), a ricette miracolistiche con coperture vaghe o assenti.

    In ogni caso, è giusto che poi ognuno voti secondo il suo convincimento. Questo è giusto che rimanga uno spazio per riflessioni, stimoli, confronto e non diventi un terreno di confronto politico.

  5. sinbad il said:

    Non ho intenzione di trasformare i commenti in un confronto politico…non sia mai! Troppo terra terra!

    Ma, arrivati a questo punto, non reputo più le direttive del mondo finanziario globale migliori del ragazzo pentastellato.

    La potenza dei media copre il mondo finanziario di un’aura immaginifica molto potente che consente ai banchieri, finanzieri, burocrati sovranazionali di indorare ciò che è solo m….. (per esempio, i mortali ultimamente si sorbiscono una pubblicità televisiva di Unicredito che è vergognosa se si pensa a quello che Unicredito è…)

    C’è stato un peccato originale che non può essere trascurato: il tradimento dell’economia di mercato proprio da parte di chi ne tirava le fila.
    Se fosse stata rispettata l’economia di mercato le banche sarebbero fallite e invece…sono ormai anni che i debiti pubblici si stanno gonfiando per loro.

    Con questo peccato originale, tutto è lecito pur di interrompere il circolo vizioso e l’azzardo morale, quindi, anche gli strali del pentastellato ha la stessa dignità di quella di Mario Draghi, nonostante la sua eleganza, cultura, master e quant’altro faccia di lui un autorevole personaggio.

    A questo siamo arrivati,…nonostante si cerchi di vestire un’opinione di autorevolezza.

    Per esempio, questo sito è elegantissimo con foto fichissime e post molto interessanti.
    Ma non si morde mai la carne viva perchè se lo si facesse si dovrebbe riconoscere che tutti, perfino i finanzieri indipendenti, hanno a che fare con un sistema marcio.

    E i sistemi marci non si combattono a colpi di fioretto….

    Comunque, ribadisco, ottimo post, al di là delle mie critiche all’assenza di opinioni forti che, l’ex alieno, sa bene, gli ho sempre contestato.

    Termino qui.
    ciao

    sinbad

  6. Per come la vedo io i partiti politici sono altro che lo specchio della nostra società. L’italiano medio è cosi. Chi piu, chi meno, tutti cercano la scorciatoia x fare prima, per arrivare davanti.
    La meritocrazia e l’idea di seguire le regole sono concetti che non ci appartengono piu.

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