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Area: jazz, progressive, experimental.

«Questo gruppo ha… ha quattro anni di vita, e anche la sua musica, chiaramente. Vuole coagulare diversi tipi di esperienze: fonde jazz, come il pop, la musica mediterranea e la musica contemporanea elettronica. La problematica qual è? Abolire le differenze che ci sono fra musica e vita. Gli stimoli che trae questo gruppo vengono direttamente dalla realtà, trae spunto dalla realtà; e dalla strada, chiaramente.»

Demetrio Stratos

 

Degli AREA si può scrvere molto, partendo dagli esplosivi anni 70, esplosivi non solo metaforicamente purtroppo. Anni di utopie, balli ignudi al Parco Lambro, gioia e rivoluzione, rottura e incendio, lotta continua e molotov ai pasti al posto del vino rosso e dell’acqua potabile. Malissimo l’epilogo con i tetri anni di piombo, ma all’alba dei 70, epoca delle scoribande creative degli AREA, molti semi creativi fiorirono e dopo mezzo secolo sono ancora lì intatti con i lorobei colori. I nostri si uniscono in una miscela musicale trasversale ed incendiaria che contempla jazz e free, fusion, ma anche elettronica estrema, sperimentalismo ed improvvisazione. C’è la rivoluzione, ma c’è anche tanta musica con artisti d’eccezione e di rara potenza creativa.

Subito Demetrio Stratos, l’uomo delle mille e una voce, capace di acrobazie vocali uniche, sperimentate con il gruppo e come solista, Giulio Capiozzo batterista vulcanico e creativo famoso per il suo amore per i tempi dispari, Paolo Tofani alle chitarre, Patrizio Fariselli a tastiere e sintetizzatori, capace di sperimentalismi estremi degni di una ribalta internazionale e dopo il primo disco arriva al basso Ares Tavolazzi con linee funkeggianti che muovono glutei e dintorni. Son musicisti la cui indubbia caratura ha un seguito fino ai giorni nostri o nella memoria per gli scomparsi o nei fatti con illustrissime collaborazioni per chi ancora è su questo pianeta.

Ascoltarli significa scoprire la totale commistione di mondi fino ad allora diversi e lontani: l’elettronica che imbastardisce il jazz, il canto politico che non si appiattisce nel cantautorame monocorde con i suoi testi didascalici e noiosissimi, ma si ispira all’esplosiva tradizione surrealista e al testo come gesto poetico. Non marxismo da parrocchia rossa, ora tanto riscoperto (sic), ma anarchia e Artaud. Il cane in giardino abbaia e Mr Pian Piano si sporge dalla cucina preoccupato: ha paura dei quattrozampe… Abbaia non si sa bene a cosa la bestia, deve essere eccitata per via del vento che porta odori lontani di altra cagneria? Saperlo…

 

O è il vento degli Area, della loro inusuale potenza espressiva a far eccitare la cagnolina? In un paese dove “finché la barca va, lasciala andare”, dove il troppo disturba e le idee genuine imbarazzano, gli Area non furono mai un fenomeno di massa, ma una presenza oscena e provocatoria e malgrado guardassero alla strada e a quel che in strada accade, elaborarono un linguaggio musicale complesso, costruito su testi non immediati e con immagini evocative, ma non facili o da ascolto distratto: roba bella e ricca. L’etichetta che pubblicò quasi tutte le loro ricerche sonore fu la mitica Cramps records di Gianni Sassi ed il primo album degli Area fu anche il primo dell’etichetta, un’originale fucina di talenti tra cui Battiato, Camerini, Finardi, Arti e Mestieri, Giusto Pio e appunto gli Area. Ci sarebbe da farci un’intera Sanremo con questa gang di pazzi della Cramps.

 

Era una Milano irrequieta questa Milano degli anni 70 dove esplosero gli Area, covava in ventre una stagione di sangue, ma era anche accarezzata da un vento irripetibile potenza creativa, anarchica, surrealista, femminista, in vena di bruciare stantie convenzioni borghesi, infiammare la creatività anche nelle arti figurative con Boetti, Colombo, Spoerri, Gillo Dorfles, , Lea Vergine, Carla Lonzi, Nanni Balestrini, Ugo Mulas, Franco Vaccari e tanti altri. C’era una tempesta di cervelli in atto, una lucida follia all’opera! Mr Pian Piano arriva dalla cucina stracarico di vivande sonore, chitarre flambé, salse di sintetizzatori, urla piccanti e gorgheggi polifonici con eplosioni di tempi dispari. Vi basta CLICCARE QUI per annegare nelle atmosfere del Parco Lambro tra i suoni degli Area. Nello spazio di casa vostra vi concediamo anche di denudarvi e se proprio, proprio di danzare sul balcone dando aria al corpo intero alla faccia del vicinato.

Vi è piaciuta la nostra Sanremo per pazzi furiosi? Domenica chissà, magari proseguiamo…. Volete ripetere la danza degli ignudi sul terrazzo di casa? Il jukebox eclettico di Mr Pian Piano con tutti i musicisti e le musiciste del nostro intrigante menù è come ogni domenica a vostra disposizione. Non vi resta che orientare il manubrio della vostra furiosa motocicletta in direzione della cittadina “Piano Inclinato” e troverete, oltre ad intriganti riflessioni d’economia e politica, tantissime note a vostra disposizione, con monografie e playlist in dono di decine e decine e decine e decine (si è incantato il disco, scusate…) di superbi musicisti. FATE CLICK QUI e l’archivio in ordine alfabetico vi si aprirà per magia.

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Pubblicato da Enrico Marani

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