Autarchia obbligata o deliberata… è comunque sbagliata

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autarchia

La rivincita della politica sull’economia?

E’ convinzione diffusa nei tempi recenti che le grandi multinazionali abbiano soppiantato gli Stati. La loro capacità di aggirare il fisco, inducendo i vari paesi a farsi concorrenza fiscale per attirare le imprese, sposta l’equilibrio delle considerazioni: possono i governi erogare welfare se non riescono ad applicare in modo equo le imposte dovendosi adeguare ad un contesto di dumping fiscale tra paesi?

Ma le grandi multinazionali, per converso, non hanno la facoltà di imporre sanzioni e dazi sui loro rivali. E’ questo il messaggio implicito che sta nell’indirizzo politico di Trump.

La linea della Casa Bianca è molto chiara e coerente con se stessa:

  • non ha siglato gli accordi di Parigi
  • ha stracciato il TPP
  • ha fatto naufragare il TTIP
  • ha introdotto sanzioni alla Cina
  • ha confermato quelle alla Russia
  • ha ripristinato le sanzioni all’Iran
  • ha spostato l’ambasciata a Gerusalemme
  • ha minacciato i propri alleati sia di applicare dazi su acciaio e alluminio (salvo stringere accordi individuali), sia di apllicare sanzioni se dovessero continuare a fare business con l’Iran.

Tutto va nella stessa direzione: prove di forza, tacciabili di “bullismo di stato”, basate sulla convinzione che, essendo il più grosso del gruppo, gli USA possono permettersi di sferrare un pugno in bocca a chiunque, prima di iniziare una conversazione, confidando di non ricevere uno sganassone in risposta. Le condizioni imposte sono così severe, in molti casi, che per accettarle bisogna essere un “paese sconfitto”, pertanto rifiutandosi -giutamente- di darsi per vinto, qualunque paese tenta di reagire all’isolamento cercando di farcela da sé.

Le limitazioni al libero scambio sono quindi un fondato motivo di preoccupazione, perché inducono forzatamente all’autarchia. E non è semplicemente paura della discesa della crescita globale, o tifo a priori per un modello; si tratta di “unire i puntini”. L’autarchia, come la Storia ha dimostrato con costanza implacabile, è un sistema economico inscindibile dall’autoritarismo.

Tralasciamo l’autarchia fascista, un parallelo magari troppo facile, prendiamo invece il caso sovietico: i Bolscevichi fecero un grande tentativo di reperire capitali esteri a sostegno della Rivoluzione, ma avendo rinnegato il debito del precedente regime zarista non trovarono appoggio. Un po’ per ragioni economiche (nessuno voleva prestare denaro a chi aveva ripudiato gli impegni precedenti) e un po’ per ragioni politiche (nessuno voleva incoraggiare l’espansione della Rivoluzione) la Russia comunista si ritrovò ad essere autarchica. Le implicazioni di quando sei in autarchia sono essenzialmente due: devi pianificare centralmente l’economia e devi realizzare il surplus sull’unica fonte a tua disposizione: i tuoi cittadini.

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Pertanto solo un regime autoritario può gestire un sistema autarchico: la pianificazione centrale e lo sfruttamento dei cittadini presuppongono infatti la limitazione delle libertà individuali. Volenti o nolenti, è una condizione necessaria al funzionamento dell’autarchia. Il nazionalismo, o patriottismo spinto, in una condizione simile, è quasi il volto “buono” della faccenda, consente di ottenere con la persuasione ideologica quello che altrimenti andrebbe ottenuto con la forza. Come ben si vede non è questione di “destra” o di “sinistra”, il tema è solo la necessità di comprimere le libertà individuali per la realizzazione di un progetto centrale.

All’autarchia, però, non ci si arriva solo perché costretti da azioni esterne come le sanzioni e gli embarghi. Talvolta capita che venga propugnata come ricetta in una fase di difficoltà perché autarchia significa anche protezione dalla concorrenza, cosa che molti vedono come un toccasana. Ma la protezione dalla concorrenza significa involuzione. Nel medio/lungo termine ogni paese autarchico e autoritario finisce per essere un paese arretrato. Persistendo nel nazionalismo, nell’autoritarismo e nell’autarchia finisce poi per diventare quel “paese sconfitto” che voleva evitare di essere.

Che sia dunque la strada di chi sfrutta una crisi per le proprie ambizioni politiche, suggerendo di gonfiare i petti di amor patrio e urlare “sovranità” o lo strumento per realizzare i propri progetti autoritari, qualunque situazione che includa l’autarchia è un progetto da allontanare, non da abbracciare. A meno di voler ostinatamente rifiutarsi di usare il buonsenso o di prendere atto delle numerose lezioni che la Storia ci ha consegnato.

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L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari

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