#Banchevenete: Non ci resta che riderci su

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banchevenete

Leggo che il ministro Padoan spiega che

“i 17 miliardi messi in campo a garanzia dell’operazione banchevenete rappresentano un limite teorico ma non una vera mobilizzazione di risorse pubbliche. Sono un caso estremo che non penso si realizzerà”

Sono confuso: proprio ieri spiegavano che i soldi utilizzati per le banchevenete in realtà non generano debito perché erano già stati messi a bilancio lo scorso anno quando venne creato il fondo “Salvarisparmio” da 20 mld€ per gestire il problema MPS ed eventuali seguenti.

Quando vanno conteggiati quindi questi stanziamenti? Quando vengono messi a bilancio (tesi sostenuta quando vengono poi spesi) oppure quando vengono effettivamente spesi (tesi sostenuta quando vengono messi a bilancio) ?

La risposta è dentro di voi, andate a cercarla, vi garantisco non sarà una ricerca né lunga né difficile.

Se si spende denaro pubblico sostenendo che è la scelta “meno peggio” magari ne discutiamo, ma se mi prendi platealmente per il naso io non discuto più…

Un po’ come quando arriva dai giornali esteri la notizia che l’intervento sulle banchevenete ha fatto rimettere in discussione il progetto di unione bancaria europea. Ci piace l’idea di condividere il debito e le garanzie sui depositi, ma non di condividere delle regole uguali agli altri. Chissà perché questa cosa non piace. Forse perché l’Unione Bancaria ha lo scopo di togliere la politica dalle banche o quantomeno di ridurre la discrezionalità politica sulla gestione delle crisi bancarie, per limitare l’azzardo morale (assunzione irresponsabile di rischio confidando nel salvataggio pubblico se le cose volgono al peggio) e il conseguente conto finale per il contribuente.

Riassumendo brevemente per i distratti l’intervento “salvifico” sulle banchevenete: l’Europa aveva dato l’OK alla ricapitalizzazione d’emergenza -ovvero all’utilizzo di 6,5 mld€ di denaro pubblico- per il rilancio delle due banche, a patto di sanare prima il loro buco patrimoniale, stimato in 1,25 mld€, da coprirsi con denaro non pubblico (cioé privato). Un’operazione da 7,75 mld€ totali.

Il Governo, dalla sua posizione di forza, non è riuscito a imporre a nessuno, né al sistema bancario nel suo collettivo, la copertura del buco patrimoniale delle due banchevenete, facendosi mettere in un angolo dagli eventi e finendo in tale condizione di debolezza da farsi dettare le condizioni (condizioni-capestro) dall’unico soggetto che ha avuto l’intuizione di poter fare un affare (Banca Intesa). Risultato? 17 mld€ in totale tra risorse stanziate a Intesa per coprire l’impatto di bilancio dell’acquisizione delle banchevenete, copertura spese legali e stanziamenti per future ulteriori svalutazioni.

Non male. 17 mld€ invece di 7 e non per ricapitalizzare e rilanciare, ma per chiudere e liquidare le due banche.

Tuttavia, alcune veline sostengono che, al contrario, questo tipo di intervento ha in realtà rafforzato il progetto di banking union. Mi è stato chiesto di disegnare lo scenario che ne immagina gli sviluppi confermando la tesi.

E allora eccoci qua, a disegnare fanta-scenari, che vi racconto come se fossimo nel 2027:

tutto iniziò con la secessione del Veneto via referendum. Al grido “xemo pari con gli sghei sotrati dai tèroni” il popolo Veneto sceglie di staccarsi dall’Italia e per essere certo di staccarsi anche dalla UE il più velocemente possibile chiede l’annessione al Regno Unito.

La Regina Elisabetta, grande appassionata di baccalà alla vicentina, approva con entusiasmo l’annessione. Anzi, dopo questo passaggio, piazza san Marco rientra velocemente tra i “gioielli della corona”, ancorché in senso lato. Il tutto avviene al costo di 1€, con opzione per il Regno di respingere i turisti non graditi, anche quelli “unlikely to pay”.

La crisi dei migranti, già sufficiente motivo di tensione, finisce così per precipitare. Ma con l’esternalizzazione delle banchevenete Weidmann e Schaeuble si sentono più tranquilli e disponibili a predisporre gli accordi per un fondo europeo di tutela dei depositi, il passo chiave per arrivare all’unione bancaria, finalmente.

Il destino, però, sa essere dispettoso. A causa di un virus intestinale, il ministro Padoan non può presenziare all’incontro e la scelta del sostituto per questo importantissimo appuntamento, un po’ a sorpresa, cade su Renato Brunetta. Non si può nemmeno dire che Brunetta avesse studiato poco la sua relazione, ma chissà cosa è scattato nella sua testa, forse il rancore sopito per quella storia del premio Nobel… fatto sta che al tavolo delle trattative, quando prende la parola, espone la presentazione…in dialetto veneto.

Succede il finimondo, ministri che si accapigliano, gli animi si scaldano, fogli che volano, ad un certo punto Schaeuble, calmo ed impassibile chiede:

“il punto qui è capire chi non paga”.

Sarà stata la concitazione, l’adrenalina, la confusione… non si sa bene nemmeno da dove sia partita la cosa, ma alla fine per risposta il ministro tedesco si sente dire un banale luogo comune di cui lui non era al corrente: quelli che non pagano sono i “portoghesi”.

Gli eventi precipitarono rapidamente, quando venne fuori che in effetti il Portogallo ha un sistema finanziario in equilibrio precario ed un debito pubblico parecchio fuori misura venne mobilitato l’esercito. Il ministro della Difesa portoghese si mise subito in contatto con Berlino, cercando di dare spiegazioni sul clamoroso equivoco. La telefonata aveva contenuti adeguati e toni pacati, ma la cadenza portoghese trasse in inganno i tedeschi, che scambiarono il portoghese per… genovese.

Appena riferirono le novità a Parigi il primo a indispettirsi fu il presidente plenipotenziario Macron:

“Parbleu, la France è sempre predisposta all’intervento e disponibile all’uso della spesa pubblica per affrontare i problemi dell’économie… mais… se ci alleiamo con i genovesi….la spesa ricadrà tutta su di noi…”

Divenne chiaro che serviva al più presto un intervento diplomatico per sedare gli animi. Si autopropose Geert Wilders, l’esponente di destra del parlamento olandese la cui carriera politica sembrava finita nel 2017. Ma proprio quando tutto sembrava che stesse scappando definitivamente di mano, ecco che -incredibilmente- arriva dal Mali un’idea clamorosa: Romano Prodi suggerisce di affidare questo inestricabile caos diplomatico ad Alberto Forchielli.

L’imprenditore di Imola, per prima cosa mette tutti intorno ad un tavolo

Intanto che bolliva il brodo, Forchielli spiegò sinteticamente i problemi che l’Europa stava affrontando:

“Oh, ragassi, mo avete capito o no che ‘ste robe qua son solo pugnette?”

Al secondo piatto di tortellini, finalmente, la banking union era cosa fatta.

Scusate, sono stato meno serio del solito, ma una risata ogni tanto aiuta a far passare il malumore, che se no si inacidisce il sangue
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L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi si occupa di Private Banking.

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