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Bando alla scaramanzia, parliamo di post-Trumpismo

post-Trumpismo

Lo so. E’ prematuro.

“Finché non vedo non credo”

Non si fa. I sondaggi non valgono, contano i numeri.

“Ricordi il 2016?…”

Avete ragione. Diciamo che voglio solo trovarmi preparato, nel caso. Con lo spirito del “Non succede, ma se succede…

Le proiezioni suddivise per singoli stati dicono che a oggi, a una settimana dal voto negli USA, se anche Biden non dovesse riuscire a conquistare Ohio, Georgia, Iowa (che sono sul filo con leggero vantaggio di Trump) e perdesse Florida, Arizona, North Carolina (in cui invece Biden è in vantaggio) al candidato Dem basta portare a casa la Pennsylvania per vincere le elezioni e cacciare Trump dalla Casa Bianca.

E allora, se stessimo entrando nell’era post-Trump, cosa è lecito aspettarsi che succeda nel partito Repubblicano e nell’offerta politica americana? (e di conseguenza in Europa?). Il trumpismo finirà o durerà oltre la presidenza Trump?

Nel 2016 l’elettorato occidentale ha chiaramente espresso un desiderio di “rottura” col passato. L’elezione di Trump, e il voto referendario per la Brexit ne sono gli emblemi più evidenti. Negli USA lo scivolamento del lavoro verso Cina e Messico ha creato, anno dopo anno, istanze sociali forti che il Partito Democratico -che nel frattempo ha prestato sempre più attenzione agli startupper della Silicon Valley che non alla base dei saliarati- non sapeva intercettare. Trump ha saputo conquistarli parlando di rientro del lavoro grazie alla “Trade War” strizzando l’occhio anche agli elettori tradizionali Repubblicani, benestanti (con un’agenda centrata su sconti fiscali) o bigotti (supportando i gruppi pro-life).

I Repubblicani potrebbero archiviare la fase trumpiana, in un certo senso risvegliarsi da un incubo, e tornare ad essere il partito del business, il partito conservatore che supporta l’establishment. Ma forse in questo discorso è opportuno considerare ciò che potrebbe fare Donald Trump fuori dalla Casa Bianca. E’ improbabile che decida di uscire di scena, il suo narcisismo lo chiamerà a diventare magari un super-ospite, un commentatore politico rumoroso pronto a provocare con dei non-convenzionali “io invece avrei fatto…” sparandole sempre più grosse. Penso che Fox, per esempio, farebbe carte false per averlo come anchorman di una trasmissione sulla politica, riuscite a immaginare l’audience che avrebbe?

Consapevoli che dopo qualche tempo gli elettori si dimenticano delle cose, le sparate di Trump -in prospettiva- possono garantire una base movimentista e non escluderei che il partito Repubblicano faccia una riflessione in proposito.

Se così fosse potrebbe accadere una cosa che pochi sospettano come possibile: una inversione dei ruoli.

Il partito Democratico, che ha già abbracciato le logiche di libero mercato, ha scelto il sostegno al business come via maestra per garantire il funzionamento dello stato sociale, predilige l’apertura dei confini e delle relazioni internazionali, si focalizza sull’aggregazione delle tante diverse minoranze, e cerca il dialogo coi partner commerciali… diventa a tutti gli effetti il partito del business, delle élite, mentre il partito Repubblicano diventa ancor più il “partito degli oppressi” (veri, come i lavoratori blue collar, o presunti, come i bianchi che si sentono defraudati del loro predominio naturale) o di coloro che restano aggrappati a “valori tradizionali” e che sono conservatori nel senso di restii al cambiamento, anche a quello già -nella sostanza- acquisito dai fatti.

E’ un vero rovesciamento rispetto all’America che abbiamo conosciuto negli anni ’80, quella in cui gli yuppie, ambiziosi laureati, erano tutti Repubblicani e il partito Democratico era ridotto al Peace&Love un po’ fricchettone in opposizione alle politiche liberiste di Reagan; ma non c’è da strabuzzare gli occhi, non sarebbe la prima volta: ai tempi di Lincoln -che era Repubblicano- il partito che difendeva i privilegi degli schiavisti, che aveva la maggioranza nei paesi Confederati, era il partito Democratico.

Guardando le cose con questa “lente” ci si accorge, trovando conferma al ragionamento, che oggi come oggi i Democratici hanno maggioranza schiacciante nelle province più ricche e nella fascia di popolazione culturalmente più elevata, nei centri delle grandi città ben più che nelle periferie. E’ quella la loro base elettorale, oggi. I Repubblicani, invece, sembrano molto più un partito “labour“, che si rivolge alla “rust belt” ovvero ai lavoratori del comparto industriale, quelli a cui si parla di posti di lavoro recriminando su globalizzazione e immigrazione. E’ una base elettorale larga e meno acculturata, sono le periferie, la provincia bacchettona, su cui già George W. Bush fece leva puntando sui valori cristiani.

Ricordiamo che la foto con la Bibbia in mano, per Trump, era così importante he pur di scattarla ha preferito il lancio di lacrimogeni sui manifestanti, per aprire il varco necessario a raggiungere la chiesa di St. John, scelta come set fotografico

Donald Trump Bible

E i Democratici che agenda avrebbero, nel post-Trumpismo?

L’arrivo dei Democratici alla Casa Bianca equivarrebbe ad annunciare al mondo “Siamo tornati”. Gli USA conosciuti per decenni come leader del mondo libero sono di nuovo sulla piazza, anche se in un modo diverso. Dopo un quadriennio di chiusura in loro stessi, annunciando di voler appianare lo sbilancio commerciale a colpi di export e di riduzione delle importazioni (tornando a produrre in casa), potrebbero voler tirare le somme. E le somme dicono che il trumpismo nel commercio non ha funzionato:

deficit commerciale USA

Alla faccia del celebre

“Trade wars are good and easy to win”

D’altra parte il listino borsistico del Messico, additato come uno dei paesi che doveva pagare il conto alla grandezza dell’America, registra performance migliori dell’acclamato indice S&P500, in tutti i timeframe, che lo si guardi a 3 mesi, a 6 mesi, a 1 anno, a 2 anni, a 3 anni o a 5 anni…

I Democratici alla Casa Bianca avrebbero con la Cina non più il vecchio progetto di inclusione, che prevedeva di coinvolgere la Cina nelle logiche di mercato mondiale portandola ad abbandonare il sistema autoritario per giungere a una democrazia liberale, ma un rapporto attento a presidiare alcuni aspetti (come l’espansione territoriale e marittima, o la proprietà intellettuale nel settore tecnologico o il trattamento dei dati), ma allo stesso tempo aperto a dialogare costruttivamente su cose come la Asian Investment Bank o il progetto di Nuova Via della Seta.

Asian Investment Bank finanzia infrastrutture e non si capisce perché gli USA dovrebbero stare ideologicamente su un campo avverso allo sviluppo (che porta con sé regole, trasparenza) e per quanto riguarda la Via della Seta -che comunque non c’è modo di fermare- va ricordato che paesi alleati come Grecia e Italia sono coinvolti nel progetto.

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Quello del “mondo libero” è un concetto legato al periodo della Guerra Fredda e al dualismo con l’Unione Sovietica. Il referente degli USA a guida Democratica sarebbe il “mondo aperto“: invece di rispondere a dinamiche interne, gli USA tornerebbero al multilateralismo, tornerebbero a dialogare con i loro alleati. Anziché tentare di dividere la UE cercando accordi bilaterali coi singoli stati europei, gli USA tornerebbero a riconoscere la UE come controparte che è vantaggioso avere al proprio fianco, inoltre gli USA tornerebbero nell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tutto questo secondo il principio logico che abbandonare un campo significa lasciarlo libero per i rivali (come accaduto in Siria con la Russia).

Inoltre è certamente molto più difficile collocare in modo netto tutti i paesi tra “liberi” e “autoritari”, come si poteva fare al tempo dei due blocchi. Ci sono sistemi democratici con diverse caratteristiche da sistema autoritario, nel mondo (e che non desiderano dover scegliere in modo netto ed esclusivo fra la democrazia americana e il regime cinese)

Sullo sfondo di tutto ciò, poi, c’è l’enorme tema del cambiamento climatico, un problema che continua a crescere (qui l’ultima brutta novità in merito) e che l’amministrazione in carica ha finora preferito respingere come inesistente.

Così come l’isolazionismo trumpiano ha fatto proseliti in tutto il mondo, con l’ascesa di sovranismi di varia foggia in moltissimi paesi, vale la pena alargare il ragionamento del possibile scenario globale post-trumpiano.

Ad esempio, se fosse davvero questo lo sviluppo politico negli USA, risulterebbe ancora più evidente quanto antistorica e controsenso sia la scelta del PD italiano di abbandonare il progetto di trasformazione in un partito liberal, moderno, scegliendo di arroccarsi in una logica di sinistra nostalgico/popolare abbracciando il M5S: diventa a tutti gli effetti una nemesi. Auto-inflitta.
Che ne pensate?

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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