A danno di chi?

Tempo stimato di lettura: 2 minuti

Sono un po’ stufo di dover sempre parlare di Grecia. Immagino ne sarete anche voi, prendo solo pochi istanti.  Il fenomeno-social Yanis Varoufakis fa meno notizia da quando è stato estromesso dal team delle trattative con le Istituzioni. Dalle trattative hanno poi estromesso anche l’altro ministro delle Finanze rilevante (Schaeuble), a testimonianza di quanto la questione greca non sia finanziaria ma squisitamente politica. All’avvicinarsi della data del 30 giugno le possibilità che l’accordo tra Atene ed il gruppo di Bruxelles non arrivi aumentano. Ieri abbiamo scoperto che ci sono motivi sentimentali dietro i “NO” del governo greco:

CHyke6nW8AAptL2

Ma, facezie a parte, diventa sempre più necessario pensare a cosa succederebbe se davvero lo scenario considerato improbabile (l’uscita della Grecia dall’euro) si realizzasse. E a chi fa danno questo lungo, inesauribile tira-e-molla.

Quando si parla di uscita dalla moneta unica uno degli argomenti più immediati è il rischio “corsa agli sportelli” (fenomeno noto come “bank run”), che porta velocemente all’avvitamento di una crisi bancaria, cui lo Stato che ha appena acquisito la sovranità dovrebbe provvedere, con tutte le disastrose conseguenze del caso. Chi ha pontificato per mesi sull’impatto zero di una uscita dall’euro sostenendo che non comporterebbe nessuna corsa agli sportelli deve ricredersi, di fronte ai dati: più ci si avvicina alla data critica e più, cautelativamente, cittadini ed imprese greche prelevano (imbottendo i materassi o portando all’estero):

CH2XxgEW8AAdVWq

 

Dopo tre anni in cui i depositi hanno quantomeno smesso di calare, ecco che nelle ultime settimane cittadini ed imprese greci hanno ripreso – con un certo qual vigore- a prelevare.

Lo scenario atteso rimane che alla 25° ora dell’ultimo giorno utile Grecia ed Istituzioni troveranno un accordo-pataracchio. In cui ciascuna delle parti ottiene qualcosa e rinuncia a qualcos’altro perché è interesse sia della Grecia che dell’Europa che Atene rimanga nell’euro.

Ciò non toglie che si possa (anzi, si debba) dedicare del tempo a tutti i “what if” del caso. E che, nel fare questo, non ci si possa esimere dal notare che i teorici di un’uscita dall’euro senza conseguenze forse dovrebbero spiegare meglio le cose a cittadini ed imprese greche, perché a quanto pare -dati alla mano- il loro comportamento si discosta da certe rassicuranti elucubrazioni.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari
Precedente La strambata di Washington: passa il sì al FTA per il #TPP Successivo L'età delle illusioni

20 commenti su “A danno di chi?

  1. Davide Magno il said:

    Sarebbe possibile capire perchè quello che Varoufakis ha chiamato “intra-Troika swap” è infattibile? Cerco solo di capire se le proposte Greche sono così fuori dal mondo…Capisco che il primo giudizio è quello per cui è una furbata per accedere a QE, ma tra partner le furbate si possono anche accettare chiudendo un occhio, se possono far bene al raggiungimento del fine…

    • è fattibile quello che si vuole tra parti consenzienti. Come ho già scritto in un altro commento:

      Del monte di debito greco (ricordiamo che il PIL della Grecia vale meno del PIL dell’area metropolitana di Milano) le Istituzioni sono anche pronte a far un bel pacchetto e renderlo tutto perpetuo. Irredimibile. Quello che non si è disposti a fare è mettersi nelle condizioni di chiudere gli occhi sul debito accumulato senza pretendere di aggiustare situazioni che, diversamente, vedrebbero la Grecia tornare col cappello in mano fra 2-3 anni con l’arma del ricatto “facciamo partire un effetto domino creando un precedente”

      • Davide Magno il said:

        Perfetto, ma allora l’accordo sembrerebbe essere a portata di mano: si accetta una qualsiasi offerta greca sul debito e si impone qualsiasi ricetta “istituzionale” sull’avanzo primario. è il classico “ottimo cooperativo”…

        • Sembrerebbe. Il punto rimane che nessuna delle due parti vuole fare la figura di quella che ha concesso. Il gruppo di Bruxelles non vuole fare “regalie” sul debito creando un precedente fastidioso senza una contropartita che disincentivi possibili emuli. La Grecia non vuole ingoiare una riforma pensionistica, anche se lo stesso Varoufakis ha dichiarato che “il sistema pensionistico greco è palesemente insostenibile così com’è” perché l’opinione pubblica interna è irremovibile sul punto.
          Evidentemente troppo poco è stato fatto per spiegare all’opinione pubblica interna cosa sia lecito pretendere di salvaguardare e cosa no.

  2. ocnarf il said:

    Abbiate pazienza ma, parlando della Grecia, mi sarei aspettato qualcosa di più. Per lealtà nei confronti di tutti, è palese che lo scopo dei miei commenti, avendo opinioni diverse dalle vostre, è quello di cercare di mettervi in difficoltà (voi siete liberisti, io invece un vecchio socialista cresciuto a pane e Keynes), cercando di indurre nella redazione e nei lettori una qualche riflessione sulle tematiche che propongo. Sono stato abbastanza leale?

    Ma ho anche stima per Boda, per la redazione (leggo Danilo DT, ad esempio, non so da quanti anni) e per i lettori del sito (tutti più civili di me, anche se ucciderò il prossimo che mi darà del troll), altrimenti non starei qui a perdere tempo.

    Non è che contesto le problematiche illustrate ma, se vogliamo curare la malattia e non la febbre (anche se di febbre si può morire), direi che si debba parlare soprattutto delle
    cause della crisi e delle possibili soluzioni.

    Ed allora, oltre ai temi che ho già introdotto in vari commenti – ad esempio quello dei differenziali di competitività e della “soluzione liberista” al problema, l’austerità, che aggrava, anziché risolvere, i problemi di qualsiasi paese (riduzione del Pil, mancanza di crescita conseguente alla riduzione dei consumi e degli investimenti, aggravamento del rapporto debito/pil) – vorrei introdurre un altro concetto, ovvero che cosa intendiamo dire quando parliamo di un paese economicamente sano.

    Per gli economisti indipendenti, per decidere se un paese è sano bisogna vedere, soprattutto, la situazione delle Partite Correnti.

    Se c’è un sostanziale pareggio diciamo che un paese è sano, se è in attivo diciamo che sta facendo del mercantilismo (salari che non seguono il miglioramento della competitività), se c’è deficit diciamo che è in crisi (Monti ha dichiarato che ha dovuto distruggere il reddito degli italiani per risolvere lo sbilancio delle PC, e non quello del deficit pubblico. Lo ha dichiarato la stessa BCE nel report che pubblica periodicamente).

    Visto che siamo in un’Unione Monetaria e non si può svalutare, queste considerazioni ci inducono un paio di riflessioni:

    – Qual è la CRESCITA SOSTENIBILE della Grecia (ovvero quella che non crea lo sbilancio delle PC), secondo Thirlwall? E questo, si badi, con l’euro svalutato di oltre il 20% sul dollaro e con il petrolio a 50 : 60 dollari/barile, entrambi non per l’eternità (voce Ex – Im sul Pil). Riguardo l’Italia, ad esempio, la crescita sostenibile è dello 0,75% (chi è che si meraviglia)? E per la Grecia? Non lo so, non posso calcolarlo io ma, visto che
    la sua economia esporta meno della Provincia di Modena, posso sostenere, senza
    sbagliare di molto, che la crescita sostenibile per questo paese sia semplicemente pari a zero, e che solo il deficit-spending dello Stato potrebbe creare un po’ di crescita anche se, notoriamente (ma non per la Spagna e la Francia), non si può fare (imposizione di un avanzo primario)?

    – Senza alcuna speranza di poter crescere (Legge di Thirlwall e ovvia impossibilità di deficit spending), con l’inflazione a zero (conseguenza della decrescita salariale), come può stabilizzarsi il rapporto deficit/Pil, se il denominatore si riduce? Conseguentemente, è
    lecito attendersi la stabilizzazione di questo rapporto, se non a fronte di un avanzo primario imponente (se il Pil si riduce, per stabilizzare il rapporto l’avanzo primario deve aumentare di conseguenza. E’ matematica)?

    Allora, e qui concludo, se il Pil non può crescere, se l’avanzo primario non può che aumentare (il punto percentuale di cui si sta discutendo non serve a niente, perché non stabilizza un accidente), se l’economia non è volta all’export (ma può contare solo sui consumi interni, sul turismo e sui servizi logistico/portuali), che senso ha sostenere che la Grecia deve restare nell’Eurozona, e che uscire è peggio? Ci rendiamo conto che
    siamo al gatto che si morde la coda?

    A che serve parlare della corsa agli sportelli (che novità!), ma anche delle svariate altre problematiche connesse al Grexit? CHE SI PUO’ FARE SE NON USCIRE DALL’EUROZONA? I greci soffriranno sei mesi (rimanderei ai miei commenti su un precedente articolo, Decidere Di Non Decidere, che mi sembrano maggiormente fondati rispetto alle tesi di questo articolo), ma poi potranno recuperare la loro competitività ed avranno finalmente un futuro. Adesso, ammettetelo, non ce l’hanno.

    In questo articolo del Daily Mail, http://www.dailymail.co.uk/debate/article-3123060/Babies-held-hostage-medical-fees-porters-paramedics-19-20-cut-searing-despatch-Athens-s-blood-soaked-hospitals-shows-Greece-literally-dying-leave-Euro.html?ito=social-twitter_mailonline, si sostiene, ad esempio, che i neonati, se i genitori non possono pagare le spese del parto, vengono sequestrati dall’ospedale.

    L’orrore, direbbe il Colonnello Kurtz di Apocalipse Now. Nessuno si ritenga obbligato a rispondere.

  3. ocnarf il said:

    Caro amico Sakura (mi permette?), il mio commento era volto a contestare quanti sostengono, apoditticamente, che sarebbe meglio, per la Grecia, restare nell’Eurozona. Ho introdotto a questo scopo un ulteriore elemento a supporto della mia tesi contraria, che mi pare non fosse mai stato prima discusso su Piano Inclinato.

    Ovvero che lo “sviluppo sostenibile” della Grecia nell’ambito dell’Eurozona, intendendo con questo termine il livello di crescita che non produce disavanzo a livello di Partite
    Correnti, è probabilmente pari a zero (senza fare conteggi, ma deducendolo questo dato da quello che riguarda l’Italia, paese esportatore, che è dello 0,75%).

    Con buona pace di certe dichiarazioni che girano sul mainstream (fate un accordo e poi la Grecia crescerà), a tal punto ottimistiche da rasentare la ……….…. (figurarsi se permetteranno al debito privato di un paese di raggiungere i livelli che hanno portato alla crisi del 2008).

    Lei niente mi dice sull’argomento, quindi presumo che sia d’accordo con me. Ne sono ben lieto.

    Poi lei mi porta sulla corruzione e sull’autorazzismo (Keynes non l’ha mai letto, vero?), fornendomi un assist tale, da far dubitare l’eventuale lettore se, per caso, non ci siamo
    messi prima d’accordo. E’ un argomento off topic, ma che posso farci? Resisto a tutto meno che alle provocazioni, ed allora due righe, ma solo due, le scrivo.

    In generale, fra corruzione e crescita del Pil c’è la stessa relazione esistente fra me e un marziano. Negli anni passati, nel nostro paese, la corruzione forse non c’era? Eppure siamo cresciuti molto, prima dell’introduzione dell’euro (parità lira/ecu del 1997), fino a diventare la quarta potenza industriale al mondo e la seconda in Europa.

    E allora, come la mettiamo con la corruzione-che-non-ci-fa-crescere? E che dire, poi, della Cina e dell’India? O, se vuole, del Brasile e di tutto il sud est asiatico. Non c’è
    corruzione in quei paesi? E la macchina dello stato? Non funziona peggio che qui da noi?

    Cosa possiamo concludere, allora? Che è la corruzione il vero motore della crescita? Per carità, figurarsi!

    Sa qual è la ragione di questo paradosso? E’ che lei mette in relazione due cose diverse. La crescita attiene all’economia, che è una scienza, mentre la corruzione attiene alla
    sfera dell’etica, della morale e della legalità, che sono un’altra cosa. Non possono essere messe assieme, pena il paradosso, anche estremo.

    Ma, per essere solo un po’ tecnici e non abbandonarci alle sole chiacchiere, Cooray e Schneider (qui il link: https://ideas.repec.org/p/jku/econwp/2013_22.html), utilizzando dati dal 1996 al 2012, hanno trovato una relazione positiva del rapporto debito/Pil, con una semielasticità, all’indicatore di corruzione percepita di “Kaufmann, Kraay e Mastruzzi”, che va dal 2% al 5% (qui il: https://ideas.repec.org/p/jku/econwp/2013_22.html). Quasi niente, giusto?

    In questo rapporto sulla corruzione internazionale dell’OCSE del 2013, (qui il link: http://www.oecd.org/daf/anti-bribery/AntiBriberyAnnRep2012.pdf), l’onestissima ed incorruttibile Germania ci sopravanza fino al limite del ridicolo.

    Nella tabella di Pag. 14 sono presenti 88 casi accertati di corruzione, per la Germania, noi siamo a quota 10 (8 + 2), di cui 5 oggetto di assoluzione. Siamo dei dilettanti, 5 contro 88! La Gran Bretagna, comunque, è a quota 6 mentre gli Stati Uniti, con un’economia molto più grande, sono oltre quota 100.

    Ora, se i tedeschi sono dei corruttori fuori dal loro paese (per la Siemens hanno addirittura compilato una pagina su internet), sbaglio di tanto a dire che lo sono anche al loro interno? Ricorda la “ricostruzione” post riunificazione? E perché mai i corrotti in ambito politico dovrebbero esserlo meno dei nostri?

    Roberto Giardina, un grosso esperto di questioni tedesche (mi pare scriva da Berlino), ha affermato (e nessuno l’ha querelato) che i tedeschi hanno un livello di corruzione pari a 120 miliardi annui. Tutti sanno che ogni opera pubblica è gravata da un importo, per corruzione, pari al 10%. Legga, al proposito, anche questo articolo dello stesso autore: “Punibile solo dal 2002 la corruzione realizzata all’estero dai tedeschi” (qui il link: http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1811735&codiciTestate=1).
    Legga anche Vladimiro Giacché, “Anschluss”. Molto istruttivo sugli onestissimi tedeschi, altro che noi italiani, brutti, sporchi e cattivi.

    Conclusione? Guardi che i popoli del nord non sono né più onesti né più bravi di noi italiani o, in generale, dei popoli mediterranei. Nel ’45 eravamo alla fame. Guardi cosa siamo stati in grado di fare, almeno fino a quando siamo stati relativamente indipendenti. Mi stia bene, amico Sakura (mi son lasciato prendere la mano. Sono ben più di due
    righe).

  4. marco il said:

    Ciao Andrea vedo che stai criticando Tsipras per la decisione di passare la palla al popolo.. ma in fondo mi pare abbastanza coerente; lui ha avuto un mandato per non trattare su alcuni ambiti, quindi per accettare condizioni diverse da quelle ricevute nel mandato elettorale chiede conferma dal popolo. Non è meglio di quella sorta di democrazia sospesa che invece viviamo in Italia da ormai quattro anni? In fondo se “il popolo” non diventa cosciente e accetta determinate soluzioni, qualunque politico non eletto che le imponga dall’alto (Monti, Letta) può venir visto come strumento dei poteri forti, delle banche e diventare un paravento per non assumersi responsabilità (leggasi Grillo e 5 stelle).
    Adesso in Grecia si dice: volete uscire dall’euro? Bene, votate no.
    Volete restare? Questo è il conto.
    Mi sembra un comportamento lineare.. le soluzioni imposte dall’alto mi pare che alla lunga generino i Salvini, personaggi che vivono di rendite di posizione e tirando cannonate da posizione ben coperta possono altro che guadagnare dai compromessi che si trova a fare chi è al governo.
    E allora che referendum sia, se vogliono la “dracmina” che si tolgano la sete col prosciutto..

    • Trovo impresentabile un referendum su un pacchetto di riforme, materia tecnica, da proporre alla casalinga di Salonicco nel giro di una settimana. Con tutte le implicazioni che questo porta a tutti gli altri paesi dell’Unione.
      E’ come se Castro o Kennedy avessero gestito la crisi dei missili con suffragio popolare. L’incarico di governo, include la responsabilità di decidere. Hanno avuto mandato pochi mesi fa di respingere l’austerity e di stare nell’eurozona. L’austerity significa avere disavanzo positivo e loro stavano concordando quanto non se….

      • marco il said:

        Trovo l’idea di togliere la possibilità di esprimersi alle casalinghe un po rischiosa.. se ci pensi allora non è meglio togliere direttamente il diritto di voto e far governare persone preparate?
        la crisi greca non è la crisi della baia dei porci, ci son dentro da anni avranno capito di che di parla, in fondo è demagogia vs responsabilità.
        io a un figlio di 15 anni che vuol provare uno sballo lo sconsiglio in tutti i modi però alla fine faccio scegliere lui anche irresponsabilmente, credo nella libertà degli individui e l’unico modo di avere persone responsabili, credo

        • Non ho espresso da nessuna parte l’idea che le casalinghe non debbano esprimersi, ma la democrazia rappresentativa serve a far sì che i cittadini scelgano dei rappresentanti. fare democrazia diretta sui tecnicismi vuol dire fare populismo strumentalizzando l’opinione pubblica.
          Nel caso di specie, per giunta, l’opinione pubblica greca parrebbe ampiamente pro-€ quindi la considerazione non è frutto di un giudizio sul risultato del voto, ma proprio sul concetto in sé del referendum su questi argomenti e con queste tempistiche da puro terrorismo finanziario sia verso i partner sia verso gli stessi cittadini di cui il governo dovrebbe tutelare gli interessi.

    • _beneathsurface il said:

      Buongiorno Marco, mi permetto di intromettermi: credo che già nel suo post sia contenuta una risposta: “le soluzioni imposte dall’alto generano movimenti radicali, populisti e massimalisti che vivono di rendira sparando cannonate DA POSIZIONI BEN COPERTE”.
      Ma è proprio quando vengono allo scoperto che la loro credibilità e le loro proposte si rivelano per quello che sono: parole e sabbia.
      Credo che i greci lo potessero ben capire e sapere da sei mesi, dato che dovunque e su ogni mezzo di informazione venivano dedicati ampi commenti sul vicolo cieco nel quale li avrebbe ficcati il programma di default selettivo di Syriza.
      Anche io ho pesanti dubbi, come Andrea Boda, sulla giustificabilità di far votare i cittadini normali e medi su questioni troppo tecniche, e in 7 giorni. Non è questo il principio della democrazia rappresentativa. Tanto che credo, al pari di Roundmidnight, che tutto faccia parte di un piano preciso del duo Tsipras-Varoufakis x costringere la UE a venire a patti oppure x scaricare su di loro la colpa del terrore che corre x le strade di Atena e oltre.
      Che restino o che escano, l’immagine unitaria della UE ne è uscita veramente male, e io penso che ora, in assenza di un nuovo imponente piano di convergenza, scatterà una nuova fase di dubbi sulla tenuta dell’euro. La vicenda dimostra che un paese se non lo vuole più può anche rifiutare il bazooka della BCE, le OMT, e con ciò cade anche il whatever it takes, almeno come immagine.

      • marco il said:

        Grazie della replica.. mi pare che la sua risposta tocchi vari aspetti. Sull’istituto referendario ed la sua natura tecnicistica penso che ne abbiamo avuto svariate esperienze anche in Italia, senz’altro in situazioni meno drammatiche ma che ugualmente mi hanno provocato qualche mal di pancia al momento del voto, posso figurarmi alla solita casalinga di cui sopra; eppure è un istituto che con i suoi limiti ritengo qualcosa possa dare.
        Sugli aspetti politici dell’evolversi della crisi rimando ad altro commento sul nuovo post di Andrea, in sostanza i danni attuali son certi ma ritengo che altri atteggiamenti potrebbero comportarne di maggiori.
        Sugli sviluppi finanziari, questa è materia per esperti, Andrea in primis. Due mesi fa di risposta ad un suo post che argomentava sulle dinamiche dei tassi sull’obbligazionario molto sinteticamente mi limitai ad un “sarà ora di portare a casa il cacio vinto” espressione poco tecnica che però immagino renda l’idea.
        Da allora i trentennali han perso dai venti ai trenta punti, non mi pare una decisione tanto sbagliata col senno di poi. La speculazione di queste ore la lascio a chi vive di finanza che si trova aihmé a farci i conti, di certo balliamo e balleremo ma ci ha avvertito anche Draghi, “entriamo in territorio incognito”, che volete possa saperne io di quel che sarà? Prepariamo le difese e affiniamo i sensi pronti a cogliere ogni segnale, non mi sento di suggerire altro oltre ad incrociare le dita e fare un in bocca al lupo a tutti.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.