Bond age: i giocattoli di Draghi

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Out of ammo?  Così ha scritto l’Economist in un editoriale che ha ispirato tutti i commentatori ed economisti. Riferendosi a Draghi avrebbero dovuto scrivere “Out of sex toys”, perchè lui e i suoi colleghi alla BCE sono sempre stati un po’ sadomaso.

Durante tutto il 2015 la BCE ha alternato passi avanti a retromarce clamorose sulla gestione delle aspettative, al punto da far dubitare della volontà di usare tutte le munizioni a disposizione.

L’inizio del programma di acquisto a marzo 2015 ha seguìto una fase di profondo aggiustamento del mercato obbligazionario, favorito anche dalla stessa banca centrale, in particolare la Bundesbank, che ha visto un inasprimento della volatilità, tipicamente il risultato dell’incertezza degli investitori. Per tutto il resto dell’anno abbiamo assistito a dei periodi di relativa calma interrotti da forti momenti di volatilità.

Un esempio è stato  il fallimento a cui abbiamo assistito fra novembre e dicembre: la sequenza di audizioni di Draghi , Londra, Bruxelles, Francoforte, e soprattutto quella di Praet hanno portato fuori strada le aspettative di mercato. I tassi di interesse e i tassi di cambio, in parte anche i mercati azionari, si sono immaginati degli interventi bazooka-style per il meeting ECB successivo. Il 3 dicembre, il giorno previsto per la decisione di politica monetaria, qualsiasi decisione plausibile avrebbe rappresentato una delusione, come poi è drammaticamente accaduto.

 

Come dice sempre la Dottoressa Peluche, “diamo un’occhiata”:

la BCE dopo settimane a montare le aspettative, fino a livelli irrangiungibili, ha reso inutili se non addirittura controproducenti le seppur importanti decisioni prese a dicembre: 1) taglio del tasso sui depositi 2) prolungamento del programma QE di 6 mesi (+€ 360bn netto di aumento differito) e 3) ampliamento del QE anche ai titoli emessi dagli enti locali.

La diagnosi, come direbbe Dottie dal grande libro della Bua, è quella della “braccite corta”: il consiglio direttivo della BCE ha rinunciato ad usare il canale delle aspettative, vanificando in parte gli effetti positivi dell’intervento quantitativo sulla base monetaria.

E adesso siamo di nuovo a quel punto? Da qualche settimana si stanno rincorrendo le aspettative su quello che potrà fare la BCE il prossimo 10 marzo. Ecco la lista degli interventi di cui ho sentito parlare e che potrebbe -ipoteticamente- mettere in atto:

  1. taglio del tasso di depositi oltre -0.5%
  2. sospensione del limite di tasso minimo (depo rate) per gli acquisti del QE
  3. Introduzione di un tasso di deposito modulare in modo da consentire ulteriori riduzioni in futuro senza incidere sui margini delle banche
  4. aumento degli acquisti mensili da euro 60 a 80 miliardi al mese
  5. prolungamento degli acquisti di un anno
  6. introduzione di un programma di acquisti di titoli bancari Senior
  7. introduzione di un programma di acquisti di ABS collateralizzati.

Ed ho sentito anche l’acquisto di titoli azionari e di petrolio (fisico!). La misura delle crescenti aspettative questa volta non si è visto sul cambio EURUSD o sul tasso BTP, influenzati in vario modo da fattori specifici e/o globali.

Un grafico secondo me mostra la misura: quello del tasso di interesse swap a 10 anni ma fra 40 anni (quello che si paga sui mutui, simile per certi versi a quello tedesco). Ecco il chart:

long eur rates2

E’ un tasso di lunghissimo periodo, e nelle ultime settimane è tornati su dei livelli particolarmente depressi, simili a marzo/aprile dello scorso anno. Esattamente prima del movimento che ha caratterizzato la rivalutazione degli effetti del programma di acquisti della banca centrale. In pratica il mercato obbligazionario “core”, quello dei paesi virtuosi europei è tornato a scommettere sulla BCE in maniera smodata e senza alcun paracadute.

In attesa di vedere quali saranno i nuovi “giocattoli” che Draghi tirerà fuori il 10 marzo, vado alla ricerca di un ombrello sperando che poi alla fine possa smettere di piovere.

E #BondAge a bombazza.

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Wealth/Asset manager. Ha sposato la causa dei bond ed è ossessionato dalle banche centrali.
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2 thoughts on “Bond age: i giocattoli di Draghi

  1. Magari smettesse di piovere. Secondo me però ci stiamo infilando in situazioni inesplorate di cui non si conoscono le dinamiche. Tra l’altro noto che il 2007/2008 non ci ha insegnato niente. Mi sembra si stia tenendo in vita un mercato asfittico. Speriamo che tutte queste bolle che i stanno creando non scoppio tutte contemporaneamente!

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