Bond age: alla ricerca del piacere (e del valore)

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La ricerca del piacere, a volte, passa dal dolore autoinflitto. I mercati finanziari, abbandonati dalla mamma Fed hanno deciso di lasciarsi andare al masochismo.

Devo ammettere che parlare di azioni per chi si occupa di obbligazioni è come cimentarsi in una traduzione dal geroglifico al greco senza avere la stele di rosetta. Tuttavia ciò che è accaduto alle azioni ha avuto ripercussioni sul mondo delle obbligazioni, per cui è necessario farsi un’idea delle cause prima di trarre delle conclusioni.

Questa mini crisi 2016 è sembrata una rivisitazione di quella di agosto con 3 differenze significative:

  1. Yuan è entrato nel SDR a novembre
  2. Petrolio è sceso ago-gen del 50%
  3. La Fed ha alzato i tassi a dicembre

Gli effetti dei primi due fattori sono stati sopravvalutati: 1) la Cina è entrata in una fase di transizione di internalizzazione della valuta (apertura dei mercati dei capitali) in modo da trovarsi pronta con i requisiti per l’ingresso effettivo nel paniere SDR in Settembre 2016; 2) il petrolio ha finalmente raggiunto il livello $28/25 che favorisce un assorbimento dell’eccesso di offerta (ceteris paribus) e il mercato dei bond HY USA già incorpora un tasso di default del 60% delle imprese energetiche. Vorrei invece parlare del terzo punto: la Fed.

Nelle ultime settimane il dibattito si è spostato dal “numero di rialzi” al “errore o meno di policy”. Non entro nel merito della Fed (non oggi), ma l’atteggiamento della banca centrale USA è fondamentale per avere una chiave di lettura delle paure dei mercati. Negli ultimi anni la Fed è sempre intervenuta per salvare i mercati nei momenti di smarrimento, a torto o ragione. Lo ha fatto perchè la volatilità dei mercati può incidere sulla fiducia limitando l’efficacia stessa della politica monetaria non convenzionale (lo ha ricordato ieri anche Draghi).

Questa Yellen Put, l’opzione che salva l’investitore in azioni in caso di ribassi, è ormai scaduta: la Fed ha appena intrapreso una fase di normalizzazione dei tassi di interesse e difficilmente cambierà idea. Il rialzo dei tassi di dicembre è stato accompagnato da operazioni di drenaggio della liquidità che hanno ridotto la base monetaria di circa 400 miliardi di USD.

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I mercati non hanno avuto paura di quel numero (400 miliardi di dollari) ma di non avere più il paracadute; non c’è più la voglia e forse anche la competenza per la ricerca del valore. Ed è il “valore” quello che conta; e su questo la banca centrale può incidere molto poco.

Alcuni sono preparati, pronti ad intervenire: “noi siamo dei compratori di earnings” così dice chi investe in azioni USA da oltre 25 anni; “stiamo solo aspettando che il mercato impari nuovamente a distinguere il valore (ed il piacere) dall’effimero”. La Fed con il rialzo dei tassi ed il drenaggio della liquidità ci sta dicendo di ritornare a cercare il valore degli investimenti, di ritornare a guardare l’economia.

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Quando il mercato azionario volgerà di nuovo l’attenzione sui fondamentali, invece di aspettare il salvifico taglio della Fed, se non addirittura QE4, allora anche sui bond si torneranno a vedere dei comportamenti può coerenti con le indicazioni provenienti dall’economia. Fino a quel momento dovremo convivere con la sofferenza, il dolore che piace tanto ai mercati in perfetto stile sottomissione alle banche centrali.

Per cui buon Bondage a tutti, finchè dura…

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Wealth/Asset manager. Ha sposato la causa dei bond ed è ossessionato dalle banche centrali.
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