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Il buio oltre il lockdown. Come usare Hopper per decifrare l’approccio Moratti

Nottambuli Hopper

Non è un caso se tutte le finestre della città sono spente, se tutte le porte sono chiuse, in “Nighthawks” (i nottambuli) di Hopper.

Il quadro è stato completato il 21 gennaio 1942, e dunque realizzato nelle settimane successive all’attacco di Pearl Harbour, quando tutta New York era in paranoia temendo un secondo attacco e viveva giornalmente le esercitazioni di blackout: venivano oscurate le finestre per imparare a vivere nell’oscurità, una condizione utile a scongiurare un attacco aereo.
Tutte le finestre erano quindi oscurate, ma non quella dello studio di Hopper. Dal diario della moglie Josephine (sua modella per la donna nel quadro):

“Ed rifiuta di importarsene della possibilità di essere bombardati.”

Questa è l’atmosfera mentre Edward di dedicava a Nighthawks. Il futuro era quantomai incerto e, mentre rinnegava il caos che gli stava intorno, Hopper sembra dirci:

“Cosa si deve fare davanti a grande inquietudine e dubbio, se non lavorare e continuare a vivere?”

E’ curioso che il locale di Nighthawks non abbia porte. Solo finestre, enormi vetrate che permettono ai nostri sguardi di entrare, ma che ci impedirebbero di farlo se fossimo fisicamente su quella strada.

Nel lockdown che stiamo vivendo, la scena di un bar aperto con servizio al banco ci lascia quasi straniti, ma Hopper voleva esattamente questo: che noi guardassimo e basta. Il vero protagonista dell’opera è il bar: un’isola di luce nell’oscurità esterna.

I personaggi ritratti sono sia dietro che davanti a finestre, come peraltro accade in diverse altre opere di Hopper

Hopper 11 am
11 a.m.
Hopper summer in the city
Summer in the city
Hopper Cape Cod Morning
Cape Cod Morning
Hopper Morning Sun
Morning Sun

Siccome la nostra vista può attraversarle, le finestre sono il luogo in cui la divisione tra “dentro” e “fuori” si complica. Ecco perché talvolta le finestre di Hopper è come se non fossero nemmeno presenti, scompaiono.

Hopper 3
Office in a small city

Invitano al voyeurismo; invitano a penetrare con lo sguardo spazi e persone, interpretando le situazioni.
E ricordano dannatamente delle istantanee prese dalla vita in lockdown.

Una fase della nostra vita che non dimenticheremo.

Il mondo costruito da noi e per noi, ci è parso strano e inquietante senza di noi. Città normalmente affollate sono rimaste a lungo vuote, e quando gli eventi sono eccezionali, soprattutto quando sono dolorosi, la cosa migliore che possiamo fare è prendere spunto per riflettere, imparare, crescere.

Guardando al passato come sequenza di eventi concatenati siamo portati a pensare al futuro con uno schema speculare, facendoci così affabulare dai “programmi di governo”, ma la risorsa più preziosa -abbiamo riscoperto- essere la capacità di affrontare l’imprevisto.

L’Arte sa proporci prospettive inedite, stimolandoci a uscire dalle nostre convenzioni e dai nostri pregiudizi. Questa volta è stata la Realtà del covid con le sue malinconiche piazze a trasformare le città in immensi musei a cielo aperto.

Abbiamo potuto vedere ciò che abbiamo costruito con gli occhi di un archeologo del futuro (o alieno, se preferite): che tipo di specie erige monumenti come i palazzi che affollano le nostre città? Cosa ha spinto quella specie a progettare il loro mondo in questo modo? Quali forze e desideri li hanno riuniti in comunità così dense?

Torneremo, speriamo al più presto, nei nostri spazi e alla nostra routine e il grande museo svanirà di nuovo sullo sfondo delle nostre vite, ma ancora una volta dovremo saper affrontare un cambiamento.

E per farlo servirà avere la mente aperta verso l’imprevisto, smettendola di aggrapparci agli uomini forti e ai loro “programmi”, che vorrebbero farci confidare in una illusoria prevedibilità degli eventi. A meno di voler buttar via la dolorosa lezione che questo strano anno ci ha dato (anzi ricordato).

Letizia Moratti, neo-assessore al welfare in Lombardia, ha chiesto di tenere in considerazione 4 parametri per la ripartizione dei vaccini anti-Coronavirus: contributo che le Regioni danno al PIL, mobilità, densità abitativa e zone più colpite dal virus.

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Taluni, con un eccesso di zelo, l’hanno riassunto con “vaccini in proporzione al PIL”. Ciò che è importante è che questa richiesta arriva in scia a quanto dichiarato dal Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

«Attualmente sono state somministrate oltre 39 mln di dosi di vaccino in 49 paesi ad alto reddito. Solo 25 dosi in un paese a basso reddito. Non 25 milioni; non 25 mila; 25»

Il problema è che l’intento di Tedros Adhanom Ghebreyesus era denunciare quella che ha definito una “tragedia morale”, denunciando che alcuni Paesi fanno leva su accordi bilaterali, anziché su COVAX (il protocollo OMS per l’accesso ai vaccini COVID-19), generando un aumento dei prezzi del vaccino.

Già la maggior parte dei produttori ha dato priorità all’approvazione normativa nei paesi ricchi (profitti più alti), piuttosto che presentare dossier completi all’Oms, favorendo accaparramento, mercato caotico, risposta non coordinata e sconvolgimenti socioeconomici. Il DG dell’OMS definisce tutto questo: “l’approccio del prima io”.

Dandoci in maniera plastica l’evidenza del danno culturale che è stato provocato dai vari “America First“, “Prima gli Italiani“, “Brasileiros primeiro” e dalla loro santificazione dell’egoismo.
L’egoismo globale non danneggia solo i vulnerabili, ma è controproducente su base collettiva, perché

«prolunga la pandemia, le restrizioni necessarie per contenerla e le sofferenze umane ed economiche. L’equità dei vaccini non è questione morale, ma strategica ed economica».

Il messaggio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si conclude con

«Vaccinare entro i primi 100 giorni di quest’anno gli operatori sanitari e gli anziani in tutti i paesi, è nel migliore interesse di ogni nazione sulla Terra»

Non serve essere “buonisti” per capirlo.

La Felicità deriva dall’equilibrio interiore necessario a convivere con la Realtà, il cui equilibrio è perennemente instabile.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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