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Can che abbaia… poco cotto

Lo scorso sabato sono stato ospite di Oscar Giannino e dei suoi sodali alla trasmissione di Radio24 “I conti della belva“.

L’argomento del giorno era la partenza d’anno in netto calo delle borse, le cause che hanno portato ad un nuovo avvitamento del listino cinese e le possibili aree di “contagio”. Secondo alcuni la discesa della borsa cinese è un fenomeno momentaneo che non ha ripercussioni e spaventa senza essere una minaccia concreta, ma in ossequio al detto locale “can che abbaia… poco cotto” (si scherza, eh) il processo potrebbe non essere completo.

Per chi se lo fosse perso eccolo qui:

La questione cruciale rimane quella del contenimento del consumo di riserve valutarie: la Cina a 3300 miliardi di dollari di riserve attualmente, sembra una cifra enorme, ma la velocità con cui si stanno consumando è molto sostenuta (oltre 500 mld$ nel 2015) e le esigenze minime del colosso asiatico per sostenere import, servizio del debito in valuta, et alia si aggirano sui 2000 mld$.

La Cina sta fronteggiando gli effetti della sua stessa politica di forti stimoli all’economia lanciati nel 2008 nel pieno dei guai mondiali da crisi subprime: elargizioni monetarie e fiscali che hanno generato

  • imprese a controllo pubblico inefficienti
  • debito privato al 180% del PIL
  • aumento dei crediti deteriorati (NPL)

ma soprattutto una forte dipendenza economica dagli investimenti di capitale.

E’ questo che impedisce alla Cina di godere, da bravo paese manifatturiero basato sull’export, degli effetti benefici di una svalutazione. Sembra incredibile che la Cina stia cercando di limitare, consumando le proprie riserve, la svalutazione dello yuan, ma il motivo per cui lo fa è che uno yuan che si svaluta genera fughe di capitali e da quei capitali dipende il futuro economico del paese.

Specie nella strategia attuale di progressiva trasformazione verso un’economia di consumo.

Pechino deve dosare con accuratezza le dosi di polvere nera da sparare sui mercati per stabilizzarli, dopo aver concesso a piene mani polvere bianca per presentare tassi di crescita roboanti… ne va anche del destino di parecchie economie emergenti, da quelle esportatrici a forte connessione con le materie prime – i cui prezzi risentono della frenata cinese – a quelle fortemente indebitate in valuta forte (principalmente dollaro) che hanno solo una parziale copertura dall’esposizione al cambio nella loro attività economica (circa 1/3).

E l’anno 2016 è appena cominciato…

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

Una risposta a “Can che abbaia… poco cotto”

  1. Ottimo post.

    La Cina è la più grande stupidaggine dell’Occidente.
    Il solito peccato di avidità.
    Ovviamente chi lo diceva aveva torto allora perchè faceva il contrarian e ha torto adesso perchè …com’è il detto?…ah sì…”a lungo termine siamo tutti morti”…

    C’è da stupirsi di come non si comprenda che roba come il TTIP siano altrettanto stupide.
    Errare è umano, perseverare….

    sinbad

    Ps. Il sito è notevolmente migliorato perchè non spiazza l’utenza. Ne beneficerà…in bocca al lupo!

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