Canto di natale in veneto

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Canto di natale

Per fortuna che almeno c’è un Alieno a farci sorridere, altrimenti non ci resterebbe altro che piangere dalla vicenda delle due banche venete.
La parte che più mi piace è la secessione al grido 《ora semo pari con gli sghei sotrati dai teroni》, un grido epico degno dei Serenissimi di vecchia memoria.

Anche a me la vicenda delle due banche liquidate ha favorito riflessioni fra il reale e il possibile, una cosa a metà strada fra una cattiva digestione e un sonno agitato.

IL SOGNO DEL NATALE PRESENTE
canto di natale 1

Perchè Intesa SanPaolo non ha fatto come le altre, acquistando e rivolgendosi al mercato per i capitali?
Cinicamente parlando, i consiglieri di Cà de Sass sono stati più furbi e più preparati in punto di diritto: credo che abbiano visto l’opportunità di crescere in un’area ad alto valore aggiunto, ma che le proprie Fondazioni azioniste non potessero affrontare una ricapitalizzazione privata da 3,5 miliardi, nè tuttavia volessero vedersi diluite.
Non è un mistero che la governance della più grande banca italiana sia ancora nelle mani delle sue Fondazioni.

È scandalosa la sfacciataggine dei vertici di Intesa che sembra quasi provino gusto a farci sapere di aver completato questa operazione di “salvataggio” garantendo (con i soldi di tutti) la distribuzione dell’obolo ai propri azionisti, Fondazioni in testa.
Il secondo punto che trovo preoccupante è il ripudio della certezza del diritto da parte delle Istituzioni europee che dovrebbero invece garantire autonomia e indipendenza : dove sono finiti gli articoli della Comunicazione UE del 2013 che prevedono una gara aperta trasparente e non condizionale come presupposto per gli aiuti al cessionario di una liquidazione?

Quanto accaduto garantisce la resilienza di una serie di ‘posizioni di rendita’ che proprio nulla hanno a che fare con la concorrenza:

  1. il perpetuarsi di azionariati finanziariamente troppo deboli per supportare adeguatamente una banca in sviluppo, eppure ancora influenti sui suoi vertici e le loro decisioni;
  2. la simbiosi fra Istituzioni pubbliche e Fondazioni che ad entrambe ha garantito negli ultimi 20 anni la trasmissione dell’influenza sull’allocazione del risparmio degli italiani e un potere sulla scrittura delle leggi, in un reciproco rapporto autoreferenziale e biunivoco;
  3. la garanzia del dividendo ad ogni costo.

Questo è a mio parere il panorama che dobbiamo temere. Nulla di nuovo direte, ma accidentaccio sembravano cose che fossimo sulla strada di abbandonare alle nostre spalle grazie alla indipendenza delle massime autorità di vigilanza europee.
E se avete dei dubbi sulle trame Palazzo-Banca, potete pure osservare come Intesa stia già sistemando le sue pedine come se le venete fossero già ‘roba sua’ e neppure fosse previsto un ok di quella buffa cosa chiamata Parlamento.
L’ azzardo morale e le interferenze politiche tornano vittoriose. Ottimo risultato, complimenti a noi.

IL SOGNO DEL NATALE PROSSIMO
canto di natale 2

Un’altra preoccupazione è l’effetto emulazione.
La risoluzione (leggasi: bail in di azioni, subordinati, senior e a cascata ogni altro strumento assoggettabile) si è dimostrata aggirabile contando sulle ridotte dimensioni delle banche coinvolte. Neppure il crollo di due banche, seppur molto influenti sull’economia della medesima regione ad alto prodotto lordo, è stata considerata ragione sufficiente per considerare ‘sistemici’ gli effetti del loro default.
L’Italia è piena di banche di ridotte dimensioni, di carattere locale o regionale, caratterizzate da fenomeni più o meno marcati di misselling a piccoli risparmiatori ignari di strumenti finanziari assoggettabili a bailin.
far da corollario c’è sempre la solita inesauribile e incrollabile allergia alla disciplina di mercato.
Temo che questi presupposti faranno d’ora innanzi preferire la via della liquidazione con aiuti pubblici piuttosto della risoluzione qualora non esistano possibilità di restituire redditività di lungo termine all’ente in crisi: la liquidazione garantirà che il nefasto bail in non scatti e invece passi un più soft burden sharing (azzeramento o conversione di azioni e subordinati) che favorisce sonni più quieti a Governo e Vigilanti nazionali;. L’intervista rilasciata sabato da Visco ad Augias me lo ha implicitamente confermato.
Inoltre la normativa europea sugli aiuti di Stato è piuttosto tenera con quelli concessi per supportare crisi di carattere regionale, senza contare che la vicenda Intesa crea un precedente immenso e non aggirabile.
Certo si dovrà passare attravero il necessario azzeramento della banca in crisi piuttosto che cercare di garantirne la continuazione in autonomia tramite gli strumenti della risoluzione.
Gli effetti, tragicissimi, saranno i seguenti: tutela “selvaggia” del risparmio tradito a spese dei contribuenti, piuttosto che perseguire le banche e i soggetti responsabili (e chi non ha vigilato); aiuti a pioggia ai soggetti acquirenti sul modello Intesa, in aperto spregio della Tutela della Concorrenza; aumento del moral hazard perchè quel circolo vizioso di 《privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite》 non viene reciso per nulla; simbiosi assolutamente intatta fra politica e salotti buoni della finanza.


La concentrazione del settore avverrà comunque, come prevedeva Patuelli, ma a questo punto è da chiedersi:

chi la paga?

Si noti che è -al negativo- la stessa domanda che lo Schauble di Alieno rivolge alla platea. Non è mai un caso.
Un caso particolare credo riguarderà tutte le centinaia di piccoli crediti cooperativi. Come sapete si sono quasi equamente divisi fra le due holding Iccrea e Ccb, pur mantenendo dalle Capogruppo autonomia giuridica e decisionale in proporzione diretta al rischio da ciascuna assunto.

.


Ora sono ancora in fase di produzione i ‘Patti di Coesione’ che ne regoleranno i rapporti interni, ma qualora alcune delle Bcc dovessero entrare in crisi e non riuscissero a presentare piani di ristrutturazione adeguati (e di scriocchiolanti ve ne sono molte, lo sappiamo) cosa è lecito attendersi?
Il Fondo Temporaneo creato ad hoc sarebbe la prima e corretta risposta, ma lo sappiamo necessiterebbe di una governance e un controllo migliori e di risorse che ad oggi scarseggiano. Possiamo quindi scartare il dubbio che vengano avanzate richieste di aiuti di Stato per favorirne la liquidazione?

IL SOGNO DEL NATALE CHE SAREBBE SE…

canto di natale 3

Ma dopo questi brutti sogni ne ho fatto anche un altro, che in un sussulto di indignazione il nostro Parlamento, ovvero la Corte di Giustizia Europea o entrambi, bocciassero il decreto o lo riformulassero.

Sì bravo, ma a che prezzo per il destino delle due venete e dei risparmiatori?

Al prezzo che se Intesa volesse concludere lo stesso l’operazione dovrà anche farsi in parte carico degli oneri. D’altronde lo prevede lo stesso preambolo della Comunicazione citata.
Nessun problema per il rimborso delle spese anticipate per la procedura di liquidazione, nè per gli ‘aiuti alla ristrutturazione’, leggasi prepensionamenti, che a mio parere sono aiuti legittimi.
Posso invece dare qualche suggerimento, non richiesto temo, sugli aiuti pari a 3,5 miliardi (art.4 comma 1 lettera b d.l.99) per la neutralizzazione delle RWA legate alla acquisizione dei crediti buoni delle due banche venete: questi glieli si può concedere a patto di sospendere per almeno un anno la distribuzione di dividendi (dichiarati 3,4 miliardi) e restituire l’anticipo l’anno dopo. Altro che prendersi i soldi e girare l’impegno del rimborso alla liquidazione (art.4 comma 3).

Per fare un lavoro ben fatto, anche la Commissione Europea potrebbe emendare la Comunicazione 2013 modificando  il testo così:

《sia condizione necessaria all’autorizzazione degli aiuti di stato il divieto per il beneficiario di distribuire dividendi in misura proporzionale agli aiuti ricevuti e per il periodo che questi esplicano i propri effetti》.

Piuttosto che quanto scritto in decreto, avrei preferito addirittura un prestito partecipativo con fondi pubblici a favore degli azionisti di Intesa che volessero aderire all’aumento di capitale – via mercato – necessario per acquisire le due venete.

E se Intesa rifiutasse?

Plausibile. Ma tranquilli, a condizioni poco più gradevoli al palato e stesse pietanze servite, qualche banca straniera in Veneto ci metterebbe casa volentieri. Vi ricordate quei begli anni in cui si cercava di salvare una certa discutibile italianità con formule al limite della negromanzia (per esempio Pop.Verona che comprasse BNL)?

Ecco, io temo non siano mai passati.

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Banchiere Cannibale

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