C’è sirena e sirena… l’allarme del FMI è diventato leggenda

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Ma tu guarda come cambiano i tempi. Fino a qualche mese fa, si leggevano messaggi più o meno espliciti da parte di quelle organizzazioni che dovrebbero essere super partes quali ad esempio Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, le quali suonavano la sirena dell’allarme per il rischio di una prossima “bolla speculativaa causa dell’ingente massa di liquidità presente sui mercati.
L’easing quantitativo e una politica monetaria ultra espansiva, in concomitanza di una certa dissolutezza fiscale, non avrebbero fatto altro che creare bolle su bolle, mettendo le basi per problematiche che si sarebbero concretizzate successivamente. I fatti hanno spesso dato ragione all’FMI, che tuttavia ora ha cambiato registro. Questi moniti erano legati al quadro cinese, frutto di molteplici discussioni negli ultimi giorni…

Il Fondo Monetario Internazionale inizia l’osservazione sulle finanze cinesi lanciando un monito sul sistema bancario del Paese asiatico, soggetto a crescenti vulnerabilità legate a possibili default nei progetti infrastrutturali e all’espansione dello “shadow banking”, ovvero la fornitura di servizi finanziari da parte di enti che non sono propriamente delle banche. Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, il FMI chiederebbe alla Cina una minore stretta sulle banche e sui tassi, che al momento favorisce la presenza di liquidità ma potrebbe anche causare bolle speculative, soprattutto nel settore del real estate, nel caso i prezzi degli immobili dovessero crollare. (Source)

…ma ragionamenti altrettanto validi per il resto del mondo…

Torna l’allarme del Fmi sui prezzi delle case: stanno crescendo troppo in fretta. Una dinamica che rischia di innescare una bolla finanziaria dalle dimensioni imprevedibili, anche perché il fenomeno questa volta è davvero globale, interessando anche i Paesi delle economie emergenti. Un quadro ben presente alla Banca Mondiale che intanto ha tagliato le stime sulla crescita globale. (Source)

Questi sono solo due esempi, aventi per oggetto tra l’altro il settore immobiliare, ma potrei riportarvi in questa sede molte altre dichiarazioni relative alla cosiddetta “bolla totale sugli assets” che quindi colpisce TUTTO il mercato.

I messaggi avevano tutti un comun denominatore: “occhio Banche Centrali, occhio Governi, la situazione potrebbe sfuggirvi di mano: state generando un mostro di dimensioni impressionanti che sta alterando i prezzi di tutto il mercato”. Se la politica monetaria resta troppo accomodante, la leva finanziaria continuerà ad aumentare e il credito bancario si espanderà ulteriormente a ritmo sostenuto, generando più problemi in futuro. Un approccio di natura più macroprudenziale imporrebbe di effettuare una stretta monetaria il più presto possibile, per evitare l’insorgere di problemi più gravi.

Settembre 2015.

Ormai è nota la possibilità che la FED, nel Meeting di metà mese possa decidere di aumentare i tassi di interesse anche se solo con una manovra marginale.
A rigor di logica questa è una presa di posizione che, finalmente, dovrebbe accontentare proprio quelle organizzazioni che più di chiunque altro ha snocciolato report ed analisi sul rischio “bolla speculativa”. Ed invece, ecco cosa succede.

Gli inviti, gli allarmi, le suppliche si moltiplicano. Una processione diretta alla Federal Reserve, portatrice d’una richiesta che accomuna istituzioni internazionali, commentatori e influenti investitori: non è il caso che la Federal Reserve alzi i tassi di interesse, seppur solo di poco, d’un quarto di punto, la prossima settimana al suo vertice del 16 e 17 settembre. Il mondo, avvertono, non è pronto, con l’economia globale nuovamente sotto pressione e i mercati preda di volatilità, ad avviarsi verso la normalità di politica monetaria. È più prudente aspettare, almeno fino a fine anno.
L’ultimo appello, con toni foschi, è giunto dalla Banca Mondiale. Il suo capo-economista, Kaushik Basu, ha fatto sapere in un’intervista al Financial Times che una stretta ora rischierebbe di generare «panico e turbolenze» sui mercati emergenti, che cadrebbero vittima di fughe di capitali. E ha dato man forte all’organizzazione sorella, il Fondo Monetario Internazionale guidato da Christine Lagarde, già da tempo uscita allo scoperto contro ogni rialzo dei tassi. (Source)

Incoerenza assoluta? Incoscienza da parte di FMI e Banca Mondiale? No, forse è meglio parlare di un cambiamento del quadro di mercato.

Dicevo prima: c’è il rischio che la situazione SCAPPI di mano alle banche centrali e che si crei un “mostro” ingestibile.
Il cambiamento di parere di WB e FMI è la chiara testimonianza che il mostro è stato creato e si ha paura dell’eventuale materializzarsi di rischi convergenti che farebbero precipitare la situazione, innanzitutto nei paesi emergenti e successivamente nelle economie cosiddette “core”.

Guardiamo la Cina. Rischierebbe un atterraggio brusco; i prezzi delle materie prime potrebbero scendere ancora, causando più problemi ad alcune economie emergenti che vantaggi ai mercati sviluppati; l’aumento dei tassi USA comporterebbe un rafforzamento del Dollaro, aumentando sia le difficoltà della gestione del debito estero in valuta e sia la possibilità di accesso ai finanziamenti esterni per alcuni paesi in via di sviluppo. In molti mercati emergenti, i livelli di indebitamento societario sono alti e il credito bancario è aumentato rapidamente, generando rischi di turbolenze finanziarie.

Avrete notato che, come più volte scritto sul mio blog, i rischi sembrano localizzati nei paesi emergenti. Ma il ruolo di traghettatori non è designato alle banche centrali di quei paesi, che probabilmente si ingegneranno il più possibile per rattoppare situazioni sempre più complesse, ma alle banche centrali innanzitutto di USA e Gran Bretagna, le prossime candidate a possibili inasprimenti monetari.

La domanda che ci dobbiamo porre è la seguente; la FED e la BOE dovranno sentirsi “influenzate” da queste raccomandazioni “super partes”?

In realtà NO. Loro devono fare (ovviamente) ciò che ritengono meglio per le LORO economie di riferimento. Ma è altrettanto vero che se i timori di FMI e WB si rivelassero fondati, indirettamente gli effetti si andrebbero a ripercuotere sulle stesse economie di USA e UK.
Allo stesso tempo, però, occorre aggiungere che FED e BOE porterebbero delle correzioni restrittive in un panorama globale che resta fortemente di politica monetaria espansiva. La BOJ continua imperterrita col suo Abenomics, la BCE probabilmente aumenterà addirittura gli importi del suo QE, gli istituti centrali di Russia, Cina e India stanno proseguendo con i tagli dei tassi di interesse ed iniezioni generose di liquidità.

Resta la componente psicologica, che vuole la FED come “cartina tornasole” ed elemento condizionante e la perenne richiesta di “riforme strutturali concrete”, demandando alle singole realtà politiche l’onere di muoversi in questa direzione. Ma a questo punto, anche le riforme non sono la tematica più urgente. Si vuole fermare la volatilità ed il rischio di un collasso finanziario globale.

E il messaggio che ci consegna il cambiamento di “mood” di WB e FMI rappresenta un forte monito: bolla speculativa ormai formata, bisogna trovare soluzioni per “normalizzare” i mercati nel modo meno invasivo possibile (e meno traumatico). Quindi, comunque vada, un po’ di prudenza è fortemente raccomandata.

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Danilo DT

Danilo Rambaudi, alias Dream Theater, è un operatore finanziario dal 1995. Asset Allocation Manager, collabora con istituzioni finanziarie e siti finanziari italiani e non, nell'ambito dell'analisi e della ricerca. Analista tecnico, ma anche padre e marito (e a volte se ne dimentica).
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