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Che mondo troveremo dopo l’emergenza covid-19?

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Verrà l’arcobaleno. E sarà bellissimo. Ci sentiremo di nuovo liberi, di andare a fare una gita, di abbracciare un amico e di soffiarci il naso senza troppe ansie. Ma come ci arriveremo? Che mondo troveremo quando sarà passata l’emergenza Covid-19?

Per gestire il momento corrente, sembra che ci sia una sola strada: l’economia va messa in pausa, ci si deve fermare (quasi) tutti.

Ma nessuna attività può sopravvivere a diverse settimane a fatturato zero.

Le banche centrali hanno provato a facilitare le condizioni di credito, dove era possibile tagliando i tassi e/o aumentando la flessibilità per le riserve bancarie, ma il responso dei mercati finanziari è molto chiaro: non serve, o quantomeno non basta.

LE BANCHE CENTRALI NON SONO LA PANACEA DI OGNI MALE

Christine Lagarde è stata accusata di aver fatto crollare i mercati negando un whatever it takes ma pochi giorni dopo Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, ha lanciato un whatever it takes potenziato e i mercati hanno continuato a crollare comunque.

Ci siamo abituati a considerare le Banche centrali come il luogo dove sta la soluzione a ogni problema, tanto da reclamarne nuovamente una “sovrana” per poter disporre di una sorta di panacea a ogni male. Oggi è evidente a tutti che era un’illusione, la realtà è ben più complessa.

COME STERILIZZARE GLI EFFETTI DELLO STOP ALLA PRODUZIONE

Quello che serve oggi è uno strumento che sterilizzi l’impatto di dover fermare tutte le attività produttive per qualche tempo.

I vari Paesi si stanno attrezzando predisponendo somme ingenti alla copertura delle esigenze di tutti: salariati, lavoratori autonomi, imprenditori.

Per ottenere questo risultato non si può passare dalle banche (che poi erogano, giustamente, il denaro secondo il merito di credito), bisogna erogarlo come esenzione o dilazione delle imposte, tutela economica per le mancate entrate, copertura normativa per i lavoratori: sono cose che fa lo Stato.

Ma con che risorse?

Con denaro che ottiene attraverso l’emissione di nuovi titoli.

Ecco allora che la disponibilità delle Banche centrali a fare grandi acquisti attraverso nuovi Asset Purchase Programme (Programmi di acquisto di attività) diventa cruciale: gli Stati emetteranno molta nuova carta e le Banche centrali garantiscono che un sottoscrittore ci sarà.

MEGLIO NUTRIRE POCHE ASPETTATIVE SUGLI EUROBOND

Dunque, passato questo inverno economico dovuto al virus, usciremo da una sorta di letargo con un’economia da riattivare (e andremo più lenti per un po’ prima di ritrovare il passo) e molto più debito pubblico di oggi.

Vedremo cosa accadrà con il tentativo di creare eurobond proposti da Romano Prodi e rilanciati da Giuseppe Conte. Anche se meglio non nutrire eccessive aspettative.

Alla fine ogni Stato provvederà ai suoi cittadini secondo le proprie inclinazioni, capacità e disponibilità.

L’EUROPA NON È DETTO CHE REGGA AI LOCALISMI

Per vincere la battaglia contro il Covid-19 ciascuno di noi deve essere disposto a fare dei sacrifici. Non per sé, ma prevalentemente per gli altri.
Nella moderna società dove negli Usa si applaude all’America First e in Italia si grida «prima gli Italiani» non sarà facile.

Solidarietà e collaborazione saranno le parole chiave, ma non è detto che l’Europa riesca a “tenere” in questa prova, visto che il provincialismo imperversa anche tra Regioni, perfino tra Comuni.

Sarà un test importante e difficile da superare: la tentazione di proteggersi con le frontiere (come se il virus le riconoscesse) è molto forte.

E noi? Come saremo?

Oggi è come se fossimo tutti concorrenti dell’Isola dei Famosi. Isolati ciascuno nella sua spiaggia. Ne usciremo come i concorrenti del programma: consapevoli di cosa sia davvero necessario e di quanto molte cose che ritenevamo vitali erano in realtà futili. Un duro colpo per il consumismo, per l’industria che ha imparato a prosperare “creando le esigenze” dei clienti. Un enorme cambiamento socio-economico.

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ASPETTIAMOCI ANCHE UNO CHOC DELL’OFFERTA

Infine quale sarà il contesto generale?

Dopo questo iniziale choc di domanda, con i consumi forzatamente contratti, avremo probabilmente un più duraturo choc di offerta: la popolazione mondiale continuerà a crescere ma la produzione ferma (e la chiusura di alcune attività) avrà generato scarsità di molti beni.

Nonostante un livello di disoccupazione probabilmente più alto di quello attuale, vedremo i prezzi crescere, spinti da maggiori costi di produzione, dal reshoring, dal ripristino dei margini per reazione al calo dei volumi di un possibile post-consumismo.

Dunque avremo un sacco di cose di cui preoccuparci, dopo.

Ma adesso pensiamo alla battaglia che dobbiamo affrontare e vincere, facendoci forza nella consapevolezza che, un giorno, verrà l’arcobaleno. E sarà bellissimo.

articolo pubblicato su Lettera43 il 18.03.2020
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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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