Cina: il segreto della “Mamma Tigre”

Tempo stimato di lettura: 7 minuti

“Madre tigre” è un neologismo che proviene dal libro intitolato “Battle Hymn of the Tiger Mother”, scritto nel 2011 da Amy Chua. L’autrice, nata da genitori cinesi, è oggi professoressa all’università di legge di Yale. Dopo aver ricevuto un’educazione in stile cinese, ha frequentato l’MIT di Boston per poi laurearsi ad Harvard. Nello stesso anno della pubblicazione del libro, la rivista Time la ha inserita nella lista dei cento individui più influenti al mondo. “Battle Hymn of the Tiger Mother” è il terzo libro della sua carriera da scrittrice. Nel libro ripercorre le memorie del suo viaggio nel ruolo di genitore, che l’ha vista servirsi di pratiche rigide, ispirate al Confucianesimo, per l’educazione dei propri figli. La rigidità propria della dottrina del Confucianesimo, è descritta dall’autrice come un fondamento su cui si orienta la maggior parte di genitori immigrati dall’Oriente, e in particolare dalla Cina.

Il contenuto del libro ha generato una notevole reazione negativa e un’attenzione da parte dei media non indifferente, riuscendo ad innescare un dibattito su scala globale relativo a quelli che si considerano essere o meno i migliori stili genitoriali. L’argomento della “madre tigre”, espressione che appare nel titolo del libro, ha così guadagnato in poco tempo una posizione centrale nel dibattito sui modelli educativi adottati dai genitori, soprattutto se consideriamo la diffusa concezione, secondo la quale chi riceve un’educazione per mezzo di una figura materna di questo tipo, ottiene tendenzialmente migliori risultati accademico scolastici. Per capire cosa sia una madre tigre, è utile farne un ritratto relativo ai suoi tipici comportamenti e atteggiamenti nel rapporto coi figli. Le mamme tigri sono così chiamate per la rigorosa disciplina e l’estrema attenzione che pongono sul successo e sulla performance dei loro bambini. E’ uno stile di educazione dei figli che è molto comune nei paesi asiatici, particolarmente in Cina. Ad oggi, la mamma tigre è diventato un tema caldo, viste le grandi differenze che distinguono una madre tigre dalla tipica madre occidentale. Proprio da queste differenze, si scatena lo scontro all’ultimo sangue che vede da una parte i sostenitori di questo approccio rigoroso , e dall’altra, i sostenitori di modelli genitoriali  favorevoli ad un maggiore indipendenza per i figli. Andando attraverso quelle che sono le maggiori caratteristiche della madre tigre, è pratico adottare un approccio di tipo comparativo. Da una parte abbiamo dunque la madri tigre e dall’altra le madri occidentali, con le rispettive differenze e peculiarità. La maggior parte delle volte le madri di origine cinese sono molto severe e rigide nella relazione con il figlio. Questa severità e rigorosità, rispetto ai genitori occidentali, è molto più pronunciata nei genitori cinesi. Secondo la signora Chua, quando un genitore occidentale pensa di comportarsi in modo rigido col figlio, neanche si avvicina al livello di rigidità di una madre tigre.

Un altro elemento molto contrastante risiede nell’atteggiamento che il genitore ha nei confronti della psicologia dei bambini. Se infatti in Occidente i genitori sono attenti e cauti nell’approccio con la forma mentis del figlio, i cinesi non lo sono affatto. Infatti i genitori cinesi tendono ad assumere che il bambino sia dotato di una forza mentale innata, e così elementi di fragilità non sono neanche presi in considerazione. Questa è senza dubbio un’assunzione forte che causa una differenza strutturale nella relazione genitore-figlio nelle diverse culture. Inoltre, i genitori cinesi credono di base di sapere quale sia la cosa migliore per il loro figlio. Comportandosi di conseguenza, finiscono spesso e volentieri per scavalcare i suoi desideri e le sue preferenze. Questa è una cosa che non appartiene agli stili genitoriali occidentali. Infatti, nei paesi dell’Occidente i genitori generalmente rispettano l’individualità dei figli, e li incoraggiano nel perseguimento delle loro proprie passioni ed interessi. Niente è imposto dai genitori. Nel libro Battle Hymn of the Tiger Mother, l’autrice racconta alcune delle storie che la vedono protagonista nella fase di educazione delle due figlie. A proposito dell’imposizione da parte dei genitori, colpisce la storia del rapporto che le due figlie della narratrice hanno con lo strumento musicale che suonano. Per scelta della madre sono infatti obbligate a suonare, una il pianoforte e l’altra a il violino, e non possono in alcun modo rifiutarsi. La volontà della madre che le due figlie imparino a suonare il proprio rispettivo strumento non può essere contrastata. Generalmente la madre cinese esige dal  figlio voti massimi in ambito accademico, poiché considera il figlio capace di prenderli. Se il figlio fallisce nel raggiungimento di questo obiettivo, il genitore assumerà che vi è stata  pigrizia o uno scarso lavoro alle spalle.

Di norma, il tipico genitore cinese  cerca di convincere il figlio che niente di tutto ciò che facciamo è divertente, almeno fino a quando non lo facciamo meglio degli altri. E questo lo considerano valido per qualsiasi situazione e in qualunque ambito. Secondo “il credo “dei genitori cinesi, il duro lavoro genera il raggiungimento di un traguardo, che a sua volta genera un maggior livello di confidenza, e così un altro risultato a seguire. Si sviluppa così un circolo virtuoso nel quale ciascun genitore vorrebbe inserire il proprio figlio. Va precisato inoltre che la mentalità dei genitori cinesi è in buona parte basata sulla cultura e sulle tradizioni tipiche della Cina. Ampiamente differente nel processo di educazione del figlio, è la convinzione dei genitori cinesi, che i figli debbano tutto ai loro genitori. Questa convinzione nasce probabilmente dalla combinazione del principio di pietà filiale del Confucianesimo, e dal fatto che essi credono di essersi sacrificati abbastanza per i loro figli, tanto da poter esigere qualsiasi cosa. Seguendo questa prospettiva, i genitori si sentono spesso liberi di alzare l’asticella degli obiettivi attesi dal figlio, causando in questo modo discreti livelli di stress e oppressione su quest’ultimo. Nei paesi dell’Occidente invece, i genitori non si aspettano questo tipo di doveri da parte dei figli. Niente affatto. E’ una concezione condivisa che i figli nascono senza essere interpellati sulla loro volontà. Per questo, i genitori occidentali tendono a supportare le scelte dei figli e ad incoraggiarli nel raggiungimento degli obiettivi.

Nel 2014 è stato pubblicato uno studio dalla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America (PNAS), con l’obiettivo di spiegare i vantaggi raggiunti in ambito accademico dagli americani di origine asiatica rispetto agli americani autoctoni. Lo studio finisce così per analizzare, servendosi di una metodologia di tipo statistico, molte delle credenze che si sono sviluppate intorno alle madri tigre. Da una parte sono dunque osservate persone che vivono oggi negli US con discendenti asiatici, e dall’altra parte ci sono i cittadini americani senza alcun tipo di influenza asiatica nel proprio processo formativo. La signora Chua, essendo figlia di genitori cinesi, e trovandosi a vivere negli US, appartiene al primo insieme di persone. In veste di madre tigre, può perciò trovare in questo studio spunti e risposte riguardo agli effetti che una madre tigre ha sui suoi figli. Sono in particolare due  le conclusioni a cui giunge il paper. In primis, lo studio dimostra come il vantaggio in termini accademici degli americani di origine asiatica, rispetto agli americani autoctoni, è dovuto principalmente ad un maggior impegno negli studi, piuttosto che a differenze nell’abilità cognitiva tra i due gruppi. Il maggior impegno e sforzo dimostrato nel percorso di studi è alimentato dalla convinzione che gli americani di origini asiatica hanno sulle capacità cognitive. Infatti essi, contrariamente a quanto pensano gli americani, vedono le abilità mentali non come un qualcosa di innato, ma piuttosto ritengono che con l’impegno queste possano essere sviluppate e nel tempo accresciute. L’idea che il raggiungimento di un obiettivo non sia predestinato ma sia piuttosto il risultato di un lavoro duro, spinge i genitori degli americani di origine asiatica a settare per i propri figli delle attese più alte. Detto questo, va però sottolineato che una maggior pressione e più alte aspettative da parte dei genitori costituiscono solamente una parte della motivazione per cui questa categoria di individui eccelle in ambito accademico. Infatti, lo studio dimostra che vi sono altre importanti motivazioni che giocano un ruolo rilevante. Per esempio, un altro fattore che spiega un maggior impegno accademico è lo status di immigrati che è radicato in questi individui che originari dell’Asia, si trovano a vivere negli US. Dopo di che, il paper enfatizza come questa categoria di individui, per raggiungere alte performance accademiche, paghi un alto costo psicologico e sociale. La ricerca dimostra infatti, misurando indicatori del benessere personale, come questi individui spendano, rispetto ai loro coetanei americani, minor tempo con amici, e che il loro livello complessivo di benessere sia inferiore. Gli alti costi che rischiano di abbattersi sulla sfera psicologica e sociale dei figli, quando questi sono esposti a genitori eccessivamente rigidi e severi, sono la maggior causa delle ampie critiche ricevute dall’autrice sul suo libro.

Nel corso della lettura del libro, l’esaltazione  della figura della madre tigre è stata la scintilla dell’acceso dibattito globale. Il libro, appena dopo la sua pubblicazione, ha generato un putiferio, tanto da provocare minacce di morte rivolte alla scrittrice, seguite da insulti razzisti, e chiamate che volevano il suo arresto per abuso di minori. E’ arrivata poi una risposta dall’autrice alle feroci critiche, e proprio in questo contesto ha provato a difendersi sostenendo che libro deve essere letto in chiave ironica. Inoltre, sempre nel tentativo di difendersi dall’inatteso boom di critiche, ha provato a chiarire la distinzione tra “genitori tigri” e “genitori elicotteri”, temendo di essere stata fraintesa (i genitori elicotteri sono quei genitori che come elicotteri volteggiano sopra i loro figli senza mai lasciare loro margine di libertà). La scrittrice ha provato così a giustificare il suo stile educativo, sostenendo che il periodo di vita in cui lo ha messo in atto è stato tra i 5 ed i 12 anni di età delle figlie. A suo dire, le due figlie frequentano oggi il college, libere di fare le proprie scelte e di intraprendere il percorso desiderato. Così facendo l’autrice ha evidenziato il fatto che la forte rigidità che l’ha contraddistinta nell’educazione delle figlie si sia limitata ad un breve periodo quando queste erano bambine. Il suo approccio da madre tigre ha voluto così preparare le due figlie al futuro, dotandole di competenze, dell’abitudine ad impegnarsi e di un fiducia in loro stesse che nessuno in futuro potrà togliergli. Inoltre, condivido personalmente quando la scrittrice sostiene che gli effetti sui figli dovuti all’educazione ad opera di una madre tigre, dipendono soprattutto dal contesto in cui i figli crescono. Da qui, continua l’autrice, la presunta mancanza di iniziativa o delle capacità sociali dei figli di madri tigre, potrebbe essere confermata in un contesto come la Cina, dove gran parte del sistema dell’educazione è tutt’oggi rigoroso, autoritario e basato sull’apprendimento mnemonico. Ma non si può presumere in egual modo, che gli effetti siano gli stessi quando questo avviene in Occidente, dato che la madre tigre opera in un contesto di società che celebra l’indipendenza, l’umorismo e la creatività del pensiero. Tutto sommato, la madre tigre ha influenze sia positive che negative sui figli. Aspetti negativi e positivi caratterizzano tutte le scelte che l’essere umano è chiamato a fare.

Un “analisi costi-benefici” dovrebbe suggerirci qual è la strada preferibile da seguire, ma in queste situazioni, l’assenza di grandezze misurabili non ci permette di avere una risposta esatta. Essere una mamma tigre potrebbe essere dunque positivo qualora i vantaggi derivanti da un’educazione più rigorosa sorpassino i costi psicologici e sociali sopportati dal figli. Tuttavia, un buon bilanciamento è nella maggior parte dei casi il giusto compromesso. Le madri devono quindi trovare un equilibrio nel modo con cui affrontano la fase di educazione dei figli, cercando di sfruttare entrambi gli aspetti positivi, sia quelli della madre tigre, sia quelli propri degli stili educativi più permissivi, basati su un’idea di libertà.

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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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2 commenti su “Cina: il segreto della “Mamma Tigre”

  1. fanSonia il said:

    conosco bene quel tipo di mamma, essendone figlia. Nel mio caso,la mamma tigre era affiancata da un papà altrettanto tigre. Io sono stata educata in maniera illuminata e rigorosa : letture di classici, musica, disciplina e rispetto per gli adulti,a prescindere. Ho amato letture e musica, ho convissuto malamente per tutto il periodo scolastico con la sindrome della prima della classe, ho sviluppato un fortissimo senso critico e polemico ed ho risolto la questione con una clamorosa, dolorosissima uscita di casa a 20 anni. Ci ho messo un sacco di tempo per capire le loro ragioni e per rendermi conto che il mio spirito libero e la mia forza interiore si sono alimentati anche (soprattutto?) del loro rigore.
    Non ho figli miei, e per tale motivo mi guardo bene dal dare suggerimenti di carattere educativo. E tuttavia, vale quel che ho detto sopra.

  2. _beneathsurface il said:

    Veramente un ottimo articolo, interessante e ben scritto.
    Io, per la mia esperienza diretta (sono papà da 13 mesi) nutro enormi dubbi che leggere un libro aiuti a diventare tigri piuttosto che elicotteri o virus o koala. Ciascun figlio rappresenta una cesura talmente evidente e spesso “traumatica” col passato che l’unico comportamento ai miei occhi plausibile è quello di un continuo processo di trial and error.

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