Congiuntura: USA, mercato del lavoro più “normale”

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Con l’introduzione in USA del salario orario minimo federale a $7.5, alcune importanti società americane con più dipendenti a basso reddito (es Mc Donald, Walmart) hanno annunciato dei correttivi ulteriori ben superiori al minimo.

Anche alcuni Stati e singole città (es Seattle) hanno portato il salario minimo anche al doppio di quello federale (15$). Tutte variazioni effettive da aprile. Solo aneddoti, ma ciò potrebbe portare una spinta alla parte di occupazione, quella con bassi skills e bassi salari, che fino ad oggi non ha beneficiato degli aumenti di reddito (qui). Difatto stiamo assistendo ad un progressivo miglioramento strutturale del mercato del lavoro USA: la domanda di lavoro incontra più facilmente l’offerta di lavoro.

13. Congiuntura

Dal grafico che mostra una proxy della curva di Beverige USA, si evidenzia un progressivo aumento della sensibilità della discesa del tasso di disoccupazione ad un aumento dei lavori disponibili (maggiore inclinazione). In pratica, dato un livello di richieste di occupazione da parte delle imprese, si ha un minore tasso di disoccupazione poiché le condizioni strutturali del mercato consentono di incrociare le necessità delle imprese alla qualità e disponibilità a un dato salario della forza lavoro. Si tratta di un processo lungo ma costante, che consoliderà la crescita occupazionale con salari più elevati.

Le implicazioni sulla politica monetaria sono evidenti: la Federal Reserve inizierà ad aumentare i tassi già nella seconda parte dell’anno, proseguendo con dei rialzi prudenti e coerenti con il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro.

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liukzilla

Wealth/Asset manager. Ha sposato la causa dei bond ed è ossessionato dalle banche centrali.
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9 commenti su “Congiuntura: USA, mercato del lavoro più “normale”

  1. _beneathsurface il said:

    Ciao liuk, l’argomento us exit strategy è diventato, insieme con la “new normal” dei tassi negativi, la frontiera del gossip economico, e in effetti è interessante e importante averne una idea chiara e farsi una aspettativa lucida e razionale. Tu scommetti che dall’autunno i tassi usa saliranno seppure gradualmente, e ti concentri in particolar modo sul mercato del lavoro come driver della decisione della Fed.
    Io però penso che Yellin&Co. stiano monitorando più parametri e non tutti viaggiano nella stessa direzione:
    1) retribuzioni nominali, ma anche struttura delle assunzioni (a tempo determinato, indeterminato, stagionale, e da questo punto di vista mi sembra che la parte del leone la facciano le assunzioni non a tempo indeterminato, che di per sè è un elemento di attenzione circa il feeling perxcepito della ripresa). Collegato a questo aspetto vi è quello della redditività e produttività del lavoro: stiamo tutti, usa compresi, viaggiando verso una ripresa senza lavoro trainata da uno spinto esercizio di recupero di utilina parità di occupazione.
    2) inflazione: siamo ancora sotto dal target del 2% e non mi sembra ci siano chiari accenni perchè a breve lo superi di volata, cosa che giustificherebbe l’aumento dei tassi.
    3) il dollaro si è recentemente rafforzato su euro e le voci di un possibile aumento dello stimolo giapponese gli faranno guadagnare terreno anche sullo yen: dato che il QE europeo schiaccerà ancora di più la curva a scadenza e si assiste già all’uscita dal mercato dei bond di operatori extra-ue, allora tale rivalutazione già sta operando come fosse una politica restrittiva.
    4) va valutato con attenzione la sensibilità della struttura a scadenza dei loans e dei mortgages lendings a un rialzo dei fed funds: nel giugno 2013 la reazione fu più che proporzoonale quanto inattesa, e la fed dovette rimangiarsi l’annuncio già fatto. Su quali basi diciamo che il mercato bancario sconterà gradualmente il rialzo? Come va il processo di vendita del nuovo edificato e del precedente invenduto, per non parlare delle abitazioni messe in asta dopo la crisi dei subprime?
    5) molti paesi emergenti mi sembra non hanno amcora diversificato adeguatamente il proprio debito in valuta, rimanendo sovraesposti al dollaro e a una sua rivalutazione e crescita dei tassi. Ricordiamo tutti il casino successo 2 anni fa, e non credo che Lagarde NON abbia voce in merito da far sentire al board fed.
    6) molti analisti, il nostro Danilo in testa, hanno più volte mostrato che gli student loans siano oggi, per valore nominale e esposiozione al rischio di tasso, fra i più sensibili a rialzi e finire a sofferenze.

    Visto quanto sopra, e considerando che la bolla sui mercati azionari è chiara, per me la fed prima di primavera 2016 non si muoverà neppure gradualmente. Se possibile potrebbe addirittura darsi che preferisca aspettare le prime importanti scadenze dei T-bills in pancia per vedere come, a tassi fermi, il mercato le riaccolga in assenza di roll over della fed.

  2. Ciao Ben, ti ringrazio perché come sempre commentare la Fed è sempre molto rischioso poiché si può facilmente cadere nel banale o, anche peggio, nell’inutile. Il mio obiettivo qui è di volta in volta aggiungere degli elementi di analisi lasciando a chi legge l’opinione finale sulla Fed. La mia visione rimane una mia opinione, sempre discutibile poiché riguarda un evento futuro.
    Detto questo, io credo che i fattori che hai menzionato siano elementi di rilievo ma solo di secondaria importanza; tutti escluso i primi due, di cui ho parlato già in questo articolo e nei 2 precedenti sugli usa http://www.pianoinclinato.it/congiuntura-conto-alla-rovescia-per-il-lift-off/ e http://www.pianoinclinato.it/congiuntura-la-fed-prende-ancora-tempo/.
    Sui singoli argomenti che hai sollevato, possiamo cmq approfondire.

  3. _beneathsurface il said:

    Grazie liuk x la risposta, ho riletto i tuoi articoli dove evidenzi l’importanza di altri drivers.
    Dimenticavo di aggiungere che le basse quotazioni di petrolio e materie prime sono tali da non richiedere rivalutazioni “desiderate” del cambio e quindi allontanano l’aumento dei tassi.
    Infine, ma magari qui sforiamo nella fantaeconomia, c’è sempre il fattore Cina da considerare: come si comporterà al rialzo dei tassi il più grande paese emergente che ha investito buona parte dei suoi surplus commerciali in titoli denominati in dollari?
    Immagino che qualcuno potrà dire: c***i loro! Ma se dovesse esserci una sensibile diluizione dei titoli usd detenuti da fondi cinesi, il problema sarebbe pure loro, non trovi?

  4. Il problema sarebbe di tutti: quando la Fed alza i tassi non ci sono ombrelli, non ci sono posti dove nascondersi. E questa volta sarebbe un rialzo dopo un lungo, lunghissimo periodo in cui moltissimi si sono assuefatti a tassi prossimi allo zero. Per questo credo che al momento la strategia della Fed sia quella di iniziare ad alzare, e pian piano calibrare i rialzi in modo che tutti gli agenti economici possano abituarsi a tassi più alti e soprattutto ad un bilancio via via decrescente.
    Non ti nascondo che non sono pochi quelli che pensano che non alzeranno mai i tassi. Io semplicemente credo ci siano le condizioni economiche per farlo.

  5. _beneathsurface il said:

    Mai come sempre sono parole che bisognerebbe autoescludere dai dizionari. Diciamo che per ora non ci sono le condizioni (secondo me).
    Il problema brutto è la “new normal” su cui ci stiamo distendendo da anni, che non puó durare, e quando dovrà finire (la storia insegna) da qualche parte si annegherà da qualche altra no.
    Tassi zero o negativi, ampia liquidità che non ha riavviato “economia reale” bensì (dove piú, dove in parte ampia) i mercati finanziari, bassa inflazione, stagnazione demografica dei paesi avanzati, rinascita di nazionalismi più o meno indipendentisti (o pseudoautarchici) piuttosto che ideologici o religiosi, masse monetarie in veloce transito da una parte all’altra del pianeta e crescenti disuguaglianze economiche infra-stato oltre che inter-continentali.
    Il mix è questo e dimentico le tensioni geopolitiche legate ad acqua e petrolio, nonchè l’assenza in un mondo integrato globalmente (ma il wto che cce sta a fa?!…mah!) di normative uniformi in campo previdenziale, assistenziale e del mercato del lavoro.
    Ce ne è da pensare male, e chissà se come al solito la scintilla partirà da chi pensa che ormai non ha più nulla da perdere.

  6. Allarghi troppo i confini del dibattito perchè questo si riduca alla politica monetaria USA. I tassi di interesse sono uno strumento rozzo, impreciso. L’economia non si risolleva per i tassi, ma i tassi a zero o negativi sono una condizione favorevole perchè l’economia stessa riesca a ritrovare la propria strada. In USA sembra (dico, sembra) sia così. Ma solo il tempo, ed i primi rialzi, ci diranno se è proprio così’-.

  7. _beneathsurface il said:

    Liuk sai che ti stimo molto come analista, ma fammelo dire chiaramente: tassi zero o addirittura negativi sono e dovrebbero essere ll’eccezione o meglio ancora il trastullo mentale di qualche macroeconomista teorico in vena di visitare e tassonomizzare pianeti sconosciuti.
    Se l’economia necessita tassi zero prolungati e addirittura tassi crescentemente negativi allora non è più una economia normale e se ci fermiamo piu di un attimo a pensare che “ritroviamo la strada”, beh a mio parere stiamo appunto cadendo nell’errore di non accorgersi che questa “new normal” è l’anticamera del “next abnormal”.
    Chi lavora ai massimi livelli delle autorità monetarie internazionali secondo me non lo ignora e giustamente lo teme perchè vede come tutto si tiene (maluccio), ma…simul stabunt, simul cadent.
    Per questo motivo non penso seriamente di andare tanto off topic se allargo l’analisi dalla economia usa 2015 alla Storia economica che stiamo scrivendo.
    E lo dico con l’angoscia di chi istintivamente avverte un pericolo e sa di non avere le percezioni più adeguate per vederne tutti i contorni e dettagli.

    • Scusami, non volevo dire che stai andando off topic, sono io che faccio fatica a mettere insieme dei ragionamenti legittimi sullo status dell’economia globale e le scelte limitate di una politica monetaria ormai alla fine del suo percorso non convenzionale.
      Sui tassi ti davo ragione (ma forse ho scritto prima del caffè… e non mi sono spiegato).
      Grazie per la stima e soprattutto per i commenti.

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