Congiuntura: la ripresa fermerà il QE della BCE?

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Le indicazioni provenienti dai dati mensili su produzione industriale e survey suggeriscono che la crescita economica del primo trimestre in area Euro potrebbe superare quella USA dello stesso periodo. La ripresa della fiducia delle imprese e della produzione industriale europea (anche in Italia!), in attesa dei dati del PIL della prossima settimana, potrebbero alimentare la discussione sul termine anticipato del QE della BCE.

Proviamo a fare un esercizio di simulazione. Prendiamo la Fed come esempio di efficacia del programma QE: per modificare tale politica monetaria non convenzionale, de-facto hanno tenuto conto dei “livelli” dell’economia e non solo dei tassi di crescita (Woodford e NGDP Target).

17. Congiuntura

Il grafico del PIL nominale parla chiaro: la Fed ha iniziato a parlare di Taper (fine degli acquisti) in maggio 2013, attuato in ottobre dello stesso anno, quando il livello del PIL nominale, crescita ed inflazione, era tornato su un trend di crescita di lungo periodo. Proviamo sull’area Euro: ipotizzando un tasso di crescita medio dell’1.4% reale più inflazione al 2.0%, si raggiungerà il trend del PIL nominale solo verso la fine del 2017. Per cui non solo è improbabile che la BCE possa interrompere il QE appena iniziato prima della scadenza del 2016, ma ci sono reali possibilità di estensione del programma QE in mancanza di una significativa e sorprendente accelerazione della crescita nominaleceteris paribus.

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liukzilla

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Wealth/Asset manager. Ha sposato la causa dei bond ed è ossessionato dalle banche centrali.
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3 commenti su “Congiuntura: la ripresa fermerà il QE della BCE?

  1. _beneathsurface il said:

    Il modello usato sic et sempliciter però non permetterebbe di considerare un fattore di rischio: l’avvio del ralzo dei fed funds avrà ripercussioni tali da influenzare l’economia mondiale, perciò ipotizzare un andamento costante e lineare della crescita del pil europeo diventa un azzardo, a mio parere.
    Intanto la BCE sarebbe incentivata ad abbandonare la politica dei tassi zero e negativi sui depositi e alzare l’asticella dei rendimenti minimi dei titoli oggetto del QE perchè il passaggio a tassi nulli o negativi ha come primario obiettivo la svalutazione della moneta unica. Ma tale motivo verrebbe meno in caso di rivalutazione del dollaro. E sicuramente abbandonare gli inesplorati territori del “sotto zero” non potrà che fare bene a economia e finanza.
    Certo, con mercati così volatili e sovraprezzati, il rischio di un ritracciamento pesante e duraturo è forte, e in assenza di carburante dal lato dei mercati bancari, vedo difficile ipotizzare una crescita continua benchè moderata. Figuriamoci se potesse ripeartire l’inflazione da consumi….

    • Ciao Ben, hai perfettamente ragione sul primo punto e difatti mi affretto a sottolineare che in questo caso non ho usato alcun modello. Ho solo “simulato” con ipotesi medie di crescita e inflazione e quindi nessuna interazione tramite le condizioni finanziarie. Insomma, non è una previsione.
      Tuttavia anche la simulazione utilizzata, (che reputo ragionevolmente ottimista), con crescita reale media intorno all’1.5% e il ritorno al 2% dell’inflazione, non si torna su trend del PIL Nominale se non verso la fine del 2017. In breve, se ECB fosse Fed-Style 100%, non dovrebbe nemmeno parlare di terminare gli acquisti mensili prima del 2017 (ceteris paribus)
      Possiamo discutere (e dubitare magari) che la ECB sia intenzionata ad usare l’esperienza della Fed come riferimento, ma c’è una certa evidenza che ci sarebbe bisogno di mantenere il QE attivo ed incrementale per molto tempo.
      In più, ogni peggioramento delle condizioni finanziarie (Fed che alza i tassi o dollaro che si deprezza o azioni che scendono o volatilità che sale, volatilità, ecc ecc) aumenta la necessità e l’opportunità di aumentare/allungare il programma QE nella sua interezza.
      Ecco il mio punto: crescita non superlativa, Fed alza i tassi, mercati titubanti; tutti ingredienti per un maggiore QE della ECB, non certo di meno.

      Sui tassi negativi mi sono già espresso su piano inclinato: http://www.pianoinclinato.it/tassi-di-interesse-negativi-giano-non-abita-qui/. Sono un abominio e creano distorsioni nell’allocazione delle risorse.

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