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Coronavirus: quali sono i monatti che rappresentano una opportunità?

monatti covid-19

Spread: effetto contagio”

“Un video virale”

“Ingaggiare degli influencer

Improvvisamente un linguaggio metaforico cui ci eravamo abituati è diventato di cattivo gusto per colpa del covid-19 (coronavirus) in Italia. È chiaro che lo scenario è palpabilmente cambiato.

IL PROBLEMA DEI POCHI SINTOMI

L’angoscia si diffonde ancora più veloce del Covid-19, anche – paradossalmente – a causa della sua bassa mortalità e dei tanti casi con pochi sintomi (se non addirittura nessun sintomo): in tante situazioni in passato il fatto che contrarre il virus comportasse essere ammalato in modo evidente o grave, ha consentito una risposta diversa, perché era più semplice e realizzabile identificare e isolare le persone infette.

TEMIAMO ANCHE CHI SEMBRA IN SALUTE

Grazie a questo, malattie con alto tasso di mortalità, come Sars o influenza suina, non si sono diffuse ampiamente e hanno provocato un numero di decessi piuttosto basso. Oggi invece temiamo il prossimo anche se è in salute: basta uno starnuto ad allarmarci, chiunque potrebbe essere un diffusore inconsapevole di virus, che può rivelarsi su ogni persona come quasi innocuo ma anche creare crisi respiratorie gravi.

TRE AREE DI IMPATTI ECONOMICI

Questo provoca un diverso modo di vivere delle persone comuni: lavoratori, consumatori, genitori assumono comportamenti specifici che determinano degli effetti. E anche la risposta politica delle istituzioni determina un cambio di scenario. Azioni di contenimento dell’epidemia sotto forma di blocco delle attività, inviti al telelavoro, divieto di apertura locali… ci suggeriscono suddividere gli impatti economici in tre aree:

  1. Le attività che perdono permanentemente, come turismo, ristorazione, intrattenimento fisico (teatri, cinema). Dopo l’allarme, l’angoscia, la paralisi, nessuno cenerà due volte.
  2. Le attività che vivono un calo e possono recuperare dopo: produzione industriale, lusso. L’entità del business perduto sarà legata alla durata della stasi. Se sarà breve sarà possibile tornare in positivo subito dopo, se sarà molto lunga lo si potrà fare solo in parte.
  3. Le attività che possono beneficiare dal contesto di telelavoro, quarantene, e di “corsa all’Amuchina“: il settore farmaceutico, la grande distribuzione, il settore healthcare, la ricerca medica, le aziende che si occupano di consegne e logistica, i pagamenti elettronici, e l’intrattenimento da casa (come videogiochi, o piattaforme di video on-demand).

DILEMMA TRA IL LIBERI TUTTI E LE MISURE LIMITANTI

L’obiettivo dei provvedimenti di contenimento è solo e soltanto quello di rallentare la diffusione del virus, fare in modo che il moltiplicatore del contagio sia il più piccolo possibile, così che il Sistema sanitario nazionale non si trovi assediato. Il comportamento delle istituzioni sarà determinante: se, temendo l’impatto economico della stasi, dovessero dare un “liberi tutti” troppo affrettato (e i bar a Milano e in Lombardia hanno già riaperto dopo le 18), potremmo subire una nuova fase di angoscia vedendo ri-accelerare i contagi, con a cascata una riattivazione delle iniziative di contenimento e il risultato di creare caos. Viceversa, tenere troppo a lungo attive delle misure fortemente limitanti rischia di rendere permanenti impatti economici che potrebbero essere solo temporanei.

NON FARSI CONDIZIONARE DAGLI UMORI DEL PAESE

Nel decidere tutto questo, il governo dovrà cercare di non farsi condizionare dagli umori del Paese, capaci di oscillare rapidamente dalla razzia di mascherine e Amuchina alla rassegnazione che il virus non sia contenibile e che l’unica risposta sensata sia cedere rapidamente alla voglia di normalità.

IL CONTENIMENTO È UN PASSO ESSENZIALE

Un esercizio difficile per una classe politica costantemente sintonizzata sui “trending topic”. Il contenimento è un passo essenziale per rispondere a qualsiasi epidemia. Nonostante l’apparente inefficacia delle misure prese in Cina (vista l’esplosione di altri focolai in Iran, Italia e Corea del Sud), dobbiamo ricordarci che non potendo fare test sull’intera popolazione, i “tamponi” vengono effettuati sui soggetti che presentano sintomi, o che sono “sospetti” perché sono stati a contatto con soggetti infetti. Dunque i presunti “dati” sullo sviluppo dei soggetti infetti sono frutto di una osservazione parziale, e non rappresentativa della popolazione. Una strategia inevitabilmente imperfetta, ma l’unico compromesso realizzabile.

SI CONFONDE TRA L’INFLUENZA

Se, come sembra, il Covid-19 è così tenace e resistente, resta in incubazione a lungo e spesso senza sintomi particolarmente evidenti, non possiamo escludere che diventi più probabile contrarlo che restarne esenti. Abbiamo infatti di fronte una malattia che può essere propagata da soggetti che hanno sintomi simili alla normale influenza, proprio durante la stagione dell’influenza.

Ciò che è necessario evitare è un intasamento di malati negli ospedali. Non si tratta di impedire il contagio, ma di diluirlo in qualche mese invece che in qualche settimana. Così che il tasso di mortalità non venga gonfiato dall’effetto “esaurimento posti” negli ospedali. Il Covid-19 spedisce circa il 6% degli infetti in terapia intensiva, e i posti sono limitati (circa 5mila in Italia, e sono usati anche da chi soffre di altre patologie o traumi). Il rischio individuale è contenuto (mortalità bassa, specie se si è giovani e non si è immunodepressi), ma il rischio collettivo, sociale, è molto alto. Ognuno di noi deve agire responsabilmente per limitare, rallentare, la diffusione del covid-19.

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OPPORTUNITÀ DEI VACCINI E SPECULAZIONI

Vediamo però anche quali possono essere delle opportunità: le aziende di ricerca farmaceutica, al lavoro su una cura per i malati e un vaccino per i sani, hanno davanti nuove prospettive. Opportunità, o semplici speculazioni? Allettati da possibili profitti gli investitori inseguono annunci e progetti di ricerca sui vaccini, ma i vaccini richiedono un lungo processo di test per vedere se effettivamente proteggono le persone dalle malattie in modo sicuro.

SERVONO TEST IN LABORATORIO E SUGLI ANIMALI

Anche se il sequenziamento genetico è ora estremamente veloce, trovare una sequenza virale che generi una memoria protettiva nel sistema immunitario, senza innescare una risposta infiammatoria acuta, richiede molti test, prima nei modelli di laboratorio e negli animali, e alla fine sulle persone.

DOPO L’EPIDEMIA, I FINANZIAMENTI?

Per il vaccino della Sars ci sono voluti 20 mesi, per esempio. Ipotizzando che il progresso scientifico consenta di arrivare a un risultato in tempi minori, ci vorrebbero dai 12 ai 18 mesi prima che un prodotto iniziale possa essere considerato sicuro ed efficace, dopodiché il nuovo prodotto richiederebbe comunque la produzione di milioni (o miliardi) di dosi e la loro distribuzione. Se nel frattempo le azioni di contenimento avessero spento l’epidemia, il rischio è di vedere i finanziamenti (pubblici e privati) dirigersi altrove, dopo che il senso dell’emergenza è svanito.

DINAMICHE CHE CAMBIANO LA SOCIETÀ

Vedere le opportunità offerte da questa situazione va dunque ben al di là di “indovinare” quale società biomedica troverà per prima un vaccino, ma semmai sta nel considerare le modifiche di lungo corso sul contesto economico. L’uso massiccio dello smart working convincerà alcune aziende a riorganizzare stabilmente il lavoro? Quanti e quali consumi scopriremo essere più futili di quanto pensavamo? Le aziende valuteranno la duplicazione degli impianti produttivi per non avere più un rischio “blocco” concentrato in un singolo Paese? Quanto a lungo sarà necessario/preferibile affidarsi a fattorini invece che andare nei negozi o nei ristoranti? Le risposte a queste domande possono contribuire a stilare una lista di “monatti” della crisi da coronavirus, contribuendo a portar via almeno una parte delle nostre angosce.

Non dimentichiamoci che, nel medio termine, potremmo avere uno scenario inflattivo per effetto di un ridotto shock di domanda (mortalità bassa) rispetto ad un profondo shock di offerta (crollo della produzione).

pubblicato su Lettera43 il 26.02.2020
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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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