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Costanza racconta Matilde: il cibo, i sentimenti e la vita

Costanza Rizzacasa

Il nuovo libro di Costanza Rizzacasa d’Orsogna (Non superare le dosi consigliate, Guanda, Pag. 249, Euro 18) porta all’attenzione del dibattito culturale il grande tema dei disordini alimentari e del fat e body shaming, di cui l’autrice tratta anche nella sua attività di giornalista (tiene la rubrica “Any Body” su 7 del Corriere della Sera) e che ha avuto un richiamo d’eccezione con un intervento in Parlamento di Filippo Sensi, deputato del Partito Democratico.

Costanza (se possiamo permetterci questa confidenza vista la squisitezza con cui dialoga con noi che la seguiamo da tempo sui social) affronta questi complessi temi regalandoci il suo primo romanzo, e liberando il flusso di coscienza di Matilde, la nostra protagonista, che narra in prima persona (“Un io inaffidabile”, lo ha descritto l’autrice):

“A volte faccio un gioco: conto la mia vita in chili. Sedici anni, 80 chili; diciott’anni, 48; quarantaquattro, 130”

IL LIBRO

Matilde è certamente un po’ Costanza, anche se non sappiamo di preciso quanto sia autobiografico questo racconto e forse nemmeno ci interessa; ci interessa e ci coinvolge invece entrare in questa dimensione complessa del rapporto col cibo, che naturalmente non nasce per caso ed affonda le sue radici dentro la storia personale e famigliare di Matilde.

Ecco allora la madre Franca, che prende il Dulcolax a pacchi, che mangia per vomitare, che prepara alla piccola Matilde la cartina di purgante sul tavolo della cena, quasi fosse un contorno; e la chiama “balena” e “culona” e “balenottera bianca”, non sempre con benevolenza.

La storia dei disordini di Matilde è quindi, fatalmente, quella dei dispiaceri della vita: del rapporto complesso con il padre (Massimo), che è sempre al lavoro, che ha le sue traversie, fallisce, ritenta e non riesce forse mai a trovare il giusto rapporto con la figlia, nemmeno settantenne, ancora piacente e sciupafemmine.

Ecco il fratello Leo, affettuoso infermiere di tre generazioni di donne, da Matilde in su, magrissimo e gran lavoratore: quello che, quando arrivò al mondo, face cambiare tutto nella mente della sorella maggiore, ed anche questo, si sa, conta eccome.

Perché il romanzo, in fondo, è una complessa storia famigliare di sentimenti preziosi, che poi ti butta in faccia la degenerazione di questi sentimenti.

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Costanza lo ha dichiarato apertamente in alcune apparizioni televisive, che ha intenzionalmente voluto essere cruda, per rendere bene l’idea di tutto il disagio di questa situazione esistenziale; e ci sei riuscita bene, Costanza: il “vomito incoercibile”, le corse al water, la lotta per convivere con questo disordine, con il fisico che ingombra, gli svenimenti e i cali di pressione:

“Se non riuscivo ad arrivare in bagno, se fuori dalla porta c’era la mia roommate che amoreggiava sul divano, facevo la cacca nel cestino della carta straccia e poi correvo a buttare tutto”.

Teresa Ciabatti* in un tweet ha commentato:

Allora forse la cifra di questo romanzo è proprio questa: narrare la malattia per poterne parlare, poterla affrontare a brutto muso, conoscerne gli orrori; ma, allo stesso tempo, regalarci delle perle di racconto spontaneo, vero, profondo di quel mistero doloroso che quasi sempre sono i rapporti fra le persone, fra figli e genitori, fra fratello e sorella:

“E quando venne a trovarmi, sentendosi in colpa, e suggerì di alzare un muro in cartongesso per fare la stanza del bambino, e io gli dissi che non c’era più nessun bambino, che l’avevo perso e con Filippo c’eravamo lasciati, papà non riuscì a toccarmi, ad abbracciarmi, non sapeva cosa dire per quel suo dannato imbarazzo, e scappò via, e io rimasi sola”.

E quindi brava Costanza: è utile questo romanzo, è doloroso e a tratti straziante, ma tu non smettere di raccontarci la vita ed i sentimenti.

*Teresa Ciabatti, peraltro, è anche lei  fra le giovani scrittrici che hanno innovato il modo di raccontare le donne, con il suo La più amata (Mondadori, 2017), altra magistrale storia di introspezione autobiografica, che senz’altro consigliamo.

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Pubblicato da Leonardo Dorini

Manager, consulente, blogger. Mi occupo di finanza ed impresa, amo lo sport. Ma sono qui per l'altra mia grande passione: la letteratura.

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