Culture di sabbia. Non sempre bituminosa

Tempo stimato di lettura: 4 minuti

Rino Gaetano nel 1977 cantavaniente carbone, mai più metano,
pace prosperità e lunga vita al sultano“.
Evidentemente gli analisti che scrivono di petrolio in queste settimane o sono troppo giovani,  o ascoltavano altra musica o con maggiore probabilità invece di studiare cultura medio-orientale hanno preferito cercare di capire come hanno fatto persone come Carl Ichan a diventare così potenti ed accumulare ricchezza e proseliti.
Il profitto immediato e quantificabile mediante il denaro è considerato, nel mondo occidentale e in quello giapponese post 1860, il più importante obiettivo di ogni azione nel settore economico. L’errore che si compie usando questo “filtro” per analizzare gli eventi è quindi comprensibile anche se nasconde spesso l’arroganza di non avere studiato la cultura medio-orientale riducendo tutto ad un semplicistico “vivono ancora nel 1600”.

Queste quattro parole, unite a questa tabella fatta su dati del governo libico:

oil prices

o questa bella infografica del Financial Times, recuperate grazie a Twitter oildrop(cliccare per ingrandirla), spiegano meglio di molte parole quello che sta succedendo nel mercato del petrolio globale in questi mesi.

Budget, che ha sostituito spread nella lista delle parole “economiche” usate più a sproposito per analizzare gli eventi mondiali e le conseguenze, deriva dal gallico “bulga” che indicava una sacca di pelle.
Col tempo budget ha smesso di indicare il contenitore e nel diciottesimo secolo in Inghilterra la si è cominciata a usare per indicare il contenuto, in senso di denaro, come si fa ancora oggi. Purtroppo la sostituzione del contenuto al contenitore ha portato alle nefaste conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: ora il budget va raggiunto, costruito, rispettato ed è quindi un fine invece di uno strumento del quale sfruttare l’utilità.

In Arabo budget si dice ميزانية  e cioè “contenitore di strumenti” quindi in quella cultura non è (ancora?) uno scopo ma resta uno strumento ed è quindi molto più immediato per loro considerarlo qualcosa da usare per raggiungere i propri scopi. Proviamo a vedere quali sono gli scopi più interessanti che il popolo Arabo Saudita si pone:

1. Preservare il popolo del profeta (PBUH)

Il Corano è scritto con l’obiettivo di salvaguardare la tribù. Le prescrizioni alimentari erano salutismo ante-litteram (provate a bere alcool a 40°C all’ombra o mangiare maiale conservato alle stesse temperature) e la poligamia (che prevede uguali diritti per tutte le mogli e per tutti gli eredi) era necessaria per evitare l’eccessiva riduzione numerica della tribù quando un membro moriva in battaglia.
Facile dire che queste regole oggi non servono più ma in realtà nessuna delle due, applicata autonomamente e senza costrizioni, cagiona alcun danno al prossimo, anzi, e quindi perché noi Occidentali siamo così contrari alla loro applicazione? Forse perché con l’alcool si sono facilmente soggiogati gli Indiani d’America e gli Indios del Sud America e perché esportare cibo non indispensabile ad una sana alimentazione è comunque redditizio per le multinazionali?

2. Assicurare la massima prosperità possibile

La finanza islamica che prevede prestiti senza la corresponsione di interessi e vieta i derivati (niente bancarotta Lehman, per capirsi) unita all’indicazione di devolvere in beneficenza il 10% dei guadagni annui vanno nella direzione di trasferire la ricchezza da chi ha molto a chi ha meno.
Il fatto che in molte nazioni a maggioranza islamica questi principi non siano rispettati e ci siano enormi diseguaglianze non deve far dimenticare che dove questo succede (Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar) i benefici economici per la popolazione locale sono ben visibili. (Le diseguaglianze sociali con gli immigrati ci sono, certo, ma non sono peggiori di quelle che abbiamo in Italia verso i raccoglitori di frutta e verdura)

La combinazione dei due principi suddetti induce quindi l’Arabia Saudita, la terra dove il Corano è stato scritto, a operare per rendere inoffensive le minacce a questi pilastri. Ora che le espansioni territoriali per conquistare territori da usare come cuscinetto per proteggere la madrepatria non sono più praticabili si è assistito ad un cambio di strategia che, in modo sempre più evidente a partire dalla fine dell’URSS ha comportato l’adozione di due pilastri della dottrina orientale. Il primo è la massima di Lao-Tzu:

“Presentarsi come debole è prerogativa dei forti”

il secondo è un classico di Sun-Tzu:

“Quando siamo in grado di attaccare dobbiamo sembrare impreparati a farlo”

L’uomo che ha il merito di avere studiato e poi implementato questo approccio è Ali Al-Naimi, che ieri è uscito sorridente dalla riunione nella quale ha ottenuto il consenso alla decisione di non tagliare la produzione e assicurare così un ulteriore abbassamento dei prezzi. Al-Naimi è una persona di grande cultura e ha studiato per decenni i sistemi economici occidentali e quindi è facile immaginare la sua soddisfazione e le grasse risate quando legge le ricostruzioni dei giornali occidentali sui danni che un  basso prezzo del petrolio causerà alla sua nazione. Risate dello stesso livello o superiori di quelle che si fece quando alcuni anni fa i media occidentali ne dichiararono la perdita di influenza quando il paese diede vita ad una forte diversificazione degli investimenti governativi per ridurre l’incidenza del petrolio sul PIL. Seguendo il copione della strategia che aveva lui stesso scritto 15 anni prima, Al-Naimi arrivò a inscenare la propria insoddisfazione e finte resistenze sui temi del clima fino a fare ipotizzare in occidente la sua rimozione da ministro.

Oggi l’ Arabia Saudita, che non deve rispondere del proprio budget a nessuno, può quindi decidere di usarlo come “contenitore” e raggiungere i propri scopi.
Il prezzo del petrolio scenderà quindi quanto serve, e per il tempo necessario, a buttare fuori mercato alcuni concorrenti vecchi e nuovi come quelli indicati nelle figure precedenti (che contengono comunque due enormi errori: mancano i grandi impianti LNG Australiani e il break-even Iracheno non è quello della zona controllata da ISIS, che è molto più basso).

Dato per assodato quanto sopra la domanda diventa quindi: fino a quale livello può scendere il prezzo del petrolio per un periodo di tempo degno di nota senza che l’Arabia Saudita perda l’unanimità nel consiglio OPEC o veda nascere malcontento nel paese ?
Le cifre disponibili portano a ipotizzare che il livello sia tra 65 e 70 USD per un periodo di almeno 6 mesi oppure intorno ai 75 per 12-18 mesi.

Da un punto di vista finanziario l’Arabia Saudita può assorbire tale diminuzione di fatturato senza problemi: da una parte il petrolio come spiegato in precedenza ha ridotto drasticamente la sua influenza sul PIL e dall’altra il paese ha 737 miliardi di USD di riserve di valuta e può facilmente usarne 110 (50 per compensare i minori introiti interni e 60 da dividere tra i paesi OPEC più deboli per tenerli fedeli a sé) senza che questo comporti alcuna variazione macroeconomica significativa per il paese.

Da un punto di vista politico interno l’Arabia Saudita può chiedere al paese qualsiasi sacrificio in cambio della promessa che l’Iran sarà messo in ginocchio e che la minaccia di uno sviluppo troppo repentino dello shale gas crei difficoltà alla ulteriore riduzione della dipendenza dagli introiti del petrolio.

La cosa non trascurabile è che questa lotta tra produttori di combustibili fossili causerà quasi certamente dei seri danni collaterali all’industria delle energie rinnovabili, e quindi a tutti noi.

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Carlo Muzzarelli

Nelle vene petrolio, gas e inchiostro, è socio fondatore di WeRISK e rappresenta l'Italia nelle commissioni ISO Gestione dei rischio e Valutazione delle conformità.
Dal 1996 sconfigge ROI, NPV e l’equazione rischio=pericolo in progetti di ogni dimensione attorno al globo.

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16 commenti su “Culture di sabbia. Non sempre bituminosa

  1. Surfer il said:

    Bravo (anzi ottimo) Carletto,

    in specie sulle fesserie che scrivono in Occidente – in Italia c’è una concentrazione mai letta e vista (faccio il buono, non voglio infierire); secondo Te quanti avranno visto il tramonto del/nel/dal Deserto?!?

    In breve: ottengono – i.e. i Sauditi – diversi vantaggi senza ferire gli “Amici” a cui non vogliono fare del male.

    Keep in touch.

    Surfer [Unico appunto: occhio che i dati rilasciati dalla World Bank – e non solo da Essa – sulle riserve di valuta (estera) sono e saranno solo delle STIME; i “Reali” sono “coperti”]

  2. Carlo Muzzarelli il said:

    Grazie Surfer.
    Hai ben ragione sui dati World Bank, avrei dovuto essere più preciso e mi scuso. Credo però tu concordi con il fatto che un sottoprezzo del genere lo possono assorbire in souplesse…

    Carlo

  3. Surfer il said:

    Carletto,

    ho SOLO voluto precisarLo, visto che i “più” non conoscono – a volte, per fortuna! – determinate cose (“dinamiche”).

    Ri-scrivo: hai fatto un’ottima analisi. Ottima.

    Rispondendo-Ti:

    anche tra i $45-$50 per 8/10 anni di fila; possono allargare tranquillamente il Loro bilancio e – se nel/del caso – il relativo deficit (in passato L’hanno fatto – e NESSUNO gLi ha fatto le “pulci”; p_u_l_c_i, anche “tecnologiche”).

    Come ho scritto (giustappunto ieri, anche) da DT, la Saudi Arabia “conta” nel contribuire a mantenere il Dollaro Statunitense come valuta di riserva del/NEL Mondo – ufficialmente dal 1974 [alcuni Amici “insiders” nel settore dell’Oil ben inseriti fin D/all’epoca, pensavano/pensano che già sotto i primi anni della Presidenza Nixon (1969-1974) Ci fosse (stato) un patto tacito (siglato)] ciò che è nell’interesse della Saudi Arabia è anche nell’interesse degli USA.

    De facto, con la repentina discesa del prezzo dell’Oil – MA NON delle commissioni sulle transazioni e sulla manutenzione a monte degl’impianti (in quanto regolate da contratti pluriennALI, alcuni dei quali rinnovati al “momento opportuno dell’UP”) – si sono avvantaggiati e si avvantaggeranno anche/soprattutto i Consumatori YankeES, per il considerevole taglio alle/delle imposte – non solo alla pompa.

    Keep in touch.

    Surfer [OcchiO al gatto – la pasta, Lo fa ingraSSare]

  4. Il Senso Criitico il said:

    Mi associo ai complimenti, che sono meritatissimi. Da ignorante ti chiederei se e come le trattative con l’Iran sul nucleare possano incidere sulla strategia dell’Arabia Saudita che hai descritto nell’articolo.

    • Carlo Muzzarelli il said:

      Non sono sicuro di quali siano le trattative alle quali ti riferisci. L’Iran ha appena firmato un contratto con la Russia per due reattori da 915GWe e per il rispetto degli accordi sul de-arricchimento dell’uranio riceve fondi prelevati dai soldi iraniani a suo tempo congelati.
      Direi quindi che sono tutte cose già assorbite dal mercato e dalle dinamiche: in ogni caso Bushehr 2 e 3 non saranno attivi prima del 2020…c’è tempo perché cambi tutto. 🙂

      • Il Senso Criitico il said:

        Parlavo delle trattative tra USA, Russia e Iran. L’Iran vuole il nucleare, ma molti temono che il regime locale possa arrivare alla bomba [per questo ci sono trattative internazionali, che garantiscano un semplice uso civile delle tecnologie].
        Leggendo il tuo articolo ho pensato che magari l’obiettivo è semplicemente quello di dare al paese un’alternativa allo sfruttamento del petrolio, evitando il rischio di essere messo in ginocchio dalla strategia dell’Arabia Saudita che hai descritto.
        In pratica: col nucleare l’Iran può mettersi in salvo dai rischi di una discesa ulteriore del prezzo del petrolio?

        • Carlo Muzzarelli il said:

          Direi che no, non può.
          L’eventuale aumento di export di petrolio e gas (che comunque non potrebbe avvenire ancora per alcuni anni) non potrà mai controbilanciare i prezzi più bassi. Al contrario, immettendo più prodotto sul mercato i prezzi si abbasserebbero ulteriormente.

  5. luigiza il said:

    Giusto per curiosità: si conosce il Price crunch per la Russia?
    Mi piacerebbe saperlo perchè in tal modo posso con buona approssimazione prevedere le prossime mosse di Putin.
    Sapete com’é, vivendo in Europa ne sarei coinvolto dalle di lui decisioni che potrebbero non essermi molto favorevoli.
    E la cosa mi seccherebbe alquanto.

  6. Surfer il said:

    Luigiza,

    tranquillo: [come sempre] Ti assale – e troppo – la cd. fifa; non succede proprio nulla. Tranquillo.

    Fatti un bel rosato ed aspetta.

    Un pò di scenDI e poi di sALI – in un mercato ultra piatto: qualcosa “devono/dovevano inventarsi”; oltre a far capire ad “Alcuni” – ai “Gialli” e ai “Conoscenti” che non sono affatto Amici degli “Amici VERI”, e quindi non sono per nulla graditi – che è meglio non avventurarsi in determinati settori o Paesi: c’è il semaforo ROSSO appena Ci mettono pieno e/o lo zampino (nella sabbia, in determinati posti si affonda a peso morto! Meglio avvisarLi a tempo, con le buone maniere e pratiche). Scatta subito.

    Il ROSSO – non il semaforo.

    L’Italia più di Putin – e dei Re Magi dei noantri che L’inneggiano: si vede che non hanno mai visto davvero la Stella Cometa (ossia, son dei farlocchi conclamati!) – dovrebbe preoccuparsi di ciò che è avvenuto ed avviene in Libya.

    Infine!

    Ascoltando/Leggendo (stamane) alcuni “giornalisti” ed “esperti” (ANCHE di settore: che brividi, con 24°!) IT-ALICI, Mi convinco sempre più che farebbero bene a chiudere gran parte dei quotidiani (FINANZIARI, IN PRIMIS – in quanto gLi danno “voce/penna”) o delle testate giornalistiche; sarebbe meglio PER TUTTI una nota pièce di Ibsen

    http://www.hardwaregame.it/images/guide/batik/Ibsen%20Enrik%20-%20Una%20Casa%20di%20Bambola.pdf ;

    almeno s’istruiscono, per davvero.

    Costoro non conoscono (?! Mi viene da piangere: a che livello siamo arrivati!)

    -1- cosa sia – e come “funziona”, soprattutto – il Nimex;

    -2- la struttura “societaria” (holdingS/corporateS/governanceS … CHI LE CONTROLLA ED HA IL VERO CASH? CHI? CHI? No, Signorini!) delle Società (Coorporations) di settore (Oil, nel caso da Loro “de-canta_N_ti” – come i PENNUTI!) – [sto piangendo, per la Loro IGNORANZA “MUSICALE”].

    Surfer [FORTE E CHIARO]

  7. sinbad il said:

    Vorrei mettere in risalto un aspetto.
    Avete presente quanto debito hanno le “oil companies”?
    Chi lo detiene questo debito?
    Prolungare il gioco sarà molto pericoloso perché rischia di ammazzare il paziente.
    Sinbad

  8. Surfer il said:

    Sinbad,

    in parte hai (*anche*) centrato il “tar-get” – dell’AmbArAdAn.

    Faccio soMMeSSamente notare che le “cO-OrpOratiOns” del settore “militare” (tecno-satellitare, in primis) e dell’oil (in senso lato) sono quelle con i budget_S MAGGIORI – in aSSoluto – e che trainano TUTTI gli altri “settori” – a ri-caduta (finanziaria e produttiva, o viceversa – a seconda dei Settori); come la goccia d’acqua che arriva sulla terra e sulla testa minuta degli Umani, quando “piove” a qualsiasi latitudine terrestre – con la relativa/annessa “selezione” che ha “dovuto affrontare”.

    Surfer [ho scritto *anche* perché non so se Tu hai la vision verticale, orizzontale o di entrambe; oSSia, completa! – solo per quello. Ciao]

  9. luigiza il said:

    Perdonate la mia insistenza dovuta alla mia ignoranza, ma quest improvvisa caduta come si spiega?

    The Tadawul All Share Index (SASEIDX) retreated as much as 6.3 percent, the most since March 2011, before settling 4.8 percent lower at the close in Riyadh.

    “Investors don’t like the potential macro backdrop if oil continues to slide, which is being reflected in the markets,” Ali Khan, chief executive officer of London-based BGR Asset Management LLP, said by e-mail. “Investors are afraid if oil stays where it is, it will negatively impact the government revenues, thus creating potential headwinds on government spending.”

    Se i sauditi si erano parati il loro popò prima di prendere la decisione di non abbassare le produzione di petrolio per farne abbassare il prezzo, ciò che gli (comincia a?) succedere in casa non é proprio logico.
    Chi è all’opera? I nenici dei loro amici?

    Poi c’è da considerare questo che mi pare giustifichi i timori del potential headwinds on government spending riportato sopra.
    I Saud saranno pieni di soldi ma la realtà prima o poi busserà anche alla loro porta.
    Forse é solo un gioco a chi stramazza per primo, ma é un gioco che non avrà vincitore alla fine.

    • Carlo Muzzarelli il said:

      Caro luigiza, mi pare che l’assunto di fondo del mio articolo ti sfugga: io sostengo che per raggiungere il proprio scopo (annullamento Iran e minaccia shale) il governo Saudita sia pronto a spendere. Ora tu mi dimostri che ci sono già dei costi e porti questo, mi pare, come contro-argomento alla mia tesi.
      Innanzitutto analizzare andamento SASEIDX mensile è un po’ riduttivo, e, di nuovo, da occidentale. Non è una colpa, è solo la dimostrazione che nonostante tu abbia letto, spero, il mio articolo, non sembri trarne nessun giovamento. Se vuoi, guarda l’andamento del titolo a un anno e vedrai che l’indice è oggi ancora più alto di un anno fa. Picchi e valore assoluto a parte, valore SASEIDX ora rispetto a un anno fa è anno ha fatto per il FTSE Mib…. quindi?
      Oppure credi che a Blackrock siano dei trogloditi?
      Ogni opinione è legittima, ovviamente, però analizzare i dati a fondo e non al minuto aiuta a costruire una visione più realistica se applicata a una cultura che non è quella occidentale. Grazie ancora

  10. Surfer il said:

    Obama went to Riyadh to pay tribute to the late King Abdullah and meet the new King Salman.

    https://www.youtube.com/watch?x-yt-ts=1422411861&x-yt-cl=84924572&v=1VYFm8VauJo

    In the (“central”) face of all those who have written and said – as parrots: “there’s a crisis between the U.S. and Saudi Arabia”!

    Let’s see what will they think/talk/write now – as ones more that have no ever memory.

    They write and say only ever hogwash – know nothing and want to do the “wise-sitting” in their dusty rooms and copying a lot of articles written by others ignorant.

    Surfer [Obama (i.e., the U.S.) move when needed and only with Friends. Real Friends!]

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