Dalle memorie di Sir William Reginald Davies: odio.

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Colui che vede tutti gli esseri nel Sé e vede il Sé in tutti gli esseri, questi non odia nessuno. Isa Upanishad

 

Iodio e sodio chimica dell’affanno, caccia, minaccia. Sul podio catodico la serpe che ho nel sangue striscia bava alla bocca da cane. L’eterno ringhiare nel tripudio di un sicuro branco, comunione del male, ferita inferta senza saper perché e senza sapere se il colpo definitivo sia mio o altrui. Senza conoscer perché ti copio e ingoio odio. Veleno per cui tremo e vedo il viso del nemico fetente e lui sente crescere in me astio abnorme, brucia un intero palazzo è fuoco d’odio.

Immerso in questo esilio dove non vedo più l’altro, esiste un solo ostacolo planetario e quando non ho davanti il nemico sento il tedio perché mi manca l’odio. Quando me lo ritrovo davanti sento il cuore scoppiare e resto senz’audio come fossi in uno stadio vuoto, isolato, remoto e affamato. Rotolo dal pendio dell’odio urlando minacciosi insulti, facendo volar sputi, agitando le braccia e i pugni: sono un semidio mutilato e ubriaco d’odio. Non c’è rimedio che non sia nel sangue, non c’è assedio che mi renda più esangue, non vedo nessun amato viso immerso come sono nell’eterno esordio dell’odio.

Eccidio di sguardi, odio cieco sbatte qua e là impazzito, vigliacco, invadente vomita maleodorante, brucia ogni istante bestia intrigante, episodio che si fa mare d’odio. Rosso consumato in pieno ventre infilzato dalle fiamme distruggerei tutto il creato, grido al cielo crivellato di improperi ogni orrore, all’orecchio del bastardo assordanti contumelie e dentro ardo mi consumo m’avveleno, sfiorisco in un fratricidio e con la terra negli occhi annaspo al guinzaglio dell’odio.

Stermino, abominio, fame infame, schegge di gelo piantate nella carne non vedo, non sento. Se l’altro non ha volto ne farò una razza, un’etnia, un mazzo informe da schiacciare, spaiare, annientare annegare. Mai l’animale più infimo, nemmeno l’invertebrato più lurido, mai così ridotto, ubriaco, chiuso, ottuso. Odio in cocci di vetro conficcati nei pensieri, parole spinose, alitare invadente, estirpata la ragione restano cataste d’odio da ingurgitare fino a cader di faccia nel fango che impasta la bocca d’odio.

 

L’odio non libera, ma vincola per l’eternità, genera solo mostri, ostruisce il dispiegamento della vita.

Massimo Recalcati

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