Dalle memorie di Sir William Reginald Davies: rosari.

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Ricordi di carezze passate e magie attuali, baci rubati e profumi. Le televisioni vomitano chiacchiere su rosari e Vangeli, chiese ed incensi, confessioni ed inni alla vita, cuori immacolati ed anime affidate ad un corriere a cui manca il numero civico. Dove devo consegnare questo pacco? Non nominare il nome di Dio invano. Altari, Papi che incoronano imperatori, Cardinali al cellulare e ricevimenti in terrazza. Miracoli di cartapesta, magie della propaganda, angeli opportunamente scritturati per respingere diavoli molto terreni ovvero avversari politici. Il gioco del potere travestito: santi che son puttane e puttane che sono santi. Impazza la triste immagine di un tale che sventola un rosario per raccattare qualche voto alla sagra paesana e conservare il posto di capomastro.

Il profumo d’incenso si trasforma in tanfo di zolfo, la via dell’inferno si dice sia lastricata di buoni propositi. I Santi in paradiso ignorano piccinerie nostrane e guerre tra porporati a colpi di oscure trame e parole a mezza bocca. Mio malgrado sono costretto ad interessarmene, ad incontrare preti dallo sguardo limpido e dal sorriso naturale, ad ascoltarli ragionar di simboli utilizzati impropriamente e di poveri perseguitati proprio da chi si professa credente praticante e sciupafemmine aitante. Ne incontro anche un paio sinistramente soddisfatti da chi “finalmente difende la tradizione e non si svende al relativismo consumistico”. Sono respingenti fotocopie di Innocenzo X, così come lo dipinse Francis Bacon: personaggi usciti da un film dell’orrore, anime buie, predatori pericolosi.

La tradizione è una parola magica ed un calderone puzzolente dove sciogliere il formaggio dell’identità, le cibarie che cucina la nonna e quelle serate in osteria o le bestemmie come intercalare, salvo poi andar a messa e con la bella all’altare. Un bel mondo antico, dove si va dal contadino a rubar l’uva e ci si arrampica sugli alberi a raccoglier fichi e le dita restano appiccicose. A me bambino dicono del meridionale, ma in realtà sono solo nato in Romagna. L’armamentario religioso rimanda a questo bel mondo antico, la certezza di un passato inossidabile dove di mettono i soldi in BOT e si portano a casa cedole del 20% e l’inflazione galoppa. Se i Santi vogliono e se baciamo il rosario si replicherà questo paradiso senza problemi: esplodono solo treni e stazioni. Ritorno al futuro.

Piove a maggio e dentro la chiesa fa sempre freddo e c’è umidità. No non so perché sono qui, alle due e mezza di pomeriggio, poca luce ed il suono della pioggia battente. Mi siedo e chiudo gli occhi. In Normandia ricordo quella chiesa gotica con alte volte a crociera su archi a sesto acuto e tre rondini al suo interno. Padre, Figlio e Spirito Santo? Sembra che lo spirituale ed i suoi riflessi religiosi chiedano di non essere esposti, certo mostrati, ma ritualmente e poi nuovamente celati. Le ostie tornano nel tabernacolo ed il vino scompare nel corpo degli officianti. Lo spirituale esposto e ridotto a marketing confluisce nell’osceno contemporaneo, la pornografia dell’atto seriale in cui far affogare le telecamere in immagini che infettano l’atmosfera. Fango. L’esposizione porta al niente, annulla il Sacro riducendolo ad atto sterile e quel pacco contenente un’anima è solo una scatola vuota e manca anche il civico per consegnarla. Conservate lo scontrino e se non siete soddisfatti della merce la potete restituire entro due settimane dall’acquisto.

 

 

Se questo è amore, mi dico.

Se questo è amore, mi dico. Ma sì,
questo è l’amore che conosciamo. Ora.
Amore appiccicato, che incolla
quel poco di ala modesta sulla schiena.
Amore legato. In cui si ripete la solfa
del tu e dell’io. Non siamo capaci
di essere insieme acqua e moto,
sale e onda, unica impresa spettacolare.
Come il mare laggiù, lo vedi?

Mariangela Gualtieri

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