Dalle memorie di Sir William Reginald Davies: uno spiacevole incontro.

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Tutti i pensieri concernenti una verità o la ricerca di una verità, dovrebbero essere espressi senza rischio.

Anna Maria Ortese

 

 

La coesione, debole e tormentata per partire con il gioco fu trovata, fa anche rima….. Forse prevalse la curiosità di giocare più che una reale unione di intenti. Eravamo e restiamo una congrega di squallidi radical chic. Mi ritrovai in squadra con Benassi e distaccato in Italia.
Donald si ricordava della mia passione per l’Italia e le Italiane e mi sganciò in una città di provincia tra la Lombardia e L’Emilia: Mantova. Un gioiello.
Era una città bellissima, che avevo conosciuto solo superficialmente in passato. Ebbi tempo di esplorarla meglio. Trascorsi una prima settimana in solitudine, Benassi faceva base a Bologna e ci saremmo incontrati nei giorni successivi. Era una città Rinascimentale con ben due chiese progettate da Leon Battista Alberti, Sant’Andrea e San Sebastiano, un Palazzo Té opera di Giulio Romano e ricca di affreschi licenziosi, mentre a Palazzo Ducale si potevano ammirare cicli di affreschi curati da Andrea Mantegna.  Un paradiso per gli occhi e per il palato: si mangiava e si beveva molto bene a Mantova.

Passeggiare in città significa relazionarsi con l’acqua, come in una Venezia Lombarda l’acqua si infilava per le sue strade e si apriva improvvisamente in ampie lagune delimitando l’orizzonte della città. Il Mincio abbracciava Mantova e ne accarezzava il paesaggio. C’era un bar che si apriva sul fiume in cui passavo i pomeriggi di quella settimana di fine estate. Mi portavo il computer sotto la distesa ed avevo iniziato il solito lavoro sui social network per divulgare notizie, spingere trend, pubblicare articoli, portare idee liberali e combattere le bestie della disinformazione e soprattutto dell’odio. Raccoglievo informazioni e le connettevo tra loro, roba di cui discutere poi con Benassi. Così diceva la consegna per un paese, l’Italia, dove forze oscure avevano preso l’iniziativa. Alzavo gli occhi e la bellezza era abbacinante e tra computer e qualche calice di vino distrarmi fu naturale. Chiusi il computer, pagai il conto e andai verso Palazzo Ducale, per uscire lentamente dal centro e andare verso il mio alloggio in periferia tra vie poco frequentate. Mai distrarsi nei giochi che organizza Donald.

La ricerca della verità non è un gioco semplice e senza rischi. Si infastidisce sempre qualcuno che non ama la verità, predilige l’odio e la menzogna, immagina un controllo pervasivo e gestisce loschi interessi particolari attraverso la propaganda. Me lo ritrovai improvvisamente alle calcagna con la caratteristica testa rasata e quando furono chiare le sue intenzioni non mi restò che scappare. Aveva infilato nelle maniche una spranga di ferro e quello che doveva regalarmi non erano baci e carezze. Mi misi a correre a più non posso cercando di riguadagnare il centro e lidi più frequentati da umani. Il tizio era un armadio, classico bove pagato da qualcuno per spaccare teste (e far sparire computer ). Ormai mi aveva preso, aveva la metà dei miei anni: non sarei arrivato da nessuna parte.

Ci sono questi attimi prima dell’inevitabile, ne avevo incrociato un altro paio, la consapevolezza di un impatto, di un dispiegarsi di eventi, di un crollo imminente. Sentii la sua mano sulla mia spalla e un colpo secco sulla coscia della spranga e in un attimo fui per terra, mentre il tipo mi trascinava tra due auto in sosta per farmi a pezzi. A volte però ci sono gli imprevisti e a volte gli imprevisti aiutano. In una delle due auto si erano appartati due in vena di caldi baci e ora stavano impietriti sbarrando gli occhi sul tipo con la spranga. Lui si girò per un attimo e decise che non ne valeva la pena aver del pubblico. Mi assestò un simpatico calcio sullo stomaco e se la diede a gambe.

Fatta una rapida revisione della baracca e aggiustati lividi e dolori vari spiacevoli assai, sputato un po’ di sangue e parole brutte, ottenuta una giusta doccia bollente sentii Benassi per raccontargli lo spiacevole incontro. La partita era dunque aperta ed il biglietto di benvenuto non dei più lusinghieri.

Ci voleva altro che un paio di sprangate per farci desistere. Chiedemmo rinforzi ed io mi misi in tasca una vecchia ed affidabile amichetta. Non si sa mai che il cielo possa caderci in testa.

 

 

Disfano, i giorni, il cencio da Te fatto:
Si stringe a vista d’occhio, sotto mano.
La verde trama e’ presto diventata
Celeste, grigia, e poi marrone, stinta.
E ai bordi e’ lisa, come di batista.
Mai i pittori descrivono la fine
Del viale. A quanto pare si ritira,
A lavarlo, il vestito della sposa,
E anche il corpo non si fa piu’ bianco.
Sia che secchi il formaggio, o manchi il fiato.
Ossia: l’uccello e’ un corvo, di profilo,
Ma in cuore e’ un canarino. E’ che la volpe,
Quando l’azzanna, semplice, alla gola,
Non sta a badare se e’ sangue o tenore.

Iosif Brodskij

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