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Dietro la lavagna ora c’è più posto

Il cappello da asino, quell’angolo angusto dietro la lavagna e diverse forme di “castigo” hanno colpito l’Italia negli ultimi anni. Un deficit troppo ampio abbinato ad un debito pubblico molto più ampio del PIL nazionale avevano messo in dubbio la capacità dell’Italia (e di altri paesi in condizioni di difficoltà) di riuscire ad onorare i propri impegni.

A giugno è tempo di pagelle e oggi la BCE ha pubblicato il bollettino mensile di politica monetaria, dove tra le altre cose si possono leggere -finalmente- parole di elogio per l’Italia:

“Negli anni recenti hanno conseguito una correzione sostenibile dei rispettivi disavanzi eccessivi dapprima la Finlandia e poi Germania, Italia e Lettonia”

Insomma, ci ritroviamo di colpo tra i “secchioni”. Ma la Maestra è più contenta, in generale, di tutta la classe:

“I costanti progressi compiuti dai paesi dell’area dell’euro nel ridurre gli squilibri di bilancio sono illustrati dal numero crescente di paesi che escono dalle procedure per deficit eccessivoil 2 giugno 2014 la Commissione Europea ha raccomandato l’abrogazione delle Procedure di deficit eccessivo anche per Belgio, Austria e Slovacchia (le cui scadenze per la correzione dei disavanzi eccessivi erano fissate al 2013) nonché, con un anno di anticipo sulla scadenza del 2014, per l’Olanda, in quanto questi paesi hanno compiuto notevoli progressi nella correzione dei disavanzi eccessivi. Ci aspettiamo infine che anche Malta consegua una correzione sostenibile del proprio disavanzo eccessivo entro il termine fissato al 2014″.

Ma come si è realizzata questa correzione? Prevalentemente con un protratto calo del reddito nel periodo che va dal 2009 fino al terzo trimestre del 2013, caratteristica comune a Italia, Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo e Slovenia.

Viceversa, nei paesi dove non sono state date bacchettate, né castighi (ovvero Francia, Olanda, Austria, Finlandia e Germania) si è registrata una forte crescita del reddito disponibile delle famiglie dal 2010 in avanti.

Ma anche qui le cose stanno cambiando: secondo la BCE il reddito disponibile delle famiglie nei paesi soggetti a tensioni inizia a dare segni di stabilizzazione, grazie alla minor riduzione dei redditi da lavoro dipendente e dei redditi da capitale.

Ma c’è anche dell’altro. La Crisi ha avuto effetti anche sulla disuguaglianza, per lo meno quella misurata dal coefficiente di Gini: si tratta di un misuratore statistico espresso in un numero compreso tra 0 ed 1. Valori bassi del coefficiente indicano una distribuzione abbastanza omogenea, il caso limite del valore 0 che corrisponde alla situazione in cui tutti percepiscono esattamente lo stesso reddito; viceversa il valore 1 corrisponde alla massima concentrazione, ovvero la situazione dove una persona percepisca tutto il reddito del paese mentre tutti gli altri hanno un reddito nullo.

Secondo i calcoli di Eurostat guardate un po’ che cosa è successo:

gini

L’Italia è uno dei paesi nei quali la disuguaglianza è diminuita, certo non nella misura in cui è diminuita in Polonia o in Portogallo, ma comunque è diminuita mentre il coefficiente medio dell’UE ha registrato un lieve aumento.

Purtroppo queste complessivamente buone notizie non concedono tempo al compiacimento, né spazio per sedersi su alcun alloro. se siamo seduti su qualcosa, quel qualcosa sono ancora i debiti. Il bollettino BCE contiene infatti il monito:

Per l’Italia è importante accrescere gli sforzi di risanamento del paese per assicurare sufficienti progressi verso l’obiettivo di bilancio di medio termine e l’osservanza del parametro per il debito, con la priorità di imprimere uno stabile andamento discendente al cospicuo debito in rapporto al PIL“.

Il debito cumulato affligge i conti del paese di costi prossimi ormai ai 90 miliardi di € all’anno. Lo Stato dovrà quindi sfruttare ogni risorsa (e a breve avremo ad esempio la privatizzazione di Fincantieri) per abbattere il monte dei debiti, perché da essi vengono costi che costringono a tagli e riduzioni in una spirale repressiva che toglie spazio agli investimenti per la crescita.

Per questo genere di cose la Banca Centrale Europea, che faccia o meno il Quantitative Easing, può fare poco: al più i suoi interventi possono aiutare a ridurre -per un po’- il costo del debito. Una intensa, prolungata ed efficace cura dei sintomi. Ma alla malattia, prima o poi, qualcuno dovrà pensarci.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

2 Risposte a “Dietro la lavagna ora c’è più posto”

  1. Assai sorpreso che la diseguaglianza sia diminuita. Non vorrei che lo sia verso il basso, però. Speriamo in bene. Sul debito cecidere manus.

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