Dimmi che amigdala hai e ti dirò come investi.

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Leone o gazzella? Toro o orso? E’ tutta una questione di amigdala. Almeno secondo i ricercatori del Centro di Neuroscienze Cognitive e del Cresa (Centro di Ricerca in Epistemologia Sperimentale e Applicata) del San Raffaele che hanno individuato nell’amigdala, il centro neurale della paura e dell’ansia, la “centralina” che anticipa il dolore conseguente a possibili perdite derivanti da una scelta, anche finanziaria. L’amigdala riconosce i possibili pericoli insiti nelle azioni spingendoci a non agire più spesso di quanto sarebbe razionale: preferiamo evitare le perdite piuttosto che ottenere guadagni. Per esempio, nonostante la redditività storica delle azioni sia superiore a quella delle obbligazioni, il meccanismo innato del nostro cervello induce l’investitore a scegliere il minore rendimento delle seconde. Non solo. L’avversione alle perdite è maggiore nell’investitore che ha un’amigdala più estesa.

“Il nostro cervello – spiega il direttore del Cresa, Matteo Motterlini – non traffica allo stesso modo con guadagni-perdite: li tratta come fenomeni distinti. Non è quindi “progettato” per soppesare in maniera razionale e lucida la combinazione di probabilità e il grado di rischio/rendimento atteso. I presupposti della teoria della finanza classica sono in questo senso neuro-biologicamente irrealistici. Certo, possiamo imparare a essere razionali nelle nostre scelte finanziarie, ma non lo siamo “naturalmente” quando si attivano i processi automatici e in larga parte inconsci innescati da reazioni viscerali come la paura di perdere. Ciò non può non avere conseguenze su larga scala riguardo a come progettare politiche economiche e istituzioni finanziarie che ne tengano conto in maniera responsabile.”

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Camilla Conti

Giornalista. Moglie di un giornalista. Mamma di una nana anarchica.

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