Donald Trump: il doppio presidente

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Donald Trump è il Presidente più divisivo della storia degli USA. La sua elezione è stata definita “inimmaginabile” fino a poche ore prima dal voto, ed il suo insediamento alla Casa Bianca è parso a molti una specie di film distopico, come se tutto fosse una sceneggiatura mirata a sbalordire il pubblico e tenerlo incollato al video.

A quasi 100 giorni dal suo insediamento, per quanto molti osservatori fossero preoccupati dal vedere alla casa Bianca “uno come Trump”, le aspettative sono state surclassate, perché ce ne sono almeno due, di Trump:

Il primo pensiero va, naturalmente, alle questioni da “sceriffo del mondo”, ruolo rinfacciato ad Obama e rigettato da Trump, almeno in campagna elettorale, salvo poi sganciare missili Tomahawk sulla Siria


Ma c’è molto di più. La NATO?

E’ un’istituzione obsoleta

Questa almeno la sua idea esposta in campagna elettorale. Ma ieri, durante  l’incontro a Washington con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, Trump ha descritto l’Alleanza Transatlantica come fondamentale per la sicurezza dell’Occidente e cruciale per il controllo della crescente tensione con la Russia. Allo stesso tempo, il presidente americano e Stoltenberg hanno ribadito la speranza di poter collaborare con il presidente russo, Vladimir Putin, nella lotta contro il terrorismo e per porre fine alla crisi migratoria in Europa.

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Il tasso di approvazione (e disapprovazione) del Presidente Trump è decisamente deludente:

Ancor più considerando un confronto coi predecessori. Trump è il presidente che gode del tasso netto di approvazione (differenza fra approvazione e disapprovazione) più basso di sempre:

In termini finanziari le questioni rilevanti sono due:

Innanzitutto Trump è piaciuto subito alle borse perché si è presentato come elemento dai contrasti molti forti. I mercati non amano l’incertezza, e poter contare su un presidente che ha posizioni nette significa sapere in anticipo quali settori andranno meglio e quali saranno in difficoltà. Scoprire che invece Donald è un giorno sul melo ed un altro sul pero può finire per insierire su Wall Street (e a cascata sui listini mondiali) una convinzione pericolosa: che il principale elemento di incertezza sia l’inquilino della Casa Bianca.

L’altra grande questione è la politica monetaria: ricordate l’accusa alla Cina di essere un “manipolatore del cambio”? Trump attribuiva il deficit commerciale americano ad uno yuan (ed un euro…) troppo svalutato. Ma ieri Trump ha dichiarato che

“la Cina non è più un manipolatore del cambio”

si tratta dell’ennesimo voltafaccia, niente di inedito o di grave, si tratta solo di politica. Ciò che è grave è quello che sottotraccia sento di percepire, insinuarsi in maniera strisciante: l’idea di mettere il cappello sulla Fed, mettendola sotto il giogo delle esigenze politiche di Washington.

Trump ha chiaramente posto un focus sulla riduzione del deficit commerciale, la politica dei dazi si fonda chiaramente questo obiettivo e “America First” non è altro che la sintesi estrema di questo concetto. L’idea che con un dollaro debole l’obiettivo risulti più facile è fortemente radicata nella testa di Trump, che chiede ripetutamente che il dollaro non si apprezzi e che i tassi restino bassi. La presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, ha un mandato in scadenza per febbraio 2018 e dall’arrivo di Trump alla Casa Bianca ha preso ad accelerare nel più volte annunciato, ma poco attuato, avvio della politica di rialzo dei tassi.

Non crediate che la cosa sia frutto di conversazioni personali, la scelta della Yellen deriva dal timore che le politiche fiscali del nuovo presidente possano avere contraccolpi negativi, e ha intuito che le occorre recuperare margine di manovra sia sui tassi che nelle manovre non convenzionali. Ed il fatto di avere un mandato a breve scadenza non fa che aumentare la pressione per attuare queste manovre alla svelta.

Ecco perché improvvisamente Trump ha detto che la Yellen “potrebbe anche essere rieletta” al prossimo giro. Lo scopo è duplice: placarla da una parte e dall’altra far trapelare il messaggio che l’elezione alla guida della Federal Reserve terrà conto non tanto del curriculum dei candidati, quanto della disponibilità degli stessi ad ubbidire alle richieste di Washington, in base alle esigenze fiscali e di consenso, facendo ricadere su Trump poteri da “doppio presidente”.

I mercati sono da molti anni sostenuti dalla politica monetaria più o meno coordinata delle Banche Centrali ed ora faticano a camminare con le proprie gambe. L’ultima cosa che ci serve è un assoggettamento delle banche centrali alle esigenze politiche, sarebbe una minaccia gravissima al funzionamento del libero mercato. Persino peggio di una sgangherata politica di dazi, svalutazioni e barriere non tariffarie.

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L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi si occupa di Private Banking.

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