Economia della divulgazione – con Oscar Giannino – EPT #71

Si avvicina il finale di stagione e, come ogni serie che si rispetti, anche “Economia per tutti” prepara i fuochi di artificio.

Questa settimana la marcia di avvicinamento alla pausa estiva è davvero all’insegna dello spettacolo pirotecnico. Quel che vi proponiamo, però, non sono tracce incandescenti che illuminano il cielo per un istante di stupore, ma tanta sostanza. La sostanza di un ospite eccezionale.

Amico affettuoso di EPT, ma ancor più, da anni, modello e compagno di fatica, la fatica della divulgazione economica. Lui è Oscar Giannino. Pleonastiche le presentazioni, ma tutt’altro che superfluo sottolineare come non vi sia operatore dell’informazione che si sia prodigato più di lui per far evolvere l’opinione pubblica italiana e stanarla dalla sua inveterata refrattarietà, infarcita di pregiudizi, alla sfera economico-finanziaria e alle dinamiche di mercato.

Missione ingrata e di sicuro fallimento nella quale tuttavia Oscar persevera da anni con studio, passione, ansia di far comprendere mai disgiunta dal rigore concettuale. Del resto, se uno crede contra spem ad una prospettiva liberale per l’economia italiana, può persino meravigliosamente ostinarsi in direzione contraria ed insistere sulla divulgazione economica.

Proprio da qui, da cosa significhi divulgare l’economia, da come funzioni l’economia dell’informazione prende le mosse la nostra “conversazione inclinata” con Giannino. Un racconto, il suo, che è innanzitutto una lezione di metodo: ricordarsi sempre che, in questo paese, se qualcuno ha orecchiato un po’ di macroeconomia, pochissimi masticano i fondamentali della microeconomia; fare poca teoria e scaldarsi invece sui temi concreti, quelli che convincono chi ti ascolta che di lui stai parlando; e poi tanti dati, report e niente sconti a chi caccia balle, soprattutto (anche se costa) se si tratta di classe dirigente.

Ma il racconto di Giannino è anche il quadro amaro, seppur tratteggiato senza ombra di rassegnazione, di un’industria editoriale, quella italiana, che ha abdicato, non ha creduto, nell’era in cui la notizia in sé diventa una commodity nella disponibilità di chiunque, alla missione di orientare la domanda migliorando l’offerta, proponendo il valore aggiunto rappresentato dall’analisi e dall’approfondimento. Un’industria editoriale che ha rinunciato a sfruttare la sfida multimediale per innalzare la qualità del prodotto, ma ha preferito pigramente assecondare e replicare il trash televisivo, contrabbandando per pluralismo la tossica equivalenza tra fondatezza e infondatezza.
Un’industria editoriale, in ultima analisi, fedele espressione, per giunta nel nevralgico settore della formazione dell’opinione pubblica, di una classe più digerente che dirigente, quella per intenderci che ci ha regalato il record della diffusione e penetrazione delle posizioni populiste.

Dal metodo, poi, al merito, ossia alla carne viva della cronaca che ha Oscar ha addentato da par suo, “alla Giannino” appunto. A partire dalla polemica di giornata, quella sull’Ultima Thule della giustizia sociale e del progressismo: il salario minimo. Una terra promessa contenuta in una Direttiva europea che Giannino, a differenza pare di molti altri, conosce bene. Tanto da smontare, dati e analisi alla mano, la narrazione demagogica e colpevolista che imperversa da giorni: il salario minimo, in realtà, è misura né richiesta né adeguata all’Italia, paese tra i più virtuosi per copertura contrattuale dei lavoratori, paese il cui vero problema è piuttosto il lavoro irregolare e per il quale sarebbe gravido di insidie un salario ex lege che uccidesse la contrattazione tra le parti sociali.
Ma nel tritacarne intellettuale dell’amico Oscar finiscono anche tante altre peculiarità (eufemismo) del nostro amato paese: il fare la guerra alle compatibilità economiche che ciclicamente conduce a delegare ad economisti e banchieri brevi stagioni di economia di guerra, lavoro sporco per salvare la baracca rapidamente sconfessato per ragioni di consenso; il reddito di cittadinanza, la selva perversa dei bonus ed il contrasto all’evasione fiscale; il dibattito internazionale sulla fine dolorosa e complessa di un ciclo di politica monetaria durato decenni che da noi si immiserisce invece nella consueta narrazione vittimistica e autoconsolatoria sui disegni punitivi di BCE e mercati.

Non che avessimo bisogno di conferme, ma noi abbiamo scoperto ancora una volta il privilegio rappresentato dall’amicizia di questo mai domo Don Chisciotte della divulgazione economica e della consapevolezza civile delle sfide che attendono questo Paese. Se volete approfittarne anche voi, vi aspettiamo sulla vostra piattaforma preferita, ad esempio qui:

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