Elogio della Noia

Tempo stimato di lettura: 3 minuti

Noia Moravia

Siamo disperatamente bisognosi di idee, di progetti, ma la sola cosa che riusciamo ad ottenere sono liste di ministri, nomi associati ad incarichi.
Tanti “chi” e pochi “cosa”.

Alla lunga un giochino terribilmente noioso.

Alberto Moravia, nel suo romanzo più bello “La Noia”, lo dice bene:

“Per me, invece, la noia non è il contrario del divertimento; potrei dire, anzi, addirittura, che per certi aspetti essa rassomiglia al divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà.”


Viviamo una realtà scarsa e inadeguata a quelle che sono le nostre legittime aspirazioni, ma questo potrebbe avere un inatteso lato positivo: quando si è presi dall’oziosità, dalla voglia di ciondolare sul divano, osservare le nuvole sdraiati su un prato o di passare un’ora a mollo nella vasca da bagno ci sentiamo spesso in colpa, pigri, persi in uno stato che ci impedisce di vivere con successo nella frenetica modernità.

Ma c’è anche un’altra prospettiva: se essere indaffarati genera stress, ci devono essere dei punti di contatto fra la pigrizia e la felicità. E dalla noia spesso possono sorgere le idee migliori.

Appena troviamo la forza di distanziarci dall’immanente, possiamo affrontare i dilemmi più profondi: cosa voglio veramente? Mi sto muovendo in coerenza coi miei desideri? O faccio delle cose per compiacere gli altri?

Le crescenti disuguaglianze (interne, perchè -è giusto precisarlo- a livello globale diminuiscono), la crescente insoddisfazione per i rituali della democrazia e la delusione per la qualità della vita hanno generato una sorta di bisogno di caos, di cambiamento per il cambiamento.

Nell’era dei social media, lo scontento si contagia con più facilità, con la condivisione delle opinioni e la maggior “viralità” di quelle più aggressive, taglienti. Le istituzioni sono da “spianare con la ruspa” o da “aprire come una scatoletta di tonno”, secondo la dialettica di maggior successo nella raccolta di consenso, ma alla prova dei fatti chi voleva usare la ruspa ha abbaiato senza mordere, altri hanno imparato a sodalizzare col tonno.

Dopo tante emozioni, in un susseguirsi di rimpianti, accuse, rivendicazioni e provocazioni, forse ora è il momento della noia.

La situazione politica potrebbe diventare meno incendiaria e più compassata, e anche sul piano economico si va verso una nuova fase in cui si “compra tempo”: le Banche Centrali sono nuovamente pronte a tagliare i tassi ed essere accomodanti.

Questa volta il tempo che viene comprato sarà il caso di sfruttarlo, invece di sprecarlo. Possiamo spenderne una parte a scoprire se davvero viviamo in un mondo inaccettabile o se in fondo le cose vanno meno bene di quanto vorremmo, ma non poi così male.

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Alcune delle ragioni del malcontento generale sono dovute a punti di riferimento sbagliati, termini di paragone inarrivabili, come racconta la brava conduttrice TV Andrea Delogu:

“Vi prego di credermi, quello che vedete in tv non è la realtà, è una realtà filtrata, con ore di trucco e parrucco, con vestiti cuciti alla perfezione addosso e con escamotage per compattare il tutto: calze velate (non ve ne siete mai accorti quindi non fate le facce schifate) pancere, reggiseni push-up e soprattutto luci giustissime. Voler assomigliare ad un’immagine trasmessa dalla tv è come voler assomigliare ad un filtro instagram, è impossibile. È spettacolo, show, come un palco teatrale, ci si prepara, si indossa un “costume”, un costume che amo tantissimo ma è sempre un costume.”

Un giusto ammonimento al rischio di condannarsi alla frustrazione.

Dominare la rabbia sociale, placare il malcontento, può aiutarci a sfruttare questo possibile momento di “noia” che abbiamo davanti. Un momento da sfruttare bene, per capire bene cosa abbiamo, cosa ci manca, dove vogliamo andare, per tornare a dare rilevanza al “cosa” fare, prima che tifare per il “chi”.

Ci accusino pure di esser pigri… a volte il lavoro più profondo non è per niente appariscente, ma produce un cambiamento della realtà, troppo spesso deludente, inadeguata. Proprio come scriveva Moravia:

“La realtà, quando mi annoio, mi ha sempre fatto l’effetto sconcertante che fa una coperta troppo corta, ad un dormiente, in una notte d’inverno: la tira sui piedi e ha freddo al petto, la tira sul petto e ha freddo ai piedi; e così non riesce mai a prender sonno veramente.”

articolo pubblicato su Lettera43 il 04.09.2019
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L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari

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