Fate presto. Riforme strutturali, adesso

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I mercati stanno vacillando, ed il messaggio all’Italia e al governo Renzi è chiaro: servono riforme serie ed è rimasto poco tempo.

Gli investitori internazionali sono ritornati ad investire in obbligazioni e azioni Italiane dopo le elezioni e la stabilizzazione del governo. Lo spread contro i Bund è sceso, e negli ultimi mesi anche le quotazioni del FTSE MIB sono salite. Ma questo colpo di fulmine tra gli investitori e l’Italia di Renzi sta vacillando, e nelle ultime settimane i mercati sono ritornati volatili, e l’Italia è ancora una volta il mercato a soffrire di più.

A pesare sui mercati italiani è il dato del PIL, il secondo consecutivo in contrazione (-0.2% annuale nel secondo trimestre, dopo uno -0.1% nel primo). Gli investitori, come anche il governo, speravano nella crescita. Ma per favorire la crescita, come sappiamo, non serve solamente l’effetto-carota sui consumi degli €80 di tagli alle tasse – servono riforme di lungo termine che creino le condizioni per l’investimento.

Perdiamo terreno

Perche’ l’Italia non cresce? Una risposta popolare degli ultimi anni è stata di attribuire alla moneta unica i problemi del paese. Certo, l’euro è alto e la BCE è stata meno aggressiva della Federal Reserve nelle sue politiche espansive, lasciando che l’euro si apprezzasse contro il Dollaro ed altre valute. Ma anche con un euro più basso, rimangono molti problemi strutturali che i governi Italiani non hanno affrontato negli ultimi 20 anni. Ed è chiaro anche dalla ripresa Europea degli ultimi 12 mesi che altri paesi con problemi più seri, come la Spagna, ci stanno superando.

La Spagna, per esempio, ha sofferto di una bolla immobiliare e bancaria maggiore rispetto all’Italia, ma ha avuto il coraggio di riformare le sue banche radicalmente, creando una bad bank e riducendo il numero delle banche locali da 45 a 13. Ha inoltre semplificato i contratti di lavoro e lanciato nuove misure per il finanziamento delle imprese. E imprese internazionali come Renault, Carrefour o Ford hanno investito in Spagna negli ultimi 3 anni, trovando lì le condizioni ideali per creare nuovi posti di lavoro. L’ultimo dato di crescita del secondo trimestre è stato +0.6%, contro il -0.2% Italiano

L’Italia non è terreno fertile per iniziare nuove imprese, e il Fondo Monetario Internazionale nel suo ultimo rapporto ha chiaramente indicato perché. Tra le riforme più urgenti, quella del lavoro non è stata ancora iniziata, mentre le banche medio-piccole sono state ricapitalizzate, ma rimangono strutturalmente simili a come erano prima della crisi (e con più sportelli per abitante che in qualsiasi altro paese dell’ OECD).  L’FMI scrive questo iniziando il suo rapporto in maniera inusuale, con una citazione di Renzi:

“Ours is a rusty country, a country bogged down, chained by stifling bureaucracy, by rules, regulations and codes….” Prime Minister Matteo Renzi, February 2014

Niente crescita

L’alto costo della burocrazia, del credito e delle tasse pesa sulle imprese italiane, che hanno sopportato cinque lunghi anni di crisi e non vedono ancora luce alla fine del tunnel. Le misure del decreto competitività sono positive e rappresentano parte di una svolta, rispetto agli ultimi 20 anni di non-riforma e “svalutazioni competitive”. Incentivi fiscali e rafforzamento per il credito alle imprese fuori dal canale bancario aiutano, ma i punti cruciali rimangono ancora intoccati.

Il governatore della BCE Mario Draghi e’ stato chiaro nel suo ultimo discorso il 7 Agosto, facendo chiari riferimenti all’Italia.

“It’s pretty clear that the countries that have undertaken a convincing programme of structural reforms are performing better – much better – than the countries that have not done so, or have done so to a limited extent. This is coming out quite clearly on the scene in front of ones eyes. That’s, I think, the broad assessment I would give for growth.”

“E’ chiaro che i paesi che hanno implementato riforme strutturali stanno performando meglio, molto meglio di altri che non le hanno fatte.” Che aspettano, dunque, i politici italiani?

La riforma del Senato è finalmente in corso, ma il processo di approvazione rimane lento. C’è ancora molto da fare e poco tempo da perdere affidandosi a previsioni di crescita ottimiste.

Gli investitori internazionali che sono ritornati in Italia chiedono in sostanza progresso su questi punti:

  1. Più riforme del settore pubblico (meno tasse e meno spesa), come ha sottolineato Draghi
  2. Consolidamento delle banche medio-piccole per aumentare l’efficienza e ridurre il costo del credito
  3. Certezza del diritto: un sistema giudiziario più veloce
  4. Una riforma del lavoro dove la flessibilità non sia solo dalla parte dei giovani

Senza riforme strutturali non c’è crescita di lungo termine e non arrivano investimenti. O peggio, i (pochi) investitori che sono tornati potrebbero vendere. Oltre due terzi dichiarano di essere intenzionati a vendere, senza progressi concreti sulle riforme, come ho spesso discusso sulle pagine del Sole 24 Ore.

In una recente intervista a Rachel Sanderson, l’ esperta corrispondente per l’Italia del Financial Times, Matteo Renzi ha dichiarato: 

“I agree with Draghi when he says that Italy needs to make reforms but how we are going to do them I will decide, not the Troika, not the ECB, not the European Commission. I will do the reforms myself because Italy does not need someone else to explain what to do.”

Ovvero, deciderà lui (Renzi) sulle riforme da farsi, non la Troika, l’ECB o la Commissione Europea.

Chiunque sia a decidere, è chiaro che di tempo ne è rimasto poco, e che gli investitori internazionali stanno diventando ansiosi per vedere riforme serie, non solo promesse o grandi numeri.

Question: What would make you sell/take profits on Italian holdings? (Cosa ti porterebbe a vendere i tuoi investimenti in Italia?)
Lack of progress on reforms – 67%
US Treasuries trading above 3% – 13%
A sizeable anti-Euro vote at the European parliamentary elections – 13%
I am not looking to take profits anytime soon – 7%
10y Italian spreads below 150bp to bunds – 0%
Further indications that there is no more ECB easing in the pipeline – 0%
Source: RBS Italy Investor Day, March 2014

Il colpo di fulmine dei mercati con l’Italia va utilizzato adesso.

 

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Alberto Gallo

Partner in Algebris Investments e gestore del fondo Algebris Macro Credit.
Le grandi idee possono cambiare il mondo.

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