La rivoluzione degli educati

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Franca Valeri

“La maleducazione è arrivata molto in alto. La nostra freddezza li ha lasciati lavorare. Adesso la ribellione spetta a noi. Non si era mai visto nella storia: la rivoluzione degli educati.” Franca Valeri, fresca 98enne, confesso mi ha stimolato.

Di questi tempi viene infatti rivendicato il diritto d’essere sgarbati, scorretti e anche un po’ xenofobi, per lo più per differenza dai “buonisti”, dall’ipocrisia del politically correct; confidando che un po’ di crudeltà sia in fondo umana, “sincera”, si tengono con orgoglio comportamenti abrasivi. Violare le convenzioni crea complicità e diverte; le buone maniere non sono congenite nell’essere umano, ma arrivano da un percorso evolutivo. Ora che “la maleducazione è arrivata in alto”, tollerata e quasi incoraggiata, provo a fare un volo sulla storia delle buone maniere.

L’Uomo del Paleolitico dormiva condividendo gli spazi, si accoppiava in pubblico, e talvolta si dava al cannibalismo. C’era chi utilizzava il cranio di un nemico come coppa cerimoniale (un vezzo proseguito fino al basso medioevo).
All’apice dell’Impero Romano si iniziò a pensare all’igiene personale: ci si preoccupava del proprio alito, segnali affascinanti di come si cercava di distinguersi dai “barbari”, preoccupandosi dell’effetto che le nostre azioni generano sulla sensibilità altrui.

Nel 1152, la regina Eleonora d’Aquitania sposa Enrico II d’Inghilterra. Eleonora ingaggia un trovatore per comporre romantiche canzoni per lei e suo marito, un sottile modo per civilizzare il nordico marito mettendo in versi come un uomo buono dovrebbe trattare la sua signora.

Grazie anche a Eleonora nasce l’atteggiamento noto come “cavalleria”: l’idea che gli uomini debbano moderare forza e impulsi sessuali per proteggere l’onore e la dignità delle donne. Spostando così al di fuori del rapporto di coppia quelle che oggi chiamiamo molestie sessuali.

Nel 1209 il “libro dell’uomo civilizzato” spiega come comportarsi con decoro: consiglia di non attaccare un nemico mentre è accovacciato per defecare; per la verità già Alessandro Magno, quando gli suggerirono di attaccare i persiani di notte per coglierli nel sonno, rispose:

«Questa è la strada dei banditi e dei ladri, il cui unico fine è l’inganno. Preferisco rammaricarmi della sorte avversa anziché provar vergogna per la mia vittoria»

ἠθικός (ethikos) della battaglia campale aveva dunque radici profonde. Ma il “libro dell’uomo civilizzato” consiglia anche di ruttare guardando il soffitto; non mettersi vistosamente le dita nel naso alla ricerca di tesori nascosti e di comportarsi con decoro con le donne, senza infastidirle fissando i loro vestiti per intuire le loro forme.

Nel 1455 il calice di vetro veneziano, ideato da Angelo Barovier è la moda d’Europa. L’elevata domanda di questi bicchieri sta in parte nella loro fragilità: gesti rozzi e ruvidi li mandano in pezzi.
Il bicchiere veneziano non è fragile per carenza o per errore, ma come conseguenza di una deliberata ricerca di estrema delicatezza. L’Uomo stava sdoganando la fragilità, costringendo le persone, in particolare gli uomini, a usare le mani, anzi le dita, con più consapevolezza.

La moderazione diviene ammirevole ed elegante. Il pregiato vetro veneziano conteneva un racconto morale: essere civili implica essere consapevoli dell’effetto della propria forza sugli altri.

Nel 1533 Caterina de ‘Medici sposa il futuro re di Francia. La sua città natale, Firenze, è l’epicentro della cultura occidentale. Caterina esporta le nuove mode culinarie, tra cui la forchetta. Le mani sono fatte apposta per strappare la carne dall’osso, il rallentamento cui obbligano le posate insegna a gestire l’appetito. Le buone maniere richiedono tempo, e il messaggio implicito è chiaro nulla è più volgare della fretta (come suggeriva Dante nell’Inferno al XVI Canto). Entro il 1600, la forchetta diventa il confine tra la vita selvaggia e quella civilizzata.

Ma presto si arriva ad una svolta:

Nel 1750 il filosofo Jean-Jacques Rousseau pubblica il suo straordinario “discorso sulle arti e le scienze”, che capovolge il punto di vista sulle buone maniere: Rousseau vede le persone che vivono nello “stato di natura” come di gran lunga superiori agli istruiti e manierati; potevano infatti essere sporchi, i loro modi potevano essere semplici, o anche rozzi, ma onesti e senza i peccati del ceto “sovra-civilizzato”. Rousseau vede nella civiltà un declino, una corruzione d’animo che conduce l’Uomo da uno stato primordiale di curiosità sincera, onestà ed entusiasmo ad una cortesia che serve solo a coprire finzione e inganno; Rousseau arriva a definire la corte francese di Versailles come meno civilizzata dei primi uomini delle caverne.

I moralisti insorsero, sostenendo che bisogna imparare a dominare i propri istinti primordiali, carichi di indecenza e aggressività animalesca. Rousseau suggerisce che una civiltà evoluta deve eliminare le maniere per tornare alla primitiva schiettezza.
L’eco di Rousseau origina il Romanticismo e arriva fino a oggi: non è un caso che dia il nome alla piattaforma di voto; è sua la voce che dissacra le formalità, invita a comportarsi con più disinvoltura e dire più spudoratamente che cosa ci passa per la testa.

Ma nel 1827 un altro grande pensatore, Alexis de Tocqueville, è in visita negli Stati Uniti per studiare lo spirito ed il funzionamento di un nuovo tipo di società: la democrazia liberale. Tocqueville resta molto colpito dai modi informali americani

Osserva che in Europa i modi sono stati codificati per enfatizzare le differenze gerarchiche tra le persone ordinarie, gli aristocratici e i reali. In USA tutto suggerisce che non ci siano differenze tra le persone: nessuno si toglie il cappello davanti ad alcuno, un postino può rivolgere un saluto a un giudice, e non si può giudicare dall’abbigliamento di qualcuno se viva in una villa o in una modesta fattoria. Tocqueville è affascinato, ma ironicamente nota che questo disimpegno non elimina affatto le differenze di classe e ricchezza. Arriva a definire quei modi “crudeli” perché disegnano un’uguaglianza illusoria che induce tanti a credere di poter arrivare in cima alla società, generando schiere di frustrati. Nello stesso periodo anche Giacomo Leopardi evidenzia quanto vengano sottovalutate le buone maniere

“È curioso a vedere che quasi tutti gli uomini che vagliono molto, hanno le maniere semplici; e che quasi sempre le maniere semplici sono prese per indizio di poco valore.”

Oggi abbandoniamo sempre di più le formalità, dall’abbigliamento sul lavoro, all’uso del “tu” facendo omaggio alle idee di Rousseau,senza far niente di male. Ma se l’italianità si trasforma in disprezzo per lo straniero, ad esempio, si viola il buon senso, non le buone maniere.

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Insomma, la buona educazione ha coinciso a lungo col reprimere e moderare il sé interiore, associato a un che di animalesco; poi con Rousseau e la filosofia Romantica l’essere naturali e liberi lasciando emergere il sé interiore, è diventato glamour.

Abbiamo poi scoperto che l’informalità contiene delle insidie, involontaria crudeltà e sotterfugio politico; inoltre è sottile la linea tra l’essere naturale ed essere fastidioso per gli altri, una linea che l’umanità ha esplorato più volte.
Magari alcuni comportamenti che teniamo ora potrebbero apparirci fra qualche anno volgari quanto per Caterina de’ Medici era volgare un pasto senza forchetta. Altri comportamenti, però, sono deprecabili già oggi.

Per quanto possa essere divertente la trasgressione, il confine da non superare è il rispetto per gli altri. Viviamo in un mondo che sta dimenticando che le buone maniere non sono ipocrisia, ma il desiderio di non causare disagio agli altri. Perché il diritto di ciascuno a essere rispettato discende dal dovere di rispettare gli altri.

Grazie Franca

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L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari

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