Quando il futuro ha esaurito le promesse ciò che vince è la voglia di passato

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L’economia guida del mondo cambia filosofia. Non è solo la presidenza Obama a chiudersi: dopo che il referendum inglese aveva già aperto la via, il mondo occidentale intraprende con decisione una rotta nuova. È finita la fase culturale del mercato aperto, della concorrenza internazionale, del globalismo e della continua ricerca di opportunità attraverso la libera circolazione di beni, persone e idee. Dopo decenni passati ad abbattere muri, si riscopre il fascino dei confini, il lato rassicurante dei dazi, si cercano tutele dai rischi che vengono insieme alle opportunità. Si tratta di cambiamenti profondi, che richiedono tempo per mostrare appieno i loro effetti. In casi come questo le aspettative di vedere una sentenza dei mercati nelle prime ore sono mal riposte.

Il presidente Trump gode di una condizione rara: il partito repubblicano, oltre alla presidenza ha il controllo sia della Camera che del Senato e potrà contare su una Corte Suprema a maggioranza conservatrice, una cosa che non accadeva dal 1928 (questo evoca un po’ di scaramanzia, visto quello che è successo l’anno dopo), pertanto il suo programma sarà probabilmente attuato con decisione per sfruttare il vantaggio che durerà almeno fino alle elezioni di medio termine del 2018.

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I punti salienti del programma di Trump sono la limitazione del libero mercato, un forte piano di spesa pubblica orientata alle infrastrutture, una diplomazia che si sposta verso il dialogo “tra grandi” preferendo la Russia all’Europa, un taglio delle tasse per dare slancio all’economia, un atteggiamento più duro verso il terrorismo e una svolta militare: il supporto dell’esercito americano per gli alleati arriverà solo “a pagamento”.

Lo scenario che potrebbe nascere da un piano che implica dei passi indietro sulla globalizzazione vede le multinazionali di servizi, da Google in giù, in condizioni meno favorevoli. Andrà meglio l’industria, la manifattura, tutte le attività che potranno essere coinvolte nel promesso rilancio delle infrastrutture. Ci saranno più spesa pubblica e meno tasse, quindi gli Usa dovranno prepararsi ad avere più debito e più inflazione. I rialzi dei tassi della Federal Reserve potrebbero diventare più ravvicinati, mettendo in difficoltà diverse economie emergenti. Un’America che si chiude dietro un muro è un’America che sta abdicando al suo ruolo di leader, in un certo senso è la vittoria della Cina, il definitivo passaggio del testimone, ma servirà tempo perché questo emerga e diventi evidente.

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Sicuramente gli Usa si allontanano dall’Europa, che quindi, dopo aver perso il Regno Unito, sarà ancor più germano-centrica. Questo ha molti risvolti, perché le sanzioni occidentali alla Russia sono destinate a essere rimosse e Putin è certamente più interessato di Trump ad avere un dialogo efficace con il Vecchio Continente: se fare un accordo transatlantico (Ttip) non è più una strada percorribile, l’attrazione verso un’intesa Eurasiatica – che Putin caldeggia da anni – diventerà maggiore. Chi probabilmente tira un sospiro di sollievo è il governo di Atene: una Germania più salda nella sua leadership e un continente in preda a nuovi problemi significa probabilmente un’Europa più accomodante per chiudere il deal di cui la Grecia ha, per l’ennesima volta, disperatamente bisogno.

Poi c’è tutto quello che Hillary Clinton non potrà fare, come la battaglia contro i brevetti farmaceutici. È probabile che quando il presidente Trump sarà in carica, il piano noto come “Obamacare” verrà messo in discussione, accontentando una grande fetta degli elettori che ne chiedono la cancellazione. Questo rappresenta una boccata d’aria per l’industria farmaceutica, che negli ultimi mesi è stata messa molto sotto pressione dai mercati per il timore che una presidenza Clinton avrebbe introdotto nuove restrizioni, mentre invece si ritrovano un presidente che spalleggerà il loro business, che per giunta si è allargato: nella tornata elettorale Florida, Arkansas, California e Massachusetts hanno deciso di legalizzare l’utilizzo della cannabis a scopo medico o ricreativo aprendo nuove opportunità nel settore.

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È ragionevole, applicando la logica e ascoltando i contenuti della campagna presidenziale di Trump, attendersi che – contrariamente alla filosofia tipica del Grand Old Party – possa essere erogato denaro a pioggia sotto forma di sussidi, anche per compensare la rimozione delle tutele garantite da Obamacare, con un approccio un po’ peronista. Resta da vedere cosa accadrà in Medio Oriente. Il prezzo del petrolio potrebbe tornare a salire, per effetto del miglior dialogo con la Russia, ma anche perché verranno rimossi tutti i contributi alle energie alternative, visto che per il nuovo presidente Usa la questione del riscaldamento globale è priva di fondamento.

Persino le estrazioni in shale oil negli Usa potrebbero veder tagliati i sussidi, in fondo l’indipendenza energetica degli Usa era un sogno di Obama, e a minor petrolio disponibile dovrebbe corrispondere un maggior prezzo. Nessun dramma, quindi, dal punto di vista dei mercati, quantomeno nell’immediato. Gli investitori dovranno riposizionarsi, cambiando alcune scelte strategiche di investimento, per adeguarsi alle nuove condizioni.

Quando il futuro ha esaurito le promesse, ciò che vince è la voglia di passato; e la campagna di Trump è stata molto fondata su una dialettica di restaurazione, a partire dal claim Make America Great AgainRitorno al futuro negli anni ‘80 immaginava di portare i protagonisti nel 2015. Oggi l’Occidente scopre di non avere le auto volanti e sogna un ritorno al passato, quando i mercati non erano globali e sognare il futuro non significava necessariamente vedere scenari distopici.

Dal numero di pagina99 in edicola il 12 novembre 2016
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L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi si occupa di Private Banking.

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