Il mio grosso grasso fondo di garanzia depositi

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La vista di Tsipras che, novella Pandora, scoperchia in TV il mitologico vaso delle calamità all’ora di cena annunciando il blocco dei capitali e contestualmente trova le parole per rassicurare i connazionali sui propri risparmi e depositi, dovrebbe far riflettere sulla vanità di queste promesse.
Su quali ipotesi si può ragionevolmente fondare la sicurezza e la garanzia dei depositi dei cittadini greci?
Cosa succederebbe se il sì vincesse e dovesse avverarsi un probabile scnario avverso?
Intanto il principale scenario sarebbe la caduta dell’attuale governo, e la proposizione di un governo di unità nazionale (manca il tempo per nuove elezioni quando è urgente chiudere con la Troika il Brussel Group). Il nuovo governo firmerebbe un nuovo protocollo con i creditori e revocherebbe il blocco dei capitali, arriverebbero i soldi, ma poi c’è sempre il rischio che Syriza, partito di maggioranza relativa in Parlamento, lo faccia cadere, e prenda botte piena (la premiership) e la moglie ubriaca (i soldi dei finanziamenti). Ovviamente rimangiandosi le promesse già firmate di riforme…
Questo a Berlino lo sanno bene, per questo è possibilissimo che nei prossimi mesi vedremo andare avanti uno spettacolo che ci verrà declinato così: i creditori che elargiscono col contagocce, quale fossero elemosine ai mendicanti, i nuovi aiuti finanziari.
Ovvia la ricaduta sui mercati e sull’euro: il permanere di incertezza e tensioni.
Il fatto che gli Eurogruppi straordinari per la Grecia continueranno e gli aiuti lungi dall’essere definitivi verranno elargiti uno alla volta e dietro accusa di ricevuta, comporterà che il sentiment dei greci verso la propria situazione rimanga pessimista.
Non dico che il bank run accelererà oppure non dimimuirà il suo attuale passo, ma do scarsa probabilità che si inverta e ancor meno che si interrompa.
E dato che il sottile crine che regge la baracca bancaria greca sono gli ELA della BCE, soggetti a forte condizionalità, allora basterebbe che una sola banca greca finisse illiquida o peggio insolvente per avviare un processo domino di default bancari a catena.
E in quel momento dovrebbero scattare le garanzie pubbliche sui depositi bancari (quelle che per esempio in Italia, garantiscono i depositi sotto i 100k euro). Solo che lo stato ellenico soldi per garantire questi depositi non ne ha, e la frittata sarebbe completa con il palese default del paese.
E sfortunatamente non esiste neppure un fondo europeo di garanzia benchè siano quasi tre anni che il discorso sulla Unione Bancaria è stato avviato. Ma a differenza di vigilanza unica e meccanismo di risoluzione, che comportano sorveglianza congiunta dei paesi UME, il detto fondo rappresenta invece la solita disgraziata e odiosa mutualizzazione dei rischi.
Scrivono bene i cinque Presidenti nel loro report che è necessario concludere l’Unione Bancaria. Ecco mai come ora c’è bisogno che lo si faccia domani.
Per queste ragioni, e visto il rischio che si potrebbe correre, credo che il blocco dei capitali potrebbe venir tenuto anche dopo il referendum. Magari non con i limiti esistenti ora, ma finchè Syriza sarà forza di maggioranza. O per meglio dire, verrà chiarito ad Atene un concetto fondamentale: di voi non possiamo più fidarci, perciò noi ci comporteremo da spilorci e voi fareste bene a continuare a tenere chiusi i rubinetti.
Il tutto ovviamente condito dalla solita retorica che la Troika affama i popoli e distorce la democrazia.

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Beneath Surface

Alla soglia degli anta decide di tornare alla sua passione giovanile: la macroeconomia. Quadro direttivo bancario, fu nottambulo ballerino di tango salòn, salsa cubana e rueda. Oggi condivide felicemente la vita reale con le sue due stupende donne.

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