Guerre stellari di rendimenti dei titoli (di giornale)

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Un vecchio proverbio dice: “una rondine non fa primavera”. Credo sia meglio, per ovvi motivi, tralasciare qualsiasi commento di tipo meteorologico, vista la folle estate che stiamo subendo. Però il detto sopra citato funziona benissimo anche in altri ambiti che non siano legati al tempo.

In questi giorni ho avuto modo di leggere, su alcune testate giornalistiche nazionali, dei titoli creati ad hoc proprio per catturare l’attenzione del potenziale lettore, tralasciando invece quella che dovrebbe essere la cosa più importante, ovvero la veridicità di una notizia. L’argomento in oggetto sono i rendimenti dei titoli di stato.
Grazie infatti ad una serie di fattori (che dopo citerò), oggi ci troviamo con dei bond decennali di diversi emittenti, praticamente con pari rendimento.
Nella fattispecie si tratta delle emissioni governative di Italia, Stati Uniti e Gran Bretagna.

Italia, Usa e UK: rendimenti titoli decennali a confronto

rendimento 10 yr usa ita ukCome potete vedere dal grafico che vi propongo, il decennale italico (BTP) oggi rende meno dei paritetici bond emessi da Washington e Londra.
A cosa è dovuto questo crollo di redditività dei nostri BTP? Le motivazioni sono note. Il rischio deflazione, le previsioni sui tassi dell’Eurozona (confermate dal Governatore Draghi), e ovviamente la forward guidance della BCE che ha anticipato in modo generico “misure aggiuntive” nel caso in cui ce ne fosse bisogno.

Notate bene, Draghi non ha MAI detto “faremo il quantitative easing”, ma ha solo “regalato promesse”, proprio come ha fatto per l’OMT, quel grande “oggetto misterioso” che però ha mosso e non poco il mercato obbligazionario, garantendo “virtualmente” le emissioni governative dei paesi dell’Eurozona.

Negli articoli che prima citavo, veniva messo in risalto non solo il “sorpasso” nell’ambito dei rendimenti, ma anche nella potenziale rischiosità dell’emittente, creando una correlazione diretta tra lo “yield” del bond e la rischiosità dell’emittente. Minor rendimento uguale minori rischi.

Questa correlazione è assolutamente corretta, ci mancherebbe. Peccato però che le tre emissioni in oggetto non siano paragonabili in quanto “figlie” di tre banche centrali differenti con tre diverse valute nazionali.

Vero, UK e USA hanno avuto, nella storia, un percorso nei rendimenti molto simili, per le ben note motivazioni storico, economiche e culturali che legano i due paesi, ma l’Italia, signori, che diavolo c’entra?

Tralasciando poi tutte le motivazioni qualitative che potrebbero essere esposte sulla situazione economica italiana (che giustificherebbero ulteriormente tutti i miei dubbi sulla minor rischiosità di un BTP rispetto ad un T-Note) preferisco illustrare la cosa “sul campo” facendovi vedere l’andamento NON dei rendimenti, ma dei rispettivi CDS (Credit Default Swap).

CDS 5yr su ITA, UK e USA

cds italy usa uk 5yrPer chi non li conoscesse, i CDS sono una sorta di contratto assicurativo che viene fatto per tutelarsi dal rischio fallimento di un emittente.

Come potete vedere, qui le cose cambiano. Certo, il rischio Italia è sceso molto ultimamente, grazie proprio e SOLO alla BCE, ma la distanza con USA e UK resta ancora notevole. Quindi andiamoci piano nel dire che i rendimenti di bond italici (le rondini), oggi, sono “risk free” (e quindi fanno primavera). Il mercato ce li può lucidare, far brillare e anche vendere come tali e magari alcuni media ci metteranno anche la loro. Ma sappiate che il rischio emittente Italia resta e, anzi, vista la nostra debole situazione macroeconomica, risulterebbe persino aumentato. Infatti, se non ci fosse Super Mario Draghi con il suo cappello protettivo…

PS: in questo post non ho parlato di rendimenti reali, i quali giustificherebbero ulteriormente il “sorpasso” dei titoli di stato italiani. Occorre infatti NON dimenticare che uno scenario deflattivo porta ad una compressione dei rendimenti. Questo scenario, oggi, è decisamente più realistico in Eurozona anzichè in altre parti del mondo “core”.

real yields 10yr USA Eurozone

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Danilo DT

Danilo Rambaudi, alias Dream Theater, è un operatore finanziario dal 1995. Asset Allocation Manager, collabora con istituzioni finanziarie e siti finanziari italiani e non, nell'ambito dell'analisi e della ricerca. Analista tecnico, ma anche padre e marito (e a volte se ne dimentica).
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2 commenti su “Guerre stellari di rendimenti dei titoli (di giornale)

  1. Surfer il said:

    A-SAN,

    come SEMPRE sei un santo ed un VERO “SIGNORE”, perché non hai citato chi scrive quelle-queste p_a_n_z_a_n_e E – sopraTTuTTo – fa le s_o_l_i_t_e MARKETTE, QUOTIDIANE!

    QUOTIDIANE!

    Son S_E_M_P_R_E gli STESSI – gira e rigira; cambiano argomenti, ma la supposta ce l’hanno sempre pronta e La servono – non importa se non serve proprio a nulla, neanche per lenire il più lieve dolore.

    SEMPRE!

    Mi metto nei panni di quei poveri malcapitati Lettori, spesso per nulla avvezzi all’economia e/o alla finanza – Mi fermo!

    Sono dei poveri cristi, davvero!

    Scorrendo i siti d’informazione “itALICI”, oltre ovviamente a leggere – ormai scopiazzano senza più nessuna VERGOGNA dalle “penne” Straniere, Anglosassoni o Teutoniche che siano; SENZA MAI CITARE LE FONTI. MAI! – i quotidiani o i periodici, Mi convinco sempre più che l’unico rimedio – a quelle come ad altre MARKETTE – è solo la Loro CHIUSURA.

    CHIUSURA!

    Leggendo i dati di diffusione, siamo prossimi – e spero che ciò avvenga il PRIMA POSSIBILE. Son proprio curioso di vedere chi Li assumerebbe per un VERO e SERIO LAVORO (dove conta la PREPARAZIONE e NON la “conoscenza” – non solo parentale od amicale: scrive-SI’, segnalazione o raccomandazione).

    In questo periodo estivo – come N_O_N M_A_I! – Costoro stanno superando anche tutti quei “pallonari” che si occupano – “per lavoro” – del pianeta calciomercato.

    Il che è tutto scrivere – o dire, per chi (per sventura Li) legge.

    ✍✓_s-U-r-f-E-r_✍✓ [Io non sono un santo!]

  2. Beh dai… Ognuno deve fare il suo lavoro e non mi sembrava corretto fare nomi e cognomi. Tanto se si vuole scoprire che sono , basta fare un giro in rete e qualcosa si trova no?
    La cosa importante però è aver fatto (spero) un po’ di chiarezza.

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