Questa volta gli Inglesi l’han fatta fuori dal vaso

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Mentre il Times canta che l’economia inglese è la prima nel G7 per crescita più rapida, dalla Banca d’Inghilerra arrivano le scuse per aver bucato le previsioni sulla crisi 2008 e scenario post voto Brexit.

Commentatori più prudenti ricordano che Brexit non è ancora cominciato e problemi di inflazione si abbatteranno su UK nei prossimi mesi. Lo evidenziavano nemmeno una settimana fa lo stesso Times e altri con fosche previsioni per il 2017 inglese. Ma è un fatto che la tregenda prevista all’indomani del voto non si è materializzata. (PS Il Financial Times da poco spazio in prima al mea culpa della Banca d’Inghilterra e continua a privilegiare i rischi piuttosto che i successi del sistema in un’ottica sostanzialmente anti Brexit).

Gli schieramenti pro e contro restano ben marcati come confermato dalle dimissioni shock dell’ambasciatore alla UE con lettera di accuse al governo May. Si dice che perfino la regina si sia spazientita dalla reticenza sul tema Brexit di Theresa May, che presto parlerà per controbattere le accuse dell’ambasciatore.

Sostanzialmente l’ambasciatore denuncia come, nel governo, vari ministri conservatori denigrino e respingano le opinioni e gli avvertimenti degli esperti dipendenti dei dipartimenti pubblici come lui (ambasciatore di carriera) se sono minimamente in disaccordo con la propaganda Brexit, nella guerra agli esperti lanciata già durante la campagna referendaria Brexit dal famigerato Michael Gove, che sta risalendo la china dopo il tradimento a Boris Johnson, che ha fatto dire alla May appena nominata primo ministro:

Adesso vai a imparare la lealtà tra i backbenchers (i deputati che non hanno alcun incarico governativo e in parlamento siedono nelle ultime file (back benches), mentre i membri del governo occupano le prime file).

La notizia che fa gongolare i Brexiteers é relativa alla crescita incentrata sui servizi che da anni, crollata l’industria manufatturiera, sono il settore core dell’economia inglese. Forse si riaggiusterà il sentiment negativo espresso a fine anno dalle famiglie e vari esperti sul futuro dell’economia. Ma finché non si alza la nebbia sulla realtà post Brexit (non quella del post voto) non si capirà se l’uscita sarà totale dal singolo mercato e dall’unione doganale o meno, your guess is as good as mine, ma temo che questa volta gli inglesi abbiano pisciato fuori dal vaso, perché più realistica valutazione parlano di un processo negoziale di almeno 10 anni che porterà inevitabilmente alla tanto temuta hard-exit secondo cui l’UK dovrà atterrare sulle regole WTO senza alcun beneficio accessorio per la City ed i servizi finanziari

Francoforte non ha perso tempo e già pubblicizza il rinnovato ruolo di capitale finanziaria della EU (conteso a Parigi peraltro) e quindi sede dell’EBA (European Banking Authority).

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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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