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Hollywood, Billy Wilder e l’Europa: torna il mondo di Jonathan Coe

Coe io e mr Wilder

Il vecchio amico Jonathan

Per noi delle #LettureInclinate, parlare di Jonathan Coe (Birmingham, 1961) è come parlare di un fratello maggiore: c’è una sorta di affetto, di famigliarità, di consuetudine con questo autore che ci ha accompagnati da oltre 25 anni a questa parte con le sue storie, fin dal folgorante incontro con i ragazzi de La Casa del Sonno nel 1998, con la Famiglia Winshaw e le sue peripezie in epoca thatcheriana, con Benjamin Trotter & C. ne La Banda dei Brocchi (e poi in Circolo Chiuso, e Middle England).

Siamo di fronte ad un autore dalla poetica tutto sommato semplice, ma non per questo meno ricca e sfaccettata: Coe ci racconta storie e persone della società inglese, ne fa una descrizione spietata, spesso corrosiva, ricorre alla satira, al dialogo sempre intenso e articolato, e ci restituisce le tribolazioni di questo popolo che oscilla fra crisi profonde, come quella degli anni Settanta, e slanci ideali, come negli anni Ottanta e, a suo modo, anche nell’avventura della Brexit.

Jonathan ci accompagna così con i suoi personaggi, come nella famosa e già citata Trilogia, che parte da ragazzi, a Birmingham negli Anni Settanta, fra attentati dell’IRA e storie famigliari, e ci porta proprio fino al trauma della Brexit, alla risposta dell’Inghilterra profonda e quasi ancestrale al cambiamento del mondo d’oggi, vissuta nel mall costruito al posto della fabbrica di automobili, nella Londra olimpica, fino allo shock del referendum.

In un’intervista a France 24, il nostro commenta quasi con imbarazzo il fatto di aver vinto, proprio con Middle England, lo European Booker Prize, affermando con amarezza che forse sarà l’ultimo inglese a poterlo vincere, posto che probabilmente – dice – non potremo più parteciparvi. E per certo, Coe appartiene alla folta schiera di autori inglesi (da Ken Follet a Ian Mc Ewan a Zadie Smith) che hanno fermamente contestato la scelta di uscire dall’Unione Europea:

“Mi sento di appartenere alla famiglia degli scrittori europei, anche se noi inglesi talvolta non vogliamo definirci europei”

ha dichiarato in un colloquio con Flavio Gregori presso l’Università di Venezia.

Il Libro

L’ultimo romanzo di Jonathan Coe è “Io e Mr. Wilder” (abbiamo letto l’edizione originale: Mr. Wilder & Me, Viking Penguin, pag. 246, £ 16,99 – in Italia il libro è edito da Feltrinelli, come tutti i suoi libri) e si tratta di un originale e bellissimo lavoro a cavallo fra fiction e non-fiction novel (un tema che abbiamo già toccato con Truman Capote e Gay Talese).

Il libro ha tre punti focali: il primo è l’io narrante del romanzo, Calista, una donna che conosciamo a Londra nel tempo della sua maturità, con il marito Geoffrey e due figlie ventenni, Ariane e Fran, una in procinto di trasferirsi in Australia e l’altra alle prese con una gravidanza imprevista; la narrazione è fatta in prima persona da Calista, che ci intrattiene come una vecchia amica, quasi fossimo con lei davanti a un bicchiere; già dall’incipt, sulle lunghe scale mobili della metropolitana a St. James Park, ci porta a riflettere su cosa sia lei, a 56 anni, a fare il punto della sua vita.

C’è un’inquietudine in questa donna, che ha problemi di lavoro e vede le figlie scapparle via:

“Cosa sarà di me, Geoff? … Ho due talenti. Due cose che mi hanno dato le motivazioni per continuare a vivere. Sono una buona compositrice. E sono una buona madre. Scrivere musica e tirare su figli. E’ quel che faccio. E ora mi si dice che nessuna di queste capacità è più richiesta…Sono finita. Kaput. E ho solo 56 anni!”.

Accompagnare la figlia all’aeroporto, vederla partire, dover sopprimere il pianto, e sentirsi ricordare da Ariane che non deve piangere, perché anche lei, anni prima, aveva fatto lo stesso: era partita dalla Grecia per gli Stati Uniti; ed ecco che la scena si sposta nel 1976, alla ragazza on the road, per ostelli e sui Greyhound.

Succede l’incredibile: Calista conosce una ragazza inglese, una certa Gill, vanno a Los Angeles insieme e Gill è invitata da un conoscente del padre (storie di guerra, di ministeri, di missioni segrete), uno che parrebbe famoso; Gill e Calista, vestite come possono essere vestite due ragazze negli Anni Settanta a L.A., arrivano al ristorante, di sua proprietà, dove le attende Billy Wilder, con il suo amico Iz Diamond, l’uomo col quale il grande regista ha scritto gran parte delle sue opere.

L’altro punto focale del romanzo è infatti lui, Wilder (al secolo Samuel Wilder, 1906-2002), lo straordinario regista e sceneggiatore di Hollywood, nato da famiglia ebraica in Galizia, sotto l’impero austro-ungarico, ed emigrato in America nel 1934, a quasi trent’anni, in fuga da Berlino per ovvie ragioni.

Questa cena, con Wilder, Diamond (anche lui immigrato, dalla Romania), le loro consorti e le due ragazze dura una ventina di pagine ed è un vero capolavoro: ci sembra, dopo aver letto questo racconto (frutto ovviamente di ricostruzione narrativa dopo una scrupolosa ricerca), di conoscere Billy da sempre, a sentirlo parlare, a sentirlo ormai verso la fine della sua carriera, a vederlo ostinato a voler capire dalle ragazze cosa vogliono vedere al cinema “i ragazzi di oggi”, dove si impongono nuovi registi, i “barbuti” Coppola, Scorsese, Spielberg.

Nelle sale spopola Jaws ed ecco cosa ne pensa Billy Wilder (qui si riferisce ai produttori):

“Abbiamo fatto cento milioni di dollari con questo squalo, ora ci serve una altro squalo. Abbiamo bisogno di più squali, di squali più grossi, più pericolosi.”

e poi:

“Ho avuto l’idea di un film chiamato “Squali a Venezia”. Sai, ci sono le gondole che vanno su è giù, i turisti giapponesi, e poi cento squali arrivano nel canale e li attaccano. L’ho offerto a un tipo della Universal, come scherzo. Pensava fossi serio.”

Gill pianterà in asso gli astanti, per inseguire un ragazzo a Phoenix, ma Calista farà breccia nel vecchio regista, che le chiederà di assisterlo sul set di “Fedora”, un film “serio” su una misteriosa attrice, che Billy vuole ostinatamente fare: Cal dovrà fare la traduttrice nell’isola greca in cui avverranno le riprese in esterna.

Il racconto passa la palla da Calista, a Billy, a Diamond, che ritroviamo durante le riprese in Grecia: Calista, “Introversa, malinconica e solitaria”, alla ricerca della sua strada nella vita, scorre per noi il nastro di questa narrazione, avanti e indietro nel tempo, dalle vicissitudine attuali di Calista e delle sue figlie, alle peripezie delle riprese di Fedora sulle isole greche, e poi a Monaco e a Parigi.

Il terzo punto di interesse, ma questa potrebbe solo essere una nostra supposizione, forse un po’ azzardata e certamente di tipo “sentimentale”, è l’Europa, con tutto quello che si porta dietro: ed è lo stesso Jonathan Coe che ne parla in diversi contributi presenti in rete; Calista è greca, con madre inglese, e oscilla continuamente fra la Grecia e Londra, dove poi si stabilirà; Wilder è costretto a spostarsi in Europa, perché Hollywood lo scarica, e ci muoviamo fra la Grecia, Monaco, Parigi; ma quello che forse più colpisce sono le cose che Coe fa dire ad Iz Diamond, in un colloquio con Calista in riva al mare. Su questa voglia di Wilder di fare quest’ultimo film, Fedora, di volerlo girare in Europa, l’unico posto dove lo hanno finanziato:

“-…ciò che devi ricordare su Billy è che in realtà, nel suo profondo, lui ama essere qui.

-Qui?

-Qui – fece un gesto intorno a sé  – L’Europa. La culla della civiltà. Billy è Europeo”.

A questo proposito merita un cenno la lunga digressione, resa dall’autore con la tecnica narrativa dello script cinematografico, sulla storia della fuga di Wilder dalla Germania, del suo arrivo a Hollywood e del ritorno in Europa nell’immediato dopoguerra, in missione per il governo britannico, che vorrebbe trovare un’idea cinematografica per ricordare l’Olocausto: una chicca, una soluzione narrativa molto sofisticata, potentissima, che risolve magistralmente molti punti della trama.

Alcuni commenti a Io e Mr. Wilder hanno voluto ipotizzare una novità nella narrativa di Jonathan Coe, ed effettivamente siamo di fronte ad un tentativo del tutto particolare, e riuscitissimo, di intrecciare una storia personale con personaggi veri, una grande passione dell’autore (il Cinema) con la storia del Novecento e delle sue tragedie.

Ma c’è anche molto di Jonathan (che, ricordiamolo, è nostro fratello), della nostra generazione, con Calista 56enne problematica, le sue due figlie, una storia di coppia particolare e il modo con cui lei, greca con madre britannica, ci racconta Wilder, austriaco tedesco emigrato in America.

E’ il mondo di Jonathan Coe: non perdete questo gioiello.

(i brani citati sono una libera traduzione dalla versione originale)

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Pubblicato da Leonardo Dorini

Manager, consulente, blogger. Mi occupo di finanza ed impresa, amo lo sport. Ma sono qui per l'altra mia grande passione: la letteratura.

Una risposta a “Hollywood, Billy Wilder e l’Europa: torna il mondo di Jonathan Coe”

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