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I numeri del piano Biden

piano Biden

Con l’aiuto di Larry Summers, ex rettore di Harvard e ex Segretario del Tesoro USA, diamo un’occhiata al piano Biden per il rilancio (che tanta fatica sta facendo a trovare piena approvazione al Congresso USA) Ci saranno un po’ di numeri, abbiate pazienza.

Pronti? Si parte

Biden vorrebbe dare 1700$ di sostegno mensile a persona, con il tetto di 75mila $ annui di reddito per poter accedere allo stimolo. Il dibattito nel Congresso è centrato sul valutare l’opportunità di una spesa così ingente e magari limitarla con tetti di reddito più bassi. Tra rifiuto dell’ortodossia economica e lotta alla disuguaglianza, dare sollievo durante la pandemia e sostenere la domanda è tutto ammirevole.

Ma le misure audaci devono essere accompagnate da un’attenta considerazione dei rischi e di come possono essere mitigati.

Confronto col piano di stimolo 2009

Nel 2009 lo stimolo valeva 30-40 mld$/mese (ovvero la metà della produzione perduta). Viceversa aggiungendo questo piano di stimolo al piano da 900 mld$ già approvato a dicembre, avremmo una erogazione mensile pari a 3 volte la produzione perduta.

Inoltre, nel 2009 la disoccupazione stava crescendo, le condizioni monetarie erano meno allentate ed è atteso un boost di domanda e consumi man mano che i consumatori spendono i circa 1,5 mila mld$ accumulati sui conti.

Dal punto di vista della compensazione di redditi familiari lo stimolo varrebbe 5 volte il monte salari, con distribuzione maggiore a individui e famiglie a basso reddito se si contano anche i sussidi disoccupazione.

Viste le entità di cui sopra, l’opinione dello staff di Biden è palesemente che i rischi di uno stimolo fiscale insufficiente sono maggiori di quelli di uno stimolo fiscale eccessivo.

E’ quindi ora di considerare i possibili rovesci della medaglia di questa ipotesi:

Il principale è il rischio di eccessiva inflazione. A questo la neo Segretaria al Tesoro Yellen risponde che bisogna agire “Big & Fast” fino alla piena occupazione, la Fed si è già esposta non intende contrastare l’inflazione se verrà, e lo stesso è stato annunciato dalla BCE:

Il rapporto tra domanda e offerta nel prossimo decennio potrebbe cambiare

Finora globalizzazione e diffusione della tecnologia sono state forze deflazioniste (espansione dell’offerta e della produttività).

La crisi covid (vedi la questione chip) può aver ridotto l’offerta.

E sul lato della domanda, le iniezioni enormi potrebbero rappresentare una svolta: FMI stima che le misure fiscali per la pandemia valgono il 12% del PIL mondiale (nel 2009 fu erogato “solo” il 2%). E le banche centrali nel 2020 hanno comprato asset per oltre 5% del PIL globale.
Se le famiglie spendessero i risparmi che hanno accumulato durante la crisi, la spesa dei consumatori aumenterebbe del 3-5% del PIL negli USA, in UK e nella zona €.

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Se questo portasse all’inflazione, chi la ferma?

Per governi e banche centrali, l’enorme aumento del debito pubblico nell’ultimo anno significa che sarà necessario un periodo di tassi d’interesse reali ultra-bassi per mantenere le finanze pubbliche in equilibrio. L’inflazione sarà vista come “male minore” vs altri obiettivi

In fondo, un’inflazione più alta aiuterà nel tempo a erodere il valore reale del peso dei debiti pubblici. E’ difficile che la situazione scappi di mano riportandoci agli anni ’70, ma anche che si torni a inflazione comodamente inferiore al 2% canonico.

Un po’ d’inflazione ci fa solo bene, no?

C’è molta leggerezza su questo. L’inflazione è una tassa occulta sui salari, sarebbe un paradosso arrivasse come conseguenza del sostegno ai salariati.

PS: sul piano Biden è disponibile anche una puntata del podcast “Economia per tutti“.
Puoi ascoltare questa puntata direttamente qui:

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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