I superpoteri dello Stato debitore – EPT #70

Sforzarsi di fare buona divulgazione economica, come da mission di “Economia per tutti”, implica anche, di questi tempi, sobbarcarsi talora l’onere di svolgere un po’ di sano debunking.
Ben vengano infatti la desacralizzazione e il superamento di un certo esoterismo connesso alla “scienza triste”, ma in tempi di complottismo, populismo e titoli “scientifici” acquisiti all’università della Rete, l’emergenza, ben più che dai gli economisti d’antan, è rappresentata da un affollato circo di illusionisti.

Trattasi di velleitari quanto assertivi e superficiali assaggiatori della materia, in realtà consumati professionisti del cherry picking e, più di tutto, “della -gita – fuori – porta – lontano – dalla – realtà”.
Una destinazione, va detto, molto amata dagli italiani, negli ultimi anni impegnati a consumare un impressionante turnover di pifferai magici di turno. Il tema preferito di questa corte dei miracoli, manco a dirlo, è il debito pubblico, convitato di pietra di qualsiasi analisi economica dedicata all’Italia, fardello e spada di Damocle sempre incombente, fattore sempre capace di fare la differenza fra noi e gli altri, di zavorrare inesorabilmente ogni congiuntura positiva e di rendere vieppiù drammatica ogni crisi.
Ma, per fortuna ci sono loro, gli illusionisti, pronti ad offrire al pubblico la soluzione magica e, quel che più conta, deresponsabilizzante: il problema non è il debito, vade retro senso di colpa per i comportamenti individuali e collettivi che vi contribuiscono, ci si può indebitare ad libitum purchè lo si faccia esclusivamente nella propria valuta. E’qui che, con buona dose di mestiere, i prestigiatori usano il trucco: infarciscono l’ammaliante racconto di qualche mezza verità, del tipo appunto che i paesi non possono fallire se indebitati solo in valuta domestica, allo scopo di conferire l’aura della verità all’intera storia.

Ma è davvero così?
Esiste davvero questo superpotere di emettere debito a volontà senza il rischio di fallire?
Se sì, quale inopinata logica fa sì che, con sommo scorno degli illusionisti nostrani, nessuno se ne avvalga, tutti alla fine si indebitino in dollari, euro et similia e qualcuno alla fine faccia pure default?
Per rispondere a questa domanda, abbiamo deciso di mantenere una promessa che avevamo fatto, sotto Natale, a noi stessi e agli amici che ci seguono: invitare nuovamente, ad una “conversazione inclinata”, Francesca Cassano. Economista, un’esperienza ventennale alla Bers (Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), Francesca ha vissuto da vicino la transizione verso l’economia di mercato dei paesi dell’ex blocco sovietico, stretti nel delicato equilibrio tra debito e necessaria ossessione per la crescita.
Ma, più di tutto, Francesca è un’amica di “EPT” e condivide con noi il gusto per il racconto dell’economia, racconto rigoroso, ma sempre calato nella prassi quotidiana nonché infarcito di illuminanti aneddoti. E’ lei quindi, nella puntata di questa settimana, a narrarci, con esemplare chiarezza e conseguenzialità, cos’è, come è strutturato il debito.

Perché i paesi si indebitano?
Chi presta ad essi soldi sottoscrivendo il debito emesso?
Quali elementi, oltre al merito creditizio del debitore, concorrono a determinare il costo del debito, ossia l’interesse riconosciuto ai creditori?
Perché gli emittenti non si rivolgono esclusivamente ai prestatori domestici, ma si rivolgono anche al mercato internazionale dei capitali e per quali ragioni emettono spesso debito in valuta estera?
Ancora: come è regolata l’eventuale fase patologica del debito, ossia l’insolvenza del debitore?
Perché le previsioni contrattuali sul punto hanno un’importanza cruciale, sebbene spesso gli investitori le trascurino, focalizzati come sono esclusivamente sul rendimento e smaniosi di credere che quelle regole si riferiscano a qualcosa che non potrà mai accadere (rectius non potrà ripetersi).

Sul racconto di Francesca si staglia, naturalmente, l’ombra dell’ipotetico default che riempie le pagine dei giornali: quello della Federazione Russa, possibile, e tutt’altro che secondario, corollario della fuoriuscita dal novero dei paesi affidabili consumatasi con la sciagurata invasione dell’Ucraina, rifugio illogico e di corto respiro in un’autarchia finanziaria non meno velleitaria ed antistorica del disegno di ricreare la perduta sfera d’influenza. Come sei mesi fa, non è stato facile staccarsi dall’ascolto della nostra amica, soprattutto con quel inquietante ed intrigante invito finale a prestare massima attenzione ai tanti anelli deboli dell’economia globale.

Ci sentiamo di azzardare che sarà lo stesso per voi e perciò vi aspettiamo sulla vostra piattaforma preferita, ad esempio qui:

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