Il futuro del lavoro digitale

Tempo stimato di lettura: 2 minuti

lavoro digitale

Dagli anni ‘80 in poi la finanza spicca il volo. E al contempo la tecnologia fa passi da gigante, si digitalizza e parte una delle più grandi innovazioni dell’umanità: Internet.
La prima tende a polarizzare interessi, potere e risorse; la seconda cerca d’integrare, o meglio, aggregare. Dà a tutti la possibilità di contare. Ci sono i pochi ma grandi capitalisti: chi con la tecnologia è diventato tale, come Bill Gates, e chi invece vuole solo diffonderla, come Linus Torvalds, il creatore di Linux. Nel mezzo c’è un ampio spettro di persone, con talenti e caratteristiche utili ma spaesate di fronte a tali cambiamenti.

Sia l’economia sia la tecnologia si espandono ma con differenti percorsi: l’economia con alti e bassi, con bolle e crisi; la tecnologia a piccoli gradini, con grandi impatti.
L’unica cosa che possiamo fare nel mondo digitale è rappresentare le nuove opportunità di lavoro e abbracciare i cambiamenti derivanti dalle nuove tecnologie.
Se consideriamo solo il lavoro svolto in Rete, non quello fisico, allora possiamo collocare i lavoratori entro una forma a piramide.
Essa avrà tre strati: capitale, idee e tempo (la tecnologia tende a unirli; l’economia li divide).
Come sempre, le posizioni migliori sono quelle di chi ha un rapporto diretto con i clienti. La value chain è la freccia che va verso l’alto della piramide.

piramide

Non ci sarà più la divisione tra i colletti bianchi e blu. Avrà un ruolo chi creerà valore in funzione della:
– formazione del capitale
– creatività delle idee
– disponibilità di tempo.
Forse null’altro.

Capitale
Qui si trovano sia gli imprenditori che investono il capitale sia gli impiegati che lavoreranno al servizio di tali infrastrutture (i datacenter, per esempio) con la loro specializzazione.

Idee
L’economia e la tecnologia insieme permettono alle persone (e alle macchine) di comunicare meglio e in minor tempo.
Nel digitale chi è dotato di creatività può far circolare le proprie idee più facilmente, anche perché la distribuzione di tali opere tende ad avere un costo marginale nullo. La creatività permette di differenziarsi dalla concorrenza, quindi trovare una possibile alternativa non è banale. Esempi sono l’artista di grido o l’autore di best seller.

Tempo
Chi non ha né capitali, né conoscenze specialistiche e nemmeno creatività (da poter essere remunerata) potrà solo cedere il suo tempo.
Il lavoro, a contatto con il dominio digitale, cambia la sua natura e la sua forma: creato in un luogo, può essere svolto ovunque. Il lavoratore, dunque, soccombe all’aggregato di macchine, capitali e connessioni, ossia rischia di essere sostituito alla prima necessità.
Un esempio è il minatore digitale, che compie attività ripetitive di immissione o verifica dei dati. È in pratica un soggetto a basso skill in procinto di essere sostituito dal progresso tecnologico. Cercare un’equa forma di remunerazione per costoro è la nuova frontiera del bene comune. (clicca per ingrandire)

tabella

Questa economia rischia di lasciare il lavoratore più solo, almeno dal punto di vista professionale. Il taglio non è né scientifico né casuale; separa per classi, potere e capacità. Man mano che ogni attività diventa meccanizzabile, si tagliano fuori dal ciclo produttivo sempre più persone, anche quelle che prima si sentivano protette.

Jeremy Rifkin già nel 1995 riassumeva tali concetti nel libro “La fine del lavoro”.
Abbiamo visto però che con la Rete non c’è stata la fine del lavoro, ma è finito il lavoro di un tempo: quello statico e duraturo; per avere oggi un lavoro frazionato (come in tabella) e ad alta variabilità. Si tratta di un cambiamento che apre un futuro lavorativo potenzialmente per tutti.
Perché la Rete, semplicemente, unisce.

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massimochi

Massimo Chiriatti è un tecnologo con Master nella gestione dell’ICT, descrive l’economia digitale e osserva le conseguenze sulle persone, in particolare sull’occupazione.
Collabora con il Sole24Ore-Nòva100.
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12 commenti su “Il futuro del lavoro digitale

  1. ” un futuro lavorativo potenzialmente per tutti.” Ma a quali condizioni? Sufficienti per mantenersi? Si apre un tema che mi dicono già Rifkin avesse sollevato: potremo basare il sostentamento dell’individuo solo sui proventi derivanti dal lavoro?

    • “Ma a quali condizioni? Sufficienti per mantenersi?”

      Il tema della remunerazione è importante, proprio come accennavo nel post cercare un reddito adeguato a chi ha poche conoscenze è un’azione politica necessaria. Altrimenti la somma dello sfruttamento per chi lavora più la rabbia dei disoccupati potrebbe davvero portare a una crisi di grandi proporzioni. Non avere dei “working poor” ma avere una pace sociale è il bene comune che dobbiamo proteggere.
      Grazie per il commento.

  2. C’è un punto che mi colpisce molto, dove si parla dei lavoratori con un basso skill. In Italia però io aggiungerei un’altra categoria, i lavoratori con una qualifica alta (laurea), ma che hanno scelto un corso di studi dove gli studenti sono troppi, per via dell’assenza di uno sbarramento che fino a qualche hanno fa non c’era. Mi vengono in mente gli architetti in particolare, ma anche gli psicologi non se la passano meglio.
    Nonostante i problemi che sono tanti, ma ancora di più quelli futuri (http://goo.gl/Q4y8J9) la tecnologia ci costringerà volenti o NOLENTI a dover avere dei requisiti. Il tutto dipende da quando molti di noi vorranno cogliere queste opportunità. La novità però è che taglierà fuori anche le categorie che si sentivano protette, le costringerà per forza di cose, a reinventarsi; insomma per il futuro ci vorrà tanta flessibilità(che non è altro che intelligenza, come sosteneva anni fa un noto studioso dell’evoluzione umana).
    Non può non colpire quando l’autore dice: “Si tratta di un cambiamento che apre un futuro lavorativo potenzialmente per tutti.” Insomma in futuro magari la disoccupazione potrebbe ridursi di molto fino a scomparire, anche se mi sembra troppo presto per dirlo visto che le incognite sono troppe.

    PS: Molto focalizzato sul digitale, ma lo trovo veramente molto interessante questo articolo!! Per essere il suo primo articolo è veramente bello. si spera sia il primo di tanti 😉

  3. Surfer il said:

    “Questa economia rischia di lasciare il lavoratore più solo, almeno dal punto di vista professionale”.

    Dear Mass,

    ?solo … professionale?

    Basta farsi un giro “a piedi” per il Mondo per capire che determinati settori – quindi Imprese e Lavoratori – e determinati Paesi – ossia l’Italia – sono già completamente tagliati fuori.

    Per esempio, non esistono HUB TECNOLOGICI INDIPENDENTI ed INTERATTIVI – se non all’ingrosso e/O di rimbalzo, (e) SOLO per smistamento di prodotti-MERCE di “società” Straniere – così come la media di chi dovrebbe “raccontare-VIVERE” questa nuova visione tecnologica è

    .!ANZIANA (sono buono, per rispetto della terza età)!.

    e

    .!NON HA MAI PRATICATO UNA LINGUA STRANIERA o NON CONOSCE AFFATTO I PRODOMI DI UN SEMPLICE PC!.

    Sai che la percentuale di chi lavora nelle redazioni dei giornali-settimanali e/O riviste, in genere, è da FOLLIA PURA: s-o-l-o il 10% (in difetto) a meno di 30 anni.

    GAME OVER!

    Per non parlare dell’organizzazione delle/nelle aziende e della selezione del (relativo) personale.

    “Sia l’economia sia la tecnologia si espandono ma con differenti percorsi: l’economia con alti e bassi, con bolle e crisi; la tecnologia a piccoli gradini, con grandi impatti”.

    Ti pago un viaggio gratis in Japan – per vedere prima Akihabara e poi la Ginza – e poi subito dopo anche in California – lì dove vai-vai pescherai giornalisti che senza la “puzzetta sotto il naso (come in Italia)” vanno a “sbirciare nelle bacheche universitarie” quando Ci sono eventi di presentazione di nuove start-up o di avvio/lancio di nuovi programmi, per scovare le migliori idee e pubblicizzarLe.

    Altro che gradini.

    L’impatto sarebbe da PANICO e il ritorno alla base con la CODA nel cervello (THE END).

    Un caro saluto.

    _s-U-r-f-E-r_

    • Surfer,
      dalle evidenze che emergono dal mondo delle startup non ci si aspetta da loro la “scoperta” sulla quantistica, ma è molto più probabile che facciano “innovazione” su quello che c’è disponibile. Quelle pochissime che riusciranno ad avere successo, con piccole modifiche, sono destinate ad avere un grande impatto.

      Grazie per il commento.

      • Surfer,
        bé quando i salari dei paesi asiatici si saranno allineati con quelli dell’occidente, allora in quel caso anche noi torneremo a avere hub tecnologici.

        Per la lingua inglese non posso che darti ragione, però le nuove generazioni, io compreso ce la caviamo parecchio bene, eccetto per chi fa le scuole professionali. Ormai avere il C1(o come minimo il B2 + parecchia pratica) è un requisito essenziale; non a caso il requisito minimo per uscire dalle superiori è il B2. Poi l’Italia in effetti ha troppi vecchi e difficilmente potranno impararlo, visto che a fare lavori inutili la plasticità del cervello si perde..

        E’ una bella chicca quella del comportamento dei giornalisti giapponesi e australiani, sono avanti anni luce rispetto a quelli del bel paese..

        Per me il game over per l’Italia non è ancora arrivato e non arriverà(nonostante dal Fantastico Blog di Seminerio si evince il contrario). Penso che debba puntare tutto sull’istruzione, ora più che mai in biotech(biotecnologie) e nanotecnologie, più altri rami come lo’ingegneria biomedica ecc ecc. Di lavoro ne ha parecchio da fare però.. basta andare a vedere i PISA (Programme for International Student Assessment) per vedere che siamo 28°(ricordo che il gap tra Nord e Sud è gigantesco), quindi magari basterebbe lavorare un po’ li per arrivare almeno 20° come i tedeschi. Altra cosa i tedeschi fanno una scuola molto più pratica e poi le aziende investono molto nelle università, cosa che gli italioti non vogliono capire. Forse è l’unica cosa che gli rimarrebbe da fare per molti imprenditori invece che perdere e andarsene in svizzera o chiudere.. Prima o poi arriverà un governo serio che ridurrà la spesa dello stato e migliorerà l’efficenza delle scuole. lo stesso Giappone spende poco per la scuola rispetto alla Finlandia o altri paesi, xò l’efficenza è cmq alta. Anche perchè il flusso di laureati verso l’estero è impressionante. In sostanza sono soldi che lo stato ha speso per la loro formazione e che perde visto che abbandonano l’Italia per decidere di non tornarci anche in vacanza.

        Vai a vedere quante Start-Up o Spin-Off ci sono ad esempio al politecnico di Milano. In Italia non ne abbiamo, almeno per ora tantissime Start-Up come alla Silicon Wadi o Silicon Valley, ma il numero è in crescita. Peccato che ci sia la fregatura delle srl da 1 euro. Ti fanno credere che sia così, in realtà ti fanno spendere almeno 2.000 – 3.000 euro in burocrazia. Questo è grave invece.

        Massimochi,
        innanzitutto grazie per avermi risposto. Volevo chiederti come mai dici che sono pochissime le Start-Up che hanno successo. Potresti darmi le fonti di questo dato?
        Di nuovo grazie

  4. Surfer il said:

    ,Dear SimPe,

    “bé quando i salari dei paesi asiatici si saranno allineati con quelli dell’occidente, allora in quel caso anche noi torneremo a avere hub tecnologici”.

    ,Se ragioni (ANCORA) così,

    -[ tralasciando che il Mio riferimento era ben TARGA-to al Japan ed agli States-CA, dove tra l’altro, in entrambi i casi, i “salari medi” sono NETTAMENTE SUPERIORI a quelli Italici ]-

    .!significa che NON HAI CAPITO IL PROBLEMA (N-U-L-L-A). SorrY!.

    Ri-LeGGi la “carta Aliena” che (Ti) segna-L-o di seguito

    -[ canta SEMPRE nà belleZZa, uè A-SAN! ]-

    aTTenTamenTe tUttA

    e

    !più-PIU’-più!

    :volte-VOLTE:

    1- http://bimboalieno.altervista.org/?p=5995 [by A-ONE, con i commenti #1 e #2 inclusi]

    – ET –

    2- http://bimboalieno.altervista.org/?p=4006 [commenti #28 e sopra-T-tutto #33 ]

    “Per la lingua inglese non posso che darti ragione, però le nuove generazioni, io compreso ce la caviamo parecchio bene, eccetto per chi fa le scuole professionali”.

    !?A cosa servono OR-MAI le Scuole Professionali – essendo buono e POSITIVO d’indole-natura-SPIRITO, non scrivo anche le Università … ops, (Mi) è scaPPato! – visto che le Aree di Ricerca del/nel Personale – non solo “qualificato” – sono SpeSSo in difficoltà nel trovare “giovanissimi diplomati” con acquisite e “mature” capacità scolastiche?!

    “E’ una bella chicca quella del comportamento dei giornalisti giapponesi e australiani, sono avanti anni luce rispetto a quelli del bel paese”.

    I JApAnEsE come i YankEE, gli AuSSie ed i KiWi vivono in realtà-mONdi … di un’altra galas-SI-a.

    Sì.

    MI ferMO qui.

    @Mass

    il range di vita nei primi due anni di una start-up si è lievemente ridotto, come sai.

    Considerando come è messo lo scenario in Italia, o-r-a la “quantità” serve come il PANE; eccome; senza di essa, non Ci sarebbe – da intravedere – neppure la qualità (going to … future).

    .Sal-U-toni ad entr-AMBI.

    _s-U-r-f-E-r_

    • Surfer,
      grazie per la dritta. Avevo imboccato la strada sbagliata… Non sono laureato in economia. Normale che faccia errori e che la mia capacità di comprensione sia inferiore alla tua, ciò non toglie che mi piace imparare tutte queste cose. Amo la tua precisione, addirittura i commenti mi segnali! Quell’articolo di Alberto non lo avevo letto, sul blog tendevo a leggere solo quelli di Andrea..

      dici:
      !?A cosa servono OR-MAI le Scuole Professionali – essendo buono e POSITIVO d’indole-natura-SPIRITO, non scrivo anche le Università … ops, (Mi) è scaPPato! – visto che le Aree di Ricerca del/nel Personale – non solo “qualificato” – sono SpeSSo in difficoltà nel trovare “giovanissimi diplomati” con acquisite e “mature” capacità scolastiche?!
      -E qui però ti sbagli. nonostante le scuole professionali le considero anche io molto poco utili(obsolete), xò potrebbe generare in Italia occupazione per 300.000 400.000 posti(così diceva Piero Angela in una puntata di SuperQuark, non so dirti quanto sia veritiero il dato). dall’altro lato è vero che in certi concorsi non c’è nessuno perchè è difficile trovare qualcuno con quelle qualifiche.

      PS: Surfer puoi contattarmi in privato? devo chiederti una cosa.

  5. Surfer il said:

    @SimPe

    .”grazie per la dritta. Avevo imboccato la strada sbagliata… Non sono laureato in economia”.

    La Vita è fatta di porte; tante. TantiSSime. Basta avere SEMPRE le chiavi a portata di MANO.

    :(TI) Consiglio questa lettura semplice, così allarghi le (Tue) conoscenze “economiche”:

    http://www.libriconsigliati.it/denaro-charles-peguy/

    Li-BELLO attualiSSiMO e “senza markette” (come sono la STRA-grande MAGGIORANZA dei “libri”, e delle relative “penne”, di oggigiorno. !I-N-U-T-I-L-I!

    .”Amo la tua precisione, addirittura i commenti mi segnali!”.

    Grazie, dei complimenti; !TROPPI!

    Essere precisi è sintomo di “attenzione-professionalità” (si può essere di aiuto a Molti ed a Molte, in modo riservato).

    .”Quell’articolo di Alberto non lo avevo letto, sul blog tendevo a leggere solo quelli di Andrea”.

    Male-MALISSIMO.

    !A-ONE è A-ONE!

    Ulteriore CONSIGLIO: leggi T-U-T-T-O (dalle formiche ai satelliti).

    – Sul tema “istruzione e relative scuole-selezione” –

    Studiare (SERIAMENTE CON VISIONE e senza pensare al voto – scopiaZZato – e alla relativa PATACCA DI CARTA) ed/od avere un’ottimo profilo scolastico e/o di conoscenze “tecniche” è IMPORTANTE, Ci mancherebbe se non fosse così; in-FATTI,

    !considera/tieni a MENTE!

    che

    .!NON SOPPORTO L’IGNORANZA, i MENESTRELLI e le CANTANTI!.

    Ma ciò NON BASTA.

    Il “nozionismo” fine a se stesso – IMPERANTE nella “società” Italiana ed in parte in quella OPULENTA-Occidentale – Ti crea barriere (DICITUR: “vivere solo nell’orto di vicinato”).

    … “Brillante-Ottimo Professionista ed/od Executive, ma da EVITARE nella Vita Privata o Sociale” …

    .q_u_e_s_t_a è la M-E-D-I-A (sia per mancanza di “C”-ultura che di “SAPER VIVERE” nel e col MONDO.

    Mi trovi LI’-LA’ … https://twitter.com/_s_u_r_f_e_r_ (con giudizio, Mi raccomando).

    P.s: scusaMi per il ritardo; sono stato impegnato.

    _s-U-r-f-E-r_

  6. Grazie. ho visto ora il tuo commento che ho riletto più e più volte. ti avevo chiesto il tuo contatto proprio perchè volevo chiederti dei libri da consigliarmi. mi fa molto piacere che tu mi abbia anticipato ahah

    6 proprio avanti Surfer!!

    PS: visto che mi hai dato il contatto di twitter affinchè io possa scriverti un messaggio privato dovresti mettere follow, se no non posso scriverti. intanto però mi leggerò questo, poi in futuro ti scriverò per chiedertene altri di titoli. ciao e grazie ancora di tutto.

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