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Il miglior offerente

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Gli appassionati di calcio si ricorderanno di Kiev per la disastrosa finale persa dalla nostra Nazionale contro la Spagna. Un 4-0 senza possibilità di replica. Nemmeno il gol della bandiera. Gol, due, che mise a segno invece la squadra ucraina, nella partita di apertura dei Campionati Europei contro la Svezia: 2-1.

La manifestazione portò nel Paese poco meno di due milioni di visitatori. Gli investimenti in infrastrutture e per l’organizzazione dell’evento ammontarono a 5 miliardi di dollari.

Da qualche tempo si è invertita la curva dei rendimenti dei titoli di stato ucraini: quelli con scadenza più lunga rendono meno di quelli con scadenza breve. Segno che il mercato si attende un prossimo fallimento del Paese, oppure. Oppure, dicono gli analisti, che una soluzione nel medio – lungo termine, verrà trovata, non solo a livello governativo ma anche sul fronte del debito sovrano, sulla base del ruolo chiave che l’Ucraina ricopre dal punto di vista geopolitico. Già due anni fa i bond ucraini rappresentavano un asset abbastanza rischioso.

In assoluto il livello di indebitamento dell’Ucraina è molto limitato in percentuale di incidenza sul PIL. E il fallimento del Paese verrà in qualche maniera scongiurato, anche se negli ultimi mesi gli investitori si sono preparati. L’Ucraina non rappresenta certo una novità dell’ultimo momento: da fine novembre, assieme all’accordo con l’Unione Europea, è saltato tutto.

Prima della crisi del 2008 gli investimenti esteri nei settori assicurativo e bancario erano cresciuti, ma già nel 2012 si sono registrate le prime uscite dal Paese, con significativi disinvestimenti delle istituzioni straniere dal settore bancario ucraino, così come c’è stata una diminuzione del numero di banche e di filiali presenti sul territorio. Eldorado finito, come riassume bene questa frase estratta dal Rapporto 2013 di PWC:

“Many investment opportunities exist, but Ukraine is still developing the legal and institutional frameworks required to fully support international business”.

La ripresa iniziata dopo il drammatico calo del PIL nel 2009 ha subito perso forza: riforme troppo lente, saldi negativi con l’estero, aumento del fabbisogno statale. Problemi noti che l’esecutivo ha pensato di curare anche attraverso le emissioni di bond in euro ed in dollari, come principale fonte di finanziamento del debito. Una mossa che ha inevitabilmente ha esposto Kiev agli umori del mercato.

Secondo i calcoli di Sace nel Paese

“Sono presenti 176 banche, di cui 53 a partecipazione parziale o totale straniera. I non performing loan sfiorano il 15% del totale, pesando sui bilanci e sulla redditività degli istituti di credito, mentre più del 40% dei prestiti erogati è in valuta straniera. Il settore bancario resta quindi molto vulnerabile, dopo la profonda crisi del 2008”.

Il deficit delle partite correnti è legato alla spesa per il gas che arriva dalla Russia, e al calo delle esportazioni, quelle agricole in primis. Il cambio è ufficialmente free-floating, ma la banca centrale sta strenuamente tentando di difendere la moneta dalla forte svalutazione in corso verso euro e dollaro americano. La conseguenza? La crescita del deficit di parte corrente e la difesa del tasso di cambio hanno provocato causato la diminuzione delle riserve in valuta forte. A nulla è servito che la banca centrale si sia data da fare con delle contromosse per aumentare queste riserve. Nessun effetto, o quasi.

E poi la scelta. Europa o Russia. Chi metterà sul piatto l’offerta migliore? Al primo posto nei pensieri di Bruxelles e Mosca c’è il passaggio delle risorse naturali. La Russia non può fare a meno di vendere gas, e l’Europa non può fare a meno di comprarlo, ed ogni scelta verrà negoziata sulla testa dell’Ucraina. Pare.

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Pubblicato da Vadria

Giornalista finanziaria e Mamma.

2 Risposte a “Il miglior offerente”

  1. Gli ucraini hanno l’abitudine (cattiva) di consumare moltissimo metano. Cosa che li espone alle rappresaglie di Mosca, anche se in definitiva i russi hanno sempre accordato condizioni di favore. La cosa interessante è che i consumi degli ucraini cadono già dal 2007/2008: probabilmente si sta verificando una involuzione sia nell’industria che settore civile.

  2. Bell’articolo, esaustivo e ricco di spunti da approfondire.

    L’Ucraina è un Paese che paga ancora il rancore tra la parte russa che ha governato con il pugno di ferro dopo il primo dopoguerra e quella che ha applaudito addirittura l’arrivo dei nazisti pur di liberarsi di Mosca.
    Oggi, chi sono i protagonisti esterni che giocano a braccio di ferro usando come terreno di “battaglia” un Paese lacerato e fragile?

    Valeria Patané ci suggerisce una possibile risposta.

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