Il paese delle scimmie

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Nel film American Sniper di Clint Eastwood la società umana si divide in tre categorie: le pecore, i lupi ed i cani da pastore. Le pecore sono quelli che seguono il gruppo e si adeguano in silenzio, i lupi sono quelli che cercano di approfittare con la forza o con l’inganno delle pecore ed i cani da pastore sono quelli che proteggono le pecore dai lupi ed indicano la via.

Nella mia esperienza, la società in Italia necessita di un’altra similitudine. Dalla Treccani, nella struttura sociale delle scimmie:

“il diritto al boccone migliore, il diritto di accoppiarsi o la scelta della strada vengono pianificati come se esistessero regole scritte, ma sempre con un certo grado di elasticità e compiacenza, attraverso un frequente scambio reciproco di favori”

Ne ho concluso, pensando all’Italia, che siamo un paese di scimmie. Ed anche in questo caso le categorie sono tre: gli scimpanzé, gli orango ed i gorilla. L’appartenenza ad un gruppo non è una scelta: uno scimpanzé non può essere un gorilla e viceversa.

I gorilla sono quelli che urlano, quelli che minacciano: usano la forza, la violenza fisica o verbale; quelli che sembrano tanti anche se sono pochi; rappresentano, nella mia metafora, l’arroganza della minoranza.

Gli orango sono i pensatori, quelli che detengono la conoscenza; ma attenzione: come nel film “Il pianeta delle scimmie” di Franklin J. Schaffner, la scienza non è veramente divulgata ma veicolata, ammorbidita, censurata.

Infine ci sono gli scimpanzé, che si dividono a loro volta in due categorie: quelli che comandano e quelli che servono. Quelli che comandano, i pochi privilegiati (quelli del summenzionato “boccone migliore”) decidono del proprio “universo” in base alle convenienze relative ed alle credenze prevalenti. Sono quelli che ti fanno ingoiare i bocconi amari (siano esse IVA, IRPEF, IRAP, IMU, TASI, TARI, franchigia per gli evasori, ecc) per un bene comune superiore mentre vanno in vacanza con l’aereo di Stato. E poi ci sono i servi, la massa: quelli che seguono, quelli che non si interessano o che non capiscono. In estrema sintesi: quelli che votano.

Io, per esempio, non urlo, non picchio e non sono detentore o divulgatore di scienza. Sono uno scimpanzé della seconda tipologia. Ho delle conoscenze parziali, sono manipolabile dagli orango, sono minacciabile dai gorilla.

Uno scimpanzé con leadership (come Caesar nel film) riuscirebbe a fare cose che uno scimpanzé comune come me non riuscirebbe mai, ad esempio ridimensionare i suoi problemi giudiziari (veri), millantando una persecuzione da parte di una magistratura (realmente) deviata o convincere, con il supporto di alcuni orango, la massa degli scimpanzé di poter creare un milione di posti di lavoro con un decreto legislativo, come se avesse doti soprannaturali.

Noi scimpanzé servitori abbiamo un sacco di problemi: possiamo essere soggiogati dal carisma degli scimpanzé dominanti, ma non solo, non riusciamo nemmeno a capire quando un orango, depositario del sapere, supporta una tesi (ex post) facendomi credere che sia il risultato di una ricerca obiettiva ed oggettiva della superiorità di certe scelte (possiamo sbizzarrirci con gli esempi: l’euro, la politica estera americana, le leggi sull’immigrazione, la questione meridionale…). Infatti l’arroganza degli orango non è poi tanto dissimile da quella dei gorilla, che intimidiscono, urlano, rompono vetrine o manganellano spesso in nome della non violenza e/o della tutela dell’ordine e della democrazia.

Tutto questo rende molto difficile scovare qualcosa che si avvicini ad una verità oggettiva. In un paese di scimmie la mancanza di dati affidabili non consente nemmeno l’esercizio di una corretta ed adeguata Informazione.

In tutto questo florilegio di metafore non crediate che io sia troppo originale, lo diceva anche Fabrizio De Andrè: “attenti al gorilla!

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liukzilla

Wealth/Asset manager. Ha sposato la causa dei bond ed è ossessionato dalle banche centrali.
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