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Il reset dal lusso

In “Una cosa divertente che non farò mai più” David Foster Wallace racconta molto bene la velocità con cui ci si abitua al lusso e a essere serviti e riveriti, creando una spirale di aspettative che rende concreto il rischio di non godersi più nulla.
È una situazione che conosco abbastanza bene, soprattutto per averla vista nei comportamenti degli altri durante un discreto numero di viaggi stampa o di blogtour, ma anche per averla sperimentata direttamente in un paio di situazioni. Ci sarà sempre una stanza più grande, una vista più bella, un tavolo più prestigioso, un vino più raro oppure è tutto perfetto ma tu hai mal di testa, piove, fa troppo caldo, troppo freddo, troppa acqua, meno acqua.
Ecco, a volte meno acqua è la soluzione: ogni tanto sento il bisogno di un reset per riportare a zero la capacità di godermi la cosa in sé – i luoghi – senza appoggiarmi troppo a quello che li rende vivibili – hotel, ristoranti, bar, negozi, trasporti.
All’estero può non essere un problema, un po’ perché in molti posti bellissimi non hai scelta, un po’ perché è relativamente facile trovare ospitalità accogliente anche se semplice e rustica. Non è solo questione di budget: il reset impone il no frills, ma non nel senso inteso dal signor RyanAir, altrimenti sto a casa.
In Italia è quasi sempre un disastro e infatti di solito in città o in situazioni limite l’unica salvezza dall’albergone con moquette, reception in perlinato e sala colazioni nel seminterrato è Airbnb. A questo giro però ho voluto riprovarci, con @gallizio che fissava il vuoto terrorizzato – è difficile dire chi dei due si stranisce di più quando ci ritroviamo in posti brutti – e siamo partiti per questo strano giro.

È andata abbastanza bene. Poche regole chiare: non più di 100 euro a notte, solo vini locali, niente ristoranti gourmet o tantomeno stellati (che di solito adoriamo e ne riparleremo).
La prima destinazione era Urbino (per presentare #Luminol all’università) e l’abbiamo raggiunta da veri flaneur: tappa a Fonte Fredda (Passo del Carnaio) per lasciare dei libri e scoprire una cucciolata, tappa a Pennabilli per poterla criticare e scoprire una fantastica storia tibetana, notte a Rimini per poter cenare con amici (alla Trattoria San Giovanni, come mangiare a casa – una casa romagnola). A Pennabilli abbiamo violato la prima regola bevendo un ottimo Franciacorta, a Rimini la seconda spendendo 119 euro per la camera d’albergo (Hotel de Londres: vista discreta sulla bella spiaggia, colazione buona, SPA presa di sorpresa dal caldo, gentilissimi).
Seconda tappa Urbino: pranzo Da Franco e poco altro da segnalare. Urbino è bellissima, come noto, ma come molti posti notoriamente belli mi respinge un po’. Spero alla prossima visita – a luglio – che qualcuno me ne mostri l’anima vera.
Da Urbino partiamo per Perugia, mai come quest’anno un tutt’uno di bellezza e intelligenza con il Festival Internazionale del Giornalismo.

Dormiamo in un appartamento bello ma ahimé molto rumoroso, ceniamo in un posto di cui mi innamoro all’istante, al punto da tornarci per due sere: il Civico 25, che ha come bonus il perdersi parecchio per arrivarci (meglio se dalla Via Sdrucciola). Pur pasteggiando a Sagrantino riusciamo a non spendere più di 40 euro a testa mangiando benissimo. Oltre al Sagrantino apprezzo – un pelo troppo – il cioccolato della storica pasticceria Sandri e ripartiamo rotolando giù per le scale mobili alla volta dell’Abruzzo. Il piano era chiaro: andare all’Aquila in pellegrinaggio, dormire sul Gran Sasso, mangiare su un trabocco, passare da Larino che è la terra di origine della famiglia di mio padre, proseguire per Taranto. E invece ci siamo ritrovati a Guardiagrele per mangiare le “sise delle monache” e sbirciare un convegno sul turismo a piedi, abbiamo dormito a Pretoro ammirando la bellezza della Majella, abbiamo mangiato (benissimo) a Ortona e siamo partiti per Taranto troppo tardi per fare deviazioni genealogiche (in realtà barattate per la Costa dei Trabocchi, molto più bella dell’A14). Pretoro e Ortona sono state le due belle sorprese del viaggio: l’accoglienza semplice e raffinata di Casa Milà, la cura degli interni dei Rintocchi, l’ottimo pesce crudo e cotto del Vecchio Teatro con un interessante Pecorino spumantizzato, la ratafia dell’Antico Feudo ci hanno dimostrato che l’Abruzzo ha qualcosa in più rispetto ad altre destinazioni (soprattutto in termini di gusto e di cura dei dettagli) e qualcosa in meno (decine e decine di euro nei conti).

Pausa. Taranto. Taranto è casa e ve ne parlerò un’altra volta.

Lunedì mattina ripartiamo per Potenza, con una sosta a Satriano, il paese che ha più murales e meno bar al mondo (credo). Mangiamo alla Botte, in campagna: una di quelle trattorie che apre la sala bella solo nei festivi, come il salone della nonna, ma con un’ottima grigliata e soprattutto indimenticabili peperoni cruschi anche di lunedì. Di Potenza vedo poco ma ci dormo bene: il Grande Albergo è comodo, accogliente e soprattutto ha una vista straordinaria anche al piano -3. Fare colazione nel centro di una città con vista su colline pratose è un lusso che per me bilancia parecchi altri difetti e con Potenza tocchiamo il record di arrampicata di questo tour arroccato. Da Potenza a Napoli – ultima tappa – andiamo in corriera, per la splendida cifra di 8 euro e dieci centesimi. È un viaggio meraviglioso, senza esagerazioni.

In due ore sei nel centro di Napoli, in tempo per una sfogliatella prima di lezione nel bellissimo Chiostro di San Marcellino, che è l’unico chiostro sopraelevato che io abbia mai visto. È quasi finita, temo, ma ecco il regalo finale: un tavolo libero da Tandem, dove ti vendono coppe di ragù per farci la scarpetta dentro e quando lo mangi capisci perché.

Voliamo verso il treno e verso casa, che Napoli-Milano ormai sono solo cinque ore. A Milano ci accoglie il delirio del passante ferroviario e la calma piatta della pianura, ma anche la voglia di casa e di vivere la tua città come se ci andassi in vacanza ogni giorno. Il reset ha funzionato, direi: ve lo consiglio anche perché, a differenza della crociera di Wallace, questo viaggio un po’ a zig zag è stato una cosa divertente che rifaremo ancora e ancora.

PS: un grazie alle nostre guide locali: Walter Benjamin in Romagna, @gba_mm a Rimini, Fausto Di Nella in Abruzzo, Gianni Lacorazza e Annalisa Romeo a Potenza,  @svoltarock a Napoli.

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Pubblicato da Mafe De Baggis

Progetto e gestisco iniziative di comunicazione (relazioni pubbliche e copywriting). Aiuto le aziende, le testate e le persone a interpretare e vivere correttamente internet: un medium complesso e divertente

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