Il ritorno dell’inflazione e altri déjà vu

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Una inflazione americana sopra le stime (+4,2% su base annua, ma con una angosciante progressione su base mensile: +0,8% il dato di aprile (un valore che fino a poco tempo fa avremmo scambiato come dato annuale), che è giunto dopo il +0,6% di marzo, e il +0,4% di febbraio. Un ritmo che proiettato su base annua, va oltre il +7%.

E allora il pensiero corre a quando si formò la precedente fase di robusta inflazione strutturale: stiamo vivendo un

déjà vu?

Cosa la provocò? Coca comportò? e Come se ne uscì? Domande che affollano la mente. Abbiamo provato a ragionarci a voce, nella puntata di questa settimana di “Economia per Tutti” (potete scroccare l’ascolto gratuito qui):

Ma per chi preferisse una lettura (e qualche link utile) lasciamo questo post a supporto.

Gli USA del primo dopoguerra erano una economia che disponeva di enormi quantità di risparmio:la liquidità tenuta da parte dai cittadini era pari a 230 miliardi di $ (per avere un parametro: il budget federale era di 10 miliardi), grazie ai prezzi calmierati del periodo bellico.

In tutto l’Occidente il Piano Marshall (inversione a “U” rispetto ai risarcimenti di guerra chiesti dopo il primo conflitto) garantiva sostegno, mentre le Banca Mondiale finanziava i Piani Nazionali di Ricostruzione, in uno schema che si reggeva su una fiscalità ancora molto invadente.

Il Boom economico

Il Boom economico divenne presto un boom di consumi: la crescita demografica e l’espansione delle città garantiva domanda di elettrodomestici, forniture e servizi, e rendeva necessaria per tutti l’automobile, contribuendo a mantenere il volano economico in fermento.

John Fitzgerald Kennedy avviò la lunga era degli stimoli fiscali, mentre il suo successore Lyndon Johnson ideò e promosse il welfare:

  • Medicare (tutela sanitaria per gli anziani)
  • Medicaid (tutela sanitaria per i poveri
  • Un piano per la gestione degli impatti della crescita (su inquinamento e disuguaglianze)

déjà vu 2

Il meccanismo si inceppa

Questa serie di successi sembra oscurata dai successi ottenuti dai rivali sovietici. Sebbene dovessero reprimere con la forza il dissenso (segno evidente che c’erano delle cose che non funzionavano affatto) il modello autoritario sovietico garantiva una “invidiabile” efficienza nell’ottenere gli obiettivi e l’anticomunismo crebbe sempre più vigoroso, fino a creare danni sia all’interno (il maccartismo provocò la dispersione di enormi quantità di talento) che a livello estero: gli USA iniziarono a fiancheggiare golpe e dittatori, in Sud America e in Medio Oriente, per contrastare ogni manifestazione del comunismo.

Le cose, in economia, iniziarono a non funzionare più molto bene, l’aspettativa di inflazione finiva per essere la prima causa della stessa inflazione, con le aziende che temendo di trovare condizioni in peggioramento, anticipavano il rialzo dei prezzi. Un meccanismo che non era previsto nella teoria economica (che prevedeva che i prezzi si formassero dall’incontro fra domanda e offerta) e che fece accantonare i modelli keynesiani.

Per comprendere Keynes non è conveniente leggere i suoi scritti,
si può comprenderlo meglio leggendo “Keynes e l’instabilità del capitalismo” di Hyman Minsky
e “Fondamenti di analisi economica” di Paul Samuelson

La crisi petrolifera

Con la guerra del Kippur, l’appoggio USA a Israele e la rappresaglia araba sulle estrazioni petrolifere, si ruppe definitivamente la relazione storica inversa fra disoccupazione e inflazione (se era bassa una era alta l’altra e viceversa): i prezzi del petrolio andarono alle stelle, e ad una elevata inflazione si abbinò una disoccupazione che non aveva precedenti.

Come riuscivano le aziende a spostare verso l’alto i prezzi dei loro prodotti, come se fossero dei monopolisti? Creando dei monopoli attraverso i marchi: attraverso la forza del marchio le aziende potevano vantare l’esclusiva sui loro prodotti, conferendo loro il potere di un monopolista.

Fu l’esplosione del ciclo pubblicitario, la nascita dell’industria della creazione di bisogni, l’ideazione dell’obsolescenza programmata, e in un certo senso anche del concetto di stagionalità della moda. Si trattò di una vera svolta nella storia della scienza sociale, e possiamo documentarci a dovere su questa questione grazie all’ottimo libro “La società opulenta” di John Kenneth Galbraith.

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L’inflazione viene spesso chiamata “tassa implicita” per la sua natura poco apparente, ma in quegli anni ebbe anche un ruolo fiscale esplicito: provocava “salti di scaglione” fiscale (le soglie venivano adeguate con una certa calma…) finendo per ridurre le differenze di trattamento tra chi stava nello scaglione massimo e gli altri.

Fu necessario l’intervento di Volcker, con una dolorosa sequenza di rialzi dei tassi, per fermare la belva inflattiva, al costo di una pesantissima recessione. Ma come diciamo nel podcast, la Storia non si ripete mai uguale e il comportamento umano è imponderabile, il nostro futuro non è già scritto.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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