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Bistrattando una delle prime industrie del Paese: il calcio

Se in Italia ricorre la lamentela che c’è poco spazio per la meritocrazia, uno dei modelli a cui guardare dovrebbe essere lo sport. I fondamenti dello sport sono i motti “vinca il migliore” e “l’importante è partecipare” due pilastri di qualunque idea di meritocrazia.

In Italia sport significa soprattutto calcio, ma sempre più spesso calcio non significa più sport. Prendiamo il caso di Claudio Lotito, presidente della S.S. Lazio, compropietario della Salernitana Calcio, nonché membro di spicco della Lega di serie A, vicino al Presidente federale Tavecchio.

In una telefonata diventata celebre, ha spiegato come -a suo avviso- Carpi, Frosinone e Latina “non le devi portare in serie A” perché ne danneggerebbero il business a causa dello scarso bacino di tifosi cui possono attingere

è evidente che questo atteggiamento strida con i principi dello sport e del merito sportivo. Ma ripercussioni concrete, al di là di qualche frase di circostanza, non ci sono state. Pare che alla fine vada bene così.

La vicenda del Parma calcio, iperattivo nel mercato estivo (ha acquistato oltre 250 giocatori…) ed escluso d’ufficio dalla Europa League (apriti cielo, “che diavolo vuole l’Europa dalle nostre società?” era il claim in quei giorni…) insiste nella direzione che il calcio è business, non sport. La proprietà di una squadra è un veicolo per tessere relazioni attraverso il calcio. vedremo quanto questa cosa genererà ripercussioni concrete.

D’altra parte la società leader in Italia, la Juventus, ha per motto

“vincere è l’unica cosa che conta”

già che c’erano potevano aggiungere

“De Coubertin se ne faccia una ragione”

Ma la vicenda ancora da raccontare, perché finora non si è realizzata, è quella della cessione del A.C Milan

AC_Milan_Maglia_200809

Nelle trattative normali l’acquirente cerca di abbassare il prezzo ed il venditore di alzarlo. Non serve un genio per capire che qualcosa di poco normale ci sia quando invece è il compratore a “sparare” un prezzo folle e veicolarlo sui media.

Un magnate Thailandese ha infatti espresso il proprio interesse per l’acquisto della società, chiarendo poi che il suo obiettivo è acquisirne il 30%. Società che, per lui, vale “1 miliardo”.

Vediamo qualche dato: la Juventus, che vanta un parco giocatori ben più ricco, nonché uno stadio di proprietà, è quotata in Borsa e capitalizza meno di 250 mln€. Com’è possibile che il Milan (che non solo non ha lo stadio, ma non ha più nemmeno il pullman) possa valere 4 volte tanto?

Facciamo un volo pindarico sull’operazione, che a quanto mi risulta è già “cosa fatta”. Ma resti tra noi, mi raccomando:

Il Milan, considerato il valore del marchio a livello internazionale (società tra le più titolate al mondo) ed un adeguato premio di maggioranza, può ragionevolmente passare di mano per 300 mln€. La valutazione fatta da autorevoli centri studi non si discosta molto (ca. 260 mln€). Ma la proprietà si accorda con l’acquirente affinché gli conceda alcuni favori, in cambio gli viene servita una accoglienza più facile perché non sia visto come un invasore: prima parte dell’operazione è comprare il 30% (dunque una quota di minoranza) a 300 mln€, permettendo a Fininvest di incassare del cash, ma anche di valorizzare a bilancio la restante quota della società a 700 mln€. Perché rafforzare così il bilancio di Fininvest? Evidentemente sono allo studio delle operazioni (ed il recente attivismo su RCS-Libri e RaiWay da parte delle società del gruppo testimonia il fermento).

Mentre la tifoseria imparerà a familiarizzare con il proprietario straniero la co-amministratrice delegata Barbara Berlusconi provvederà alla costruzione dello stadio e di tutto ciò che gli gira intorno (museo, centro sportivo…), in fondo è una commessa che sarebbe un peccato dare ad altri.

A cose fatte il restante 70% del Milan può essere ceduto facendo pagare all’acquirente il costo dell’impianto, il nuovo presidente -proprio come successo sull’altra sponda del Naviglio- sarà entrato un passo alla volta trasmettendo la sensazione di un passaggio di mano più dolce, meno traumatico per gli abbonati, molti dei quali vedendo fioccare queste cifre penseranno che la società Milan si ritrovi piena di liquidità.

Attenzione cari tifosi: in caso di cessione non è il Milan ad incassare, ma la proprietà (Fininvest).

Che l’operazione sia “cosa fatta” è intuizione ormai abbastanza semplice, dopo la (voluta?) gaffe di Roberto Maroni su Radio24, vedremo -mi saprete dire fra un paio d’anni- se il resto dell’operazione sarà proprio come ve l’ho tratteggiata. Sullo sfondo si adombra un’altra possibilità: che dietro il passaggio di proprietà a prezzi superiori alla logica ci sia uno schema già visto in passato. Una cessione “sovrafatturata” della società potrebbe essere infatti anche un comodo strumento per il venditore per rimpatriare dei capitali all’estero non dichiarati. Ma servirebbero elementi concreti, che non abbiamo, per poterlo asserire quindi è un’ipotesi del tutto teorica.

Nel frattempo. appassionati di qualunque maglia, non scaldatevi troppo nel fare il tifo o nello strillare all’arbitro per un rigore o un fuorigioco: è solo business, non è mica sport.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

8 Risposte a “Bistrattando una delle prime industrie del Paese: il calcio”

  1. Il calcio da 50 anni non è un’industria, è un’associazione a delinquere. Lo evidenziano moltissime indagini e collusioni più o meno esplicite con la criminalità organizzata, lo dimostrano i vertici dirigenziali, la spartizione dei diritti televisivi e molte altre porcherie.
    http://www.repubblica.it/sport/calcio/2010/07/16/news/mafia_e_pallone_dossier-5632694/

    Lo stesso dicasi a livello internazionale con i mondiali del Qatar.
    http://www.theguardian.com/world/2014/dec/23/qatar-nepal-workers-world-cup-2022-death-toll-doha

    Non mi interesso di calcio da anni, è solo un colosseo per le masse ed una lavatrice per capitali infetti o luridi giochetti.
    Come per lo sterco se non vuoi sentirne la puzza, stanne alla larga….

  2. Silvio Berlusconi ha detto sì al finanziere thailandese Taechaubol, di nome Bee e conosciuto nel suo paese semplicemente come mister B. L’edizione odierna (08 marzo) della Gazzetta dello Sport rivela che il numero uno del Milan giovedì ad Arcore ha ricevuto Mr B per definire un accordo preliminare: Berlusconi s’è impegnato a vendere il 30% delle quote del Milan al gruppo di Taechaubol entro maggio. Se per quella data l’accordo non si perfezionerà – si legge – Berlusconi pagherà una penale del 10% del valore dell’intero affare (stimato complessivamente in 250mln di euro). La banca d’affari Rothschild è l’advisor, ma l’impressione è che si stia trattando su più tavoli dopo aver fissato il valore del Milan a circa 800mln di euro.

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