Inflazione in picchiata: un bene o un male?

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in picchiata

I cittadini italiani, specie i lavoratori a reddito fisso ed i piccoli risparmiatori, sono stati abituati per anni a sentir parlare di inflazione come di quel fenomeno che riduce il loro potere d’acquisto e aggredisce il valore dei loro risparmi. I più attenti fra loro oggi si stropicciano gli occhi leggendo le dichiarazioni di Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, che nel suo ruolo sindacale parla evidentemente a tutela degli interessi dei salariati:

“Il crollo dell’inflazione è un ennesimo allarmante segnale di impoverimento del ceto medio-basso, cioè di lavoratori, pensionati e famiglie.”

Il dato italiano sulla crescita dell’inflazione, che dal 3% dello scorso anno è sceso ad un modesto 1,2%, dovrebbe significare un bene (un minor danno) per i redditi dei lavoratori. Ma la questione ha almeno due sfaccettature importanti.

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Articolo pubblicato anche su Il Messaggero Veneto, il Piccolo, Il Mattino Padova, Alto Adige, Gazzetta di Reggio Emilia
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L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere.
Contributor OCSE nel 2012, ancora oggi gestisce attivamente patrimoni finanziari

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5 commenti su “Inflazione in picchiata: un bene o un male?

  1. luciano il said:

    non so per quale legge finanziaria il “girare la frittata” sia valido, a me sembra che lo stato paghi sempre il 4% è il cittadino che viene meno penalizzato se l’inflazione e’ bassa: il rendimento netto del cittadino non e’ un costo netto per lo stato, il costo e’ sempre il 4%
    allego una parte dell’articolo ..

    rende di più un Btp al 5% quando l’inflazione è al 3% o un Btp al 4% quando l’inflazione è all’1,2%? Se parliamo del cosiddetto “rendimento reale” al tasso di rivalutazione offerto per i risparmi va sottratto il tasso di erosione dovuto al crescere del costo della vita, quindi nel primo caso il rendimento reale sarà (5-3) il 2% e nel secondo (4-1,2) il 2,8%.

    insomma, in termini “reali” i Btp rendono più oggi di quanto non rendessero qualche tempo fa, quando lo spread era più alto.
    E questo significa, guardandola per l’altro verso, che il “costo reale” del debito per lo Stato finisce per essere più alto oggi di quanto non fosse quando lo spread era più elevato.

    • Caro Luciano, non si tratta di “girare la frittata” (esercizio nel quale mi diletto in cucina, più che con la tastiera): esiste una differenza fra tasso reale e tasso nominale, così come il rendimento da una parte dell’equazione è costo dall’altra parte. Se ne faccia una ragione.

      Semmai -digressione che non volevo fare nell’articolo per non confondere le idee ai lettori- possiamo dire che il costo del debito per lo Stato non varia al variare dello spread per la ragione che i titoli, una volta emessi, hanno tassi definiti.
      Tuttavia di titoli ne vengono emessi continuamente, quindi sul costo delle nuove emissioni l’andamento di spread, tassi e inflazione è rilevante. Il rischio che una questione sporadica, episodica, diventi strutturale è la vera “mina” del concetto di spread: perché allo stesso modo, una volta emessi titoli ad alto costo, questi rimangono in circolazione (e sulle passività del bilancio pubblico) fino alla loro scadenza.

  2. A Luigi,

    Non è una legge finanziaria ma economica. Numeri.

    Mi sono complimentato con Andrea Boda per essere stato tra i pochi a rammentare che sono i tassi reali quelli che contano.

    Con una deflazione del 2%, il denaro detenuto sotto il materasso, rende realmente il 2%.

    Se tutti tendono a privilegiare il materasso il denaro in circolazione tende scomparire più di quanto non si sia portati a immaginare. Il denaro nel tempo non è solo quantità ma anche velocità di circolazione, questa è lunga storia …

    Mentre alcuni fenomeni di disinflazione possono essere vissuti come un fatto positivo, la deflazione è da considerarsi un male assoluto.

    In deflazione l’intero sistema dei prezzi scende, assumendo un andamento negativo.

    Inizialmente le conseguenze di questo fenomeno possono apparire positive, i prezzi scendono e con loro anche quelli del costo denaro (tassi) sino a giungere ad una situazione patologica detta trappola della liquidità, ove le armi convenzionali delle autorità monetarie divengono spuntate.

    Un vecchio economista scomparso, che non nomino perché ormai considerato eretico, sosteneva che la domanda e la tesaurizzazione di moneta si attua per tre scopi; transazioni, precauzioni, speculazioni:

    – chiedo e conservo moneta per transazioni (acquisti)

    – chiedo e conservo moneta per precauzione ovvero per far fronte a imprevisti

    – chiedo e conservo moneta a scopo speculativo per poterla utilizzare in un vantaggio futuro

    In inflazione il denaro brucia in mano, quindi si è portati ad anticipare gli acquisti (consumi e investimenti) magari facendosi aiutare dal credito, si tende a minimizzare la tesaurizzazione e il possesso speculativo. Se la domanda tira, i lavoratori possono sempre negoziare maggiori salari.

    In deflazione avviene l’esatto contrario. Si rimandano gli acquisti (consumi e investimenti) perché in futuro saranno più vantaggiosi, la domanda per transazioni assume valenze speculative, lo scenario diviene critico e tende a far massimizzare la tesaurizzazione a scopo precauzionale e speculativo.

    Un disastro per l’economia reale.

    Conseguenze: una manna (iniziale) per chi detiene grandi liquidità e capitali, crediti esigibili, un forte potere contrattuale sul reddito o sul prezzo (monopoli). Un disastro per tutti i debitori privati e pubblici, per i lavoratori e le aziende dei settori ove i prezzi sono dati (aziende in concorrenza) e non arbitrii.

    Oltre ai prezzi scendono i margini delle aziende in concorrenza e con loro, i redditi dei lavoratori.
    Le aziende con volumi non più sufficienti a coprire i costi fissi chiudono. Il potere di mercato si concentra. La disoccupazione aumenta e la domanda aggregata diminuisce perpetuando una spirale infernale.

    Vi ricordo che le pensioni non hanno potere contrattuale, ma sono gentile concessione, se necessario …

    La torta si fa sempre più piccola, escludendo dalla mensa i più deboli e facendoli partecipare solo alle briciole che cadono dal tavolo. Alla Bce, in base a un’economia esoterica fatta di numeri magici (2%, 3%, 60%, 90%) quello per il controllo dell’inflazione è il 2%, anche se sarebbe auspicabile almeno il 4%.

    Non è una legge economica (curva di Phillips) ma inflazione fa rima con occupazione.

    L’inflazione è più democratica.

  3. “rendimento reale” C’è un altro problema . Quanto sono affidabili i dati ?

    Cerco di spiegarmi meglio. Essendo dati ricavati da conteggi su situazioni “passate” non tengono conto di quanto di nuovo si affaccia alla realtà Basta un aumento delle autostrade a far trovare immediatamente meno soldi in tasca al cittadino in barba ai calcoli fatti quando le autostrade costavano meno. E’solo un esempio indicativo per capirci. Nella realtà del quotidiano ti ritrovi spesso a dover far conti con aumenti reali di costi che non vengono parametrati , ma che a te costano denari veri.In genere questi aumenti te li ritrovi in ordine o a situazioni calate dall’alto (vedi autostrade) da cui non ti puoi difendere, o da piccole realtà di cui hai bisogno e che per la legge della domanda e dell’offerta sfuggono ai conteggi ufficiali, ma con cui devi fare inesorabilmente i conti.

    E il potere d’acquisto della tua moneta subisce oscillazioni che si fanno un baffo delle statistiche ufficiali

  4. Surfer il said:

    Il fatto che a partire dagli anni ’80 del Secolo scorso la DOMANDA dell’economia fosse trainata dal debito fornisce una delle PIU’ importanti spiegazioni dell’impatto alquanto “modesto” che il recente e “STRA-massiccio” stimolo fiscale ha avuto sull’attività economica – soprattutto in determinati Paesi e Settori produttivi.

    A differenza della tradizionale DE_flazione del reddito che la “gestione” keynesiana della domanda è volta a combattere, la CRISI ATTUALE nasce come una DEFLAZIONE del DEBITO, o meglio un RALLENTAMENTO dei PREZZI delle ATTIVITA’, seguita da una DEFLAZIONE degli STESSI PREZZI e una RIDUZIONE della LEVA FINANZIARIA nei BILANCI (tema questo aSSai caro a Domenich-ETTO e a DT… !SalutiSSimi ad entr-AMBI!).

    L’attenzione dei “politici” e delle LOBBY, piuttosto, è volta a ridurre il deficit nelle spese governative in modo tale da garantire un surplus in grado di permettere l’agevole rimborso del debito pubblico. Le politiche keynesiane, lontane dal tornare ad esercitare qualche influenza, vengono ora screditate e considerate obsolete.

    Il fatto che l’entità del deficit e del debito pubblico sia dovuta al crollo del Sistema finanziario PRIVATO e al Suo SALVATAGGIO NON è affatto ancora giunto alle “orecchie” del Pubblico e dei “politici”.

    Negli States, infatti e per esempio, sono convinti che debito e deficit siano dovuti ad un eccessivo intervento del Governo nell’economia privata, che andrebbe quindi limitato considerevolmente (“aSSai”!).

    Ma la reazione “MEDIA_mente” negativa di Popolo e “politici” NON dovrebbe sorprendere affatto. Almeno tre motivi ne spiegano l’esistenza:

    1- il piano del pacchetto di stimolo di Obama e la Sua differenza con le politiche di spesa dell’amministrazione Roosevelt.

    L’obiettivo immediato di Roosevelt era quello di creare, nel PIU’ breve tempo possibile, posti di lavoro e redditi per i Disoccupati, mentre il piano di Obama doveva rispettare condizioni rilevanti e “garantire efficienza economica ed ambientale”.

    Inoltre, Roosevelt è salito al potere al picco della depressione, e gLi è stato dato supporto bipartisan per l’approvazione immediata delle misure – i famosi “100 giorni” -, mentre le politiche di Obama sono dovute passare per un dibattito “rancoroso e partigiano” nel Congresso, nonostante il “partito del Presidente” detenesse in QUEL MOMENTO la MAGGIORANZA in entrambi i rami del Parlamento.

    Della serie: “i Tuoi maggiori Amici, sono i Tuoi peggiori Nemici”;

    2- la situazione politica che ha reso inutilizzabili le misure fiscali e messo la politica monetaria al centro della politica economica, producendo una crescita basata sul debito.

    La paralisi politica porta (SEMPRE!) con sé il fatto che la politica fiscale NON è più uno strumento anti-ciclico utilizzabile, visto che NON potrà mai avere l’avallo del Congresso.

    Ciò significa che la politica monetaria DEVE farsi “carico” del controllo dell’economia e al tempo stesso garantire la stabilità finanziaria. Il conflitto tra questi due obiettivi ha generato “innovazioni” nel Mercato finanziario che ne hanno aumentato la fragilità e ha praticamente annullato l’efficacia della politica monetaria nel controllo dell’economia;

    3- la differenza tra politiche appropriate a risolvere una DE_flazione dei redditi e una DE_flazione dei debiti.

    L’uso della politica monetaria per creare domanda indotta dal debito, che assicurasse la crescita economica, ha portato ad un aumento del RICICLAGGIO di DENARO

    -[ tema questo invece aSSai caro a yum-ETTO (CIAO!) ed al SOTTO_scritto…

    http://www.youtube.com/watch?v=uD9PyGyy6Vk ]-

    e ad una modifica nella distribuzione dei redditi: dalle Unità Familiari stipendiate, alle Aziende e in particolare alle Istituzioni finanziarie.

    Ma, nonostante l’inconsistente crescita del Loro reddito, o piuttosto PROPRIO A CAUSA di questo, le Famiglie erano e sono tuttora i principali debitori a sostenere la crescita – dove c’è o si palesa S-O-L-O da un paio di mesi; della serie: ceca one momentino, sORRy.

    La crisi rivela quindi un doppio aspetto: la perdita di ricchezza dovuta alla DE_flazione delle attività, e la perdita di reddito causata dal declino nell’occupazione, dovuto al crollo del Settore finanziario e all’impatto negativo di questo sull’economia REALE.

    Il tradizionale stimolo keynesiano ERA progettato per contrastare una caduta generalizzata dei guadagni e dell’occupazione, NON una DE_flazione dei prezzi delle attività in cui l’economia riduce la leva finanziaria tagliando le spese per ripagare il debito e rimettere a posto i conti.

    Un’alternativa allo stimolo tradizionale sarebbe stata decisamente più appropriata, considerate le circostanze – PASSATE ed ANCORA ATTUALI, PURTROPPO!

    L’ultimo punto sollevato mostra l’importanza della distribuzione dei redditi e della struttura della produzione nel progettare pacchetti di stimolo APPROPIATI ad uscire dalla crisi e riavviare FINALMENTE la crescita.

    Infatti, l’impatto iniziale della “crisi dei mutui” (la “famosa” prima ondata dei sub-prime) è stata una perdita SECCA di ricchezza

    -[ ricordo che “mediamente a livello Globale” il più-PIU’ importante aSSet delle Famiglie è la Casa di “proprietà” ]-

    piuttosto che una perdita di reddito.

    A ciò è seguita una risposta politica simile a quella inizialmente proposta – senza risultati daVVero effettivi – negli anni ’30 del Secolo scorso:

    -[ a tal proposito, una lettura aSSai consigliata (senza markeTTe, sopraTTuTTo) è quella di

    W. J. Barber, “Designs within Disorder. Franklin D. Roosevelt, the Economists, and the Shaping of American Economic Policy, 1933-1945” – Cambridge University Press: December 2006

    http://www.cambridge.org/ca/academic/subjects/economics/history-economic-thought-and-methodology/designs-within-disorder-franklin-d-roosevelt-economists-and-shaping-american-economic-policy-19331945 ]-

    Vi è stato un tentativo d’invertire il declino dei prezzi delle attività e farLi RI_tornare sui livelli precedenti, risanando in questo modo la perdita SECCA di ricchezza ed inverando i guadagni in CONTO CAPITALE ATTESI, che erano già stati convertiti in reddito e spesi.

    Come molti Commentatori hanno notato in questi giorni in diversi “luoghi”

    ,-[ digitali e cartacei; ALCUNI di questi aSSai appreZZ-ABILI, altri da VERA MUNEZZ’ – a leggerLi si capisce subito che NON capiscono un FICO di finanza ed economia; braccie sprecate per zappare la terra dal mattino presto fino a tarda notte, in modo che evitino shock a chi ha la sfortuna di leggerLi! ]-,

    questo implicava rispondere al collasso di una bolla dei prezzi delle attività tentando di RE_flazionare la BOLLA stessa.

    Tuttavia, se la DE_flazione nei prezzi rappresenta-va PERDITE REALI, una politica del genere NON avrebbe potuto funzionare.

    La politica di RE_flazione, inoltre, non ha funzionato perché era principalmente diretta ai Creditori, le Istituzioni finanziare che POSSEDEVANO – e TUTTORA POSSIEDONO ANCORA – le attività deflazionate, piuttosto che ai Debitori, le Famiglie: proprietarie indebitate dei mutui, per esempio (e a MEMORIA, SEMPRE!).

    La risposta ovvia ad un declino nella PROPRIA RICCHEZZA REALE è quella di tentare di ristabilire quella ricchezza.

    Questo si può fare SOLO aumentando la quota del risparmio sul reddito, che, in assenza di altre misure, ha condotto ad un controproducente declino nei redditi ed ad un ulteriore declino nei prezzi delle attività.

    Il declino nel prezzo delle case, da solo e per esempio, sarebbe stato sufficiente per fare scattare un calo dei redditi. Qualsiasi tentativo di controbilanciarlo aumentando la spesa pubblica sarebbe stato risparmiato per ricostituire il livello desiderato di ricchezza. Avrebbe ostacolato il declino dei redditi, ma sarebbe stato in grado contro-bilanciarlo solo se la misura dello stimolo fosse stata EQUIVALENTE alla misura della perdita in ricchezza.

    Questo naturale declino nella spesa delle Famiglie è stato ulteriormente esacerbato dal collasso dei prestiti a BREVE TERMINE attraverso il Mercato dei crediti commerciali seguito – come “tutti ricordano” … EHEHEH! – al fallimento di Lehman Brothers prima e all’immediato aggiustamento delle scorte poi, che ha condotto ad un rapidiSSimo calo nei livelli di occupazione.

    Questo calo dell’occupazione ha a sua volta dato vita ad un processo keynesiano “standard” di DE_flazione del reddito.

    Questo processo passa NON per una diminuzione della quota di reddito SPESO, ma dalla riduzione di reddito dovuta alla PERDITA di IMPIEGO.

    Il calo nell’occupazione e nel reddito, quindi, ha avuto una doppia causa:

    A- il tentativo di ridurre la leva finanziaria e di ripulire i bilanci riducendo la spesa,

    e

    2- il calo nella spesa dovuto alla perdita in occupazione: ovvero un aumento della propensione al risparmio e una caduta nel reddito dovuta alla disoccupazione.

    Il TARP YankEE_SS è riuscito a fornire un sostegno ai prezzi delle attività detenute dalle Banche e a bilanciare quelle perdite attraverso la Loro ricapitalizzazione, ma NON ha fatto NULLA per l’altra parte del bilancio

    -[ le Famiglie che possedevano il collaterale deprezzato (oSSia, la LORO CASA di PROPRIETA’);

    ulteriore lettura aSSai-ASSAI CONSIGLIATA è questa di

    D. Sosyura, R. Duchin, “Safer ratios, riskier portfolios: banks’ response to government aid” – August 2013

    http://gsm.ucdavis.edu/sites/main/files/file-attachments/safer_ratios_riskier_porfolios_with_ia_duchin.pdf

    con annesso breve sunto di Moody’s – per i “giornalisti” intereSSati:

    https://www.moodys.com/microsites/crc2012/pres/Denis_Sosyura_Safer_Ratios_NYU_May_2012.pdf ]-

    Lo stimolo, anche se progettato in MANIERA APPROPIATA, al massimo sarebbe stato in grado di bilanciare parte della crescita nel tasso di risparmio, ma era TOTALMENTE INADEGUATO per bilanciare la DE_flazione dei redditi e l’aumento nella disoccupazione dovuto al collasso dei prestiti al Settore Privato.

    Il risultato PARADOSSALE è stato che, nonostante Vi fosse un SUPER-moltiplicatore durante l’espansione, il moltiplicatore era MOLTO ridotto durante la crisi per via dell’aumento dei tassi di risparmio, portando alla conclusione che si trattasse di uno strumento INEFFICACE per combattere la crisi.

    L’unico risultato visibile è stata la stabilizzazione del Sistema finanziario, il ristabilimento dei redditi – solo di alcuni e per lo più SOLO concentrati in determinati Settori “produttivi” – ed un aumento nel debito governativo, il che ha condotto ad un rifiuto nel continuare ad usare lo stimolo per correggere il rallentamento-CRESCITA-leMMe_leMMe dell’/nell’economia.

    Eh, sì: la luce in fondo al tunnel!

    “THE LAST DAY”

    …” You walked out in the sun

    You only just discovered the sun “…

    http://www.youtube.com/watch?v=tEFQZEYRNYk

    ✍✓ _s-U-r-f-E-r_ ✍✓

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