Investire con i criteri ESG

criteri ESG

Da qualche tempo è diventato di gran moda, nel mondo degli investimenti, parlare di sostenibilità e -in particolare- di

criteri ESG

Si tratta di un modo di valutare gli investimenti che tiene conto del comportamento delle aziende in diversi ambiti, con l’obiettivo di realizzare un sistema condiviso per tenersi lontani dal rischio di investire in società che potrebbero avere problemi di vario genere nel futuro.

Sono indirizzi cruciali, perché già oggi 30 mila miliardi di dollari sono investiti sui mercati finanziari secondo i criteri ESG.

L’investimento ESG non è un approccio strettamente etico: la scala di valori etico-morali è molto soggettiva, i criteri ESG vogliono invece creare degli standard di valutazione.

Ci stanno riuscendo?

Nella puntata di oggi di Economia Per Tutti proviamo a scoprirlo, con l’aiuto di un ospite: Fabio Crosignani CFA, analista ESG per la più grande società di gestione del risparmio italiana.

Dopo un quadriennio trumpiano, ostile a queste logiche, gli USA si sono affiancati alla UE nel facilitare l’introduzione di questi criteri cercando di favorire le società che si dimostrano più volenterose.

ESG infatti non è un meccanismo precipuo degli investimenti pubblici, ma una scala di valutazione dell’operatività dei privati. Attuare politiche ESG, per i governi, significa cercare di far scendere il rischio d’impresa per le aziende più attente (così da invogliare gli investitori a favorirle, innescando un circolo virtuoso)

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La protezione dal rischio include

  • politiche per proteggere la domanda
  • garantire infrastrutture e regolamenti
  • proteggere dal rischio politico (ad esempio dalle nazionalizzazioni)
  • sterilizzare i rischi di cash flow
  • dare sostegno a chi deve alzare i salari minimi

L’obiettivo è invertire la tendenza storica che ha permesso -ad esempio- agli USA di avere un costo per l’energia più basso che in Europa anche a causa delle normativa più stringenti sul fronte ambientale nel Vecchio Continente.

criteri ESG 2

Per riuscire ad avere una definizione chiara dei punteggi è necessario partire dalle definizioni, per questo -a livello sovranazionale- si sta lavorando a definire una tassonomia dedicata a ESG, una sorta di dizionario.

E’ chiaro che questa tassonomia deve tendere ad essere quanto più condivisa e globale possibile, perché se ogni nazione o macro-area deciderà di dare rilievo ad alcuni aspetti e trascurarne altri (magari per semplice desiderio di tutelare/avvantaggiare le imprese nazionali). Ma da questo punto di vista c’è ancora molto lavoro da fare.

Le assegnazioni di rating ESG, invece, sono oggi effettuate a cura di svariate società private, con una scarsa uniformità di giudizio, che da una parte disorienta, dall’altra apre spazio ad operazioni di arbitraggio da parte di investitori istituzionali.

Se vi restano delle curiosità, provate a seguire la puntata, e qui sotto nello spazio commenti o via mail (redazione@pianoinclinato.it) potrete chiederci ulteriori chiarimenti.

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Pubblicato da L'Alieno Gentile

Precedentemente conosciuto con il nickname Bimbo Alieno, L'Alieno Gentile è un operatore finanziario dal 1998; ha collaborato con diverse banche italiane ed estere. Contributor OCSE nel 2012, oggi è Global Strategist per l'asset management di una banca italiana.

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