La banca del futuro è mobile

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banca futuro

I nostri risparmi ai tempi dell’online globale

Uno degli aspetti fondamentali del futuro – collegato come vedremo anche all’innovazione tecnologica – è legato ai soldi, non tanto per il business che i soldi possono generare ma proprio per la loro esistenza più o meno fisica.

E un dato che fa capire subito qual è il senso di tale affermazione ce lo fornisce la CIA – sì, proprio lei, la Central Intelligence Agency (Agenzia d’informazioni centrale), protagonista nella realtà e nella finzione di mille film e romanzi dello spionaggio civile del governo federale americano sulla scena internazionale. La CIA stima che oltre 90 trilioni di dollari nel mondo sono conservati in contanti, banconote, mercati monetari e conti bancari ma soltanto 5 di questi trilioni – ovvero l’8% – esiste fisicamente nella tradizionale forma di denaro (banconote e monete).

E sempre di più Internet, i dispositivi mobili e mille altre diavolerie “addizionate” dall’intelligenza artificiale saranno il motore della rivoluzione finanziaria del pianeta a suon di trasferimento di denaro con un battito di ciglia. Per un argomento che Peter Diamandis ha ben approfondito nel suo omonimo blog futurologico.

Negli USA, per esempio, la maggioranza dei cittadini tiene i propri risparmi sul conto corrente bancario, che, sempre negli USA, costa tra una “pippa” e l’altra 400 dollari in media all’anno, mentre i relativi tassi di interesse sono praticamente pari a zero.

Conviene? Ovviamente no

E già l’indimenticato funambolo del calcio George Best aveva capito tutto con la sua celeberrima frase

“ho speso molti soldi per alcool, ragazze e auto veloci, il resto l’ho sperperato”

Non sperperarli attraverso commissioni e interessi a zero è (anche) l’obiettivo di Good Money, un portafoglio bancario mobile che consente agli utenti di conservare tutte le loro risorse (anche le criptovalute) in un unico posto senza commissione annuale e con un tasso di interesse dell’1,8%.
Un’altra criticità del mondo bancario è la mancanza di controllo da parte dei clienti su come effettivamente i loro denari sono investiti dai propri istituti, con possibili incongruenze anche etiche: tu sei un fervente ambientalista e la tua banca investe i tuoi soldi nell’industria petrolifera. Mentre ancora Good Money promette una trasparenza e una condotta in sintonia con la tua visione del mondo.

In ogni caso, le piattaforme bancarie per dispositivi mobili sono in aumento in tutto il mondo. Ed è inevitabile perché i dati degli esseri umani connessi al web sono pazzeschi in quanto ad aumento prodigioso. Nel 2010 erano connesse 1,8 miliardi di persone (un quarto dell’umanità). Nel 2017 il numero è salito a 3,8 miliardi (metà della popolazione del pianeta). Per il 2024, la previsione, anche attraverso la copertura globale della rete 5G, è di raggiungere la popolazione mondiale nel suo complesso: 8 miliardi di individui. E ciò comporterà che vi saranno almeno quattro miliardi di nuovi consumatori: un ulteriore dato davvero sconvolgente. In questo caso anche in termini di business!

Soldi e confini

Banche tradizionali e “mobile banking”. I quattro miliardi di nuovi consumatori che entro il 2024 saranno digitalizzati, avranno inevitabilmente bisogno dell’accesso ai servizi bancari online e nella fascia più povera si stima che già oggi almeno 2 miliardi di persone possano avere la necessità di gestire denaro, trasferirlo ed effettuare pagamenti più o meno a distanza in modo sicuro.

Inoltre una buona filiera di gestione del risparmio consente anche vantaggi per la salute e l’istruzione, migliorando eventuali spese mediche di emergenza o pianificando i finanziamenti per la scolarizzazione dei figli.

Con un aspetto di grande difficoltà strutturale che spinge all’innovazione. Tuttora vi sono 2 miliardi di persone che abitano nelle zone più povere e isolate senza accesso ai normali servizi bancari. Se infatti la costruzione e il mantenimento di banche tradizionali, sportelli e bancomat in questi Paesi è di costosissima realizzazione, bypassarle direttamente con le operazioni mobili e digitali è fattibile, visto che soltanto l’Africa, nel 2017, ha superato il miliardo di telefoni cellulari, mentre l’anno precedente nel Bangladesh, 100 milioni di abitanti su 163 milioni – ossia il 61% della popolazione – possedevano un cellulare.

Proprio in Bangladesh c’è l’esempio di bKash, iniziativa supportata dalla Fondazione Gates, che dal 2011 offre servizi finanziari mobili – dal deposito di denaro al pagamento degli stipendi e delle transazioni commerciali – soprattutto nelle zone più disagiate, arrivando ad avere 17 milioni di utenti. Con in programma l’allargamento a prestiti e assicurazioni.

In Sud Africa e nell’Asia meridionale, la società di telecomunicazioni Vodafone M-Pesa fa da “banca mobile” a 30 milioni di clienti in 10 diversi Paesi. Inizialmente partita nel segmento del trasferimento di denaro su lunghe distanze, oggi viene usata dal governo indiano per il pagamento delle pensioni nelle zone rurali. Oltre a utilizzare un curioso stratagemma per la gestione dei contanti, con i clienti che utilizzano i minuti di telefono cellulare come denaro mobile, tramite messaggio di testo, attraverso la piattaforma M-Pesa per trasferire denaro ed effettuare pagamenti

Per un sistema che viene impiegato addirittura dal 96% delle famiglie in Kenya e ha consentito loro – parliamo di 196mila nuclei famigliari – di uscire dall’estrema povertà nel biennio 2016-2018 (da un’analisi del MIT).

Complessivamente si può ben dire che i Paesi in via di sviluppo utilizzano la telefonia mobile per scavalcare l’ormai antiquato modello bancario e finanziario, con evidenti segnali di miglioramento socio-economico.

È chiaro che il “mobile banking” può crescere ulteriormente in ogni sua sfera: sicurezza, affidabilità, connettività, eccetera. Ma è altrettanto chiaro che lo farà non grazie alle banche tradizionali ma attraverso aziende che con il mondo bancario non c’entrano nulla, come Vodafone o Amazon, Alibaba e compagnia bella.

In questo senso si aprono scenari interessantissimi. Per esempio se oggi volessimo trasferire 9.999 dollari da New York a Londra, qual è il modo più veloce per farlo? La via tradizionale è quella del contante su un aereo, ovviamente dichiarandolo in dogana.

L’altra via è tramite la banca, attraverso la rete SWIFT, che richiede dai 3 ai 5 giorni per completare la transazione (la rete SWIFT attualmente elabora 277 transazioni al secondo, che equivalgono a 24 milioni di transazioni al giorno), con commissioni e tassi di cambio che nel tempo occorrente per la conclusione dell’operazione possono variare anche del 5%.

Qual è l’alternativa? Innanzitutto con l’innovazione che viaggia forte come non mai, Accenture prevede che i pagamenti transfrontalieri globali aumenteranno del 5,6% all’anno fino al 2022. E l’alternativa è Stellar.org – in partnership con IBM – con la sua rete che trasferisce denaro oltre i confini nazionali alla velocità di mille transazioni al secondo: 3 volte il numero di transazioni compatibili con SWIFT. Ecco che si passa dai 3-5 giorni di SWIFT ai 3-5 secondi di Stellar, con tassi di cambio giornalieri e commissioni bassissime.

Con un aspetto decisamente non secondario: il modo in cui effettuiamo transazioni e trasferiamo denaro trasforma già oggi anche la vita quotidiana delle persone di tutto il mondo, pensate nei prossimi 20 anni!

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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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