La bolla ed il fantasma. Una storia giapponese

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La popolazione del Giappone diminuisce mentre cresce quella di Tokyo. Nelle città piccole e nelle campagne aumentano gli abbandoni delle case, mentre la domanda nella capitale cresce inarrestabile. Sono 2 delle tante contraddizioni che emergono da una visione non superficiale del paese, a prima vista sempre coeso, armonioso, scevro dalle tensioni che invece appaiono in altri paesi industrializzati.

Tokyo è ormai la più popolosa città al mondo, con un’area metropolitana immensa, abitata da 38 milioni di persone. I prezzi delle case continuano ad aumentare vertiginosamente e le costruzioni crescono. La popolazione del Giappone lo scorso anno è diminuita di 270.000 unità. Il paese invecchia e ingrigisce: il tasso di fertilità (1,4 figli per donna) non compensa le morti e la politica di immigrazione – tradizionalmente molto restrittiva – non ringiovanisce l’età media. Le campagne hanno meno lavoratori. La fatica della terra non è più gestibile da pochi contadini, per lo più anziani. L’attrazione di Tokyo è forte per chi ha bisogno di vicinanza, cura, assistenza.

In questa cornice, si è disegnato un nuovo, brutto paesaggio. Molte case giapponesi sono abbondonate, lasciate all’incuria e al declino. Il valore della costruzione svanisce, lasciando solo quella della terra. Interi quartieri sono infestati da questa turbativa degli occhi, uno spettacolo raro nell’accuratezza giapponese. In realtà, c’è sempre una domanda insufficiente di case e i proprietari, spesso persone anziane, non hanno alternative a lasciarle degradare. Oggi, una casa ogni sette è disabitata. Nel 2023, secondo Nomura, il 20% del patrimonio residenziale sarà vuoto. Il Governo fornisce stime meno catastrofiche ma comunque preoccupanti. È consapevole che lo scoppio della bolla immobiliare avrebbe effetti devastanti nell’economia. Nel 1992, dopo anni di crescita drogata da prezzi fuori controllo, i valori delle costruzioni sono fragorosamente tornati vicino alla realtà. Colpito anche dalla flessione della Borsa, il Giappone ha dimenticato la crescita precedente e si è avvitato in una spirale di stagnazione e recessione durata 20 anni. Solo dal 2013 la Abenomics del Primo Ministro ha cercato di dare una scossa dagli esiti finora incerti.

Ha recentemente varato una legge che multa chi abbandona le case, non le cura, le fa agonizzare senza venderle. Senza intervento muoiono i quartieri, si svalutano le proprietà degli abitanti, prevale la speculazione. L’intento è nobile: evitare le ghost town mentre a Tokyo si continua a costruire. È tuttavia impotente rispetto a interessi che il governo non riesce a contrastare. Il fiume di liquidità immesso con il quantitative easing di Kenzo Abe si è riversato in buona parte nel settore immobiliare della capitale. Gli hanno fatto buona compagnia i surplus commerciali derivanti dal deprezzamento dello Yen. Hanno trovato nelle costruzioni una facile scorciatoia verso i profitti. La situazione appare dunque complessa e forse irrisolvibile. Fuori Tokyo, le case avrebbero bisogno di nuovi acquirenti. Iniziano a venire da Hong Kong e Taiwan. Potrebbe presto essere la volta dei ricchi cinesi continentali, attratti dall’ambizione e stimolati dal Renminbi forte. Sarebbe così disponibile una nuova, preziosa liquidità cinese. S i tratterebbe tuttavia di una soluzione di breve respiro, perché allora i problemi per Tokyo sarebbero di altra natura e probabilmente più seri.

L’immagine in testata è © Shutterstock
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Alberto Forchielli

Presidente dell’Osservatorio Asia, AD di Mandarin Capital Management S.A., membro dell’Advisory Committee del China Europe International Business School in Shangai, corrispondente per il Sole24Ore – Radiocor

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