La Brexit e la beffarda sberla al sovranismo

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Martedì 24 gennaio era un giorno atteso sia dai brexiteers che dai remainers e in egual misura da europei e dai cittadini comunitari che vivono e lavorano in Inghilterra: è stata resa pubblica la sentenza dell’Alta Corre sull’ammissibilità del ricorso del Governo e di conseguenza sull’individuazione puntuale della/e istituzione/i cui sarebbe spettata la parola definitiva su tempi/modi dell’attivazione del famigerato articolo 50 e delle conseguenti trattative fra Londra e Europa sul nuovo status inglese.

Nel frattempo tanto i ministri quanto la premier inglese si erano lanciati in affermazioni pubbliche e ufficiali che avevano lasciato a dir poco sbigottiti, e nel peggiore dei casi irritati tanto gli (ex?) partner europei quanto i lavoratori comunitari residenti in terra d’Albione. Si è partiti con proposte di liste di lavoratori immigrati e relative aziende “compiacenti” che tanto puzzavano di liste di proscrizione e colonne infami di manzoniana memoria; si è passati per le generiche e lacunose affermazioni di Theresa May in aula che non aiutavano per nulla a fare luce per quelle famiglie, magari anche con bambini, che si trovano nella sciagurata situazione di dover pensare al proprio oscuro futuro e magari prendere decisioni sulla incertezza totale; anche i giudici che avevano inizialmente sentenziato “contro” un determinato iter della Brexit erano stati accusati di cospirazione e additati sui giornali, con tanto di foto e titolo

Nemici del popolo

Infine si è arrivati al discorso recentissimo di May che ha aperto le porte all’hard brexit quale unica soluzione.
A mio giudizio tutto il discorso di May si può parafrasare brevemente così: poiché manca il tempo e l’expertise per avviare una trattativa lunga, laboriosa, complessa e incerta per una soft brexit, allora andiamo di hard brexit. E per far capire che gli inglesi non scherzano, oltre alla solita retorica pseudo imperialistica sui fasti del passato colonial-libertario britannico, ci aggiungiamo pure le minacce che noi avevamo già pronosticato un anno fa: concorrenza fiscale a tutto campo, deregulation e sussidi per attrarre business (o per meglio dire, per non perderlo), insomma:

beggar thy neighbor

Pure le minacce allora!! E i cittadini UE residenti a Londra sempre a fare la parte dei bargaining chips, la carne da cannone da sparare per crearsi artificiosamente vantaggi diplomatico-economici nelle trattative. E mi vengano pure a parlare di mutuo riconoscimento, reciprocità e via cantando: non una parola ho mai sentito chiara che mettesse in chiaro la situazione di questi sciagurati e li tranquillizzasse.

Ora il governo brexit-oriented ha ricevuto un nuovo ceffone: il Parlamento avrà l’ultima parola su ogni aspetto del processo sintetixamente chiamato Brexit, benchè nessuna opposizione possa essere avanzata dai parlamenti autonomi di Irlanda del Nord e Scozia.
Gli effetti sono due: i tempi si allungheranno e verrà meno la segretezza tanto amata dal governo per non svelare le proprie carte e arrivare a giocarle a Bruxeles.
In secondo luogo si darà la stura a nuove polemiche e proclami di indipendenza delle poco inglesi parti dell’Inghilterra che tanto United non sembra.
D’altra parte la sentenza della Corte, che sembra il non plus ultra del riconoscimento della sovranità, sembra non riconoscere la sovranità di quei popoli che da tempo chiedono l’autonomia. Un bel rebus per i tanti sovranisti d’Europa: è più sovrano metà popolo che vota SI o più sovrano il suo organo rappresentativo per eccellenza? Ed è più sovrano il parlamento della “regione autonoma” o della nazione unita e unica?
Portando alle estreme conseguenze questi pensieri si arriva presto all’idea che il meglio sia la democrazia diretta alla Rosseau, o alla Grillo se preferite ma avremmo dei dubbi se il comico genovese non sia in realtà un despota, e molto meno bella la democrazia rappresentativa. Un passo ancora e l’anarchismo vi stringerà nel suo caldo abbraccio.

Abbiamo nel frattempo scoperto che esistono brexiters pragmatici, consci che le difficoltà sono tante e serve muoversi in anticipo e la strategia pensata e limata lontano da riflettori. La sentenza porrà costoro di fronte all’imbarazzante dubbio se il loro sogno sovranista verrà reso pericolosamente più difficile dall’eccesso di sovranità parlamentare.
Questi maledetti giudici! Evviva la prerogativa regale, e già che ci siamo allora magari ridiamocelo questo re, magari assolutista, perché una recente indagine sembra mostrare che alla gente (o almeno agli italiani) piaccia l’uomo solo al comando (dubbio amletico: allora perché ogni volta che abbiamo un premier troppo “protagonista” l’opinione pubblica gli va contro? Ops…)
Presumibilmente cosa succederà ora? May è pure sfigata perché ha di fronte un parlamento a maggioranza remain (magari non di misura ma non gioca in casa infine). O gioca il tutto per tutto e ne riconosce autorità e sovranità, e rischia di dover rimangiarsi hard brexit, assi nella manica e reingoiarsi pure le minacce, oppure può rischiare e tornare alle urne, sperare di vincere di misura per avere la maggioranza in aula e quindi giocare alla brexit con margini di manovra più laschi e facili.
La prima opzione sarà un massacro per i brexiters: se la brexit venisse “crocefissa” ad un comunicato del Governo che annunci la sua infattibilità o la impossibilità di proseguire sulla strada, allora in quel caso la gretta psicologia popolare farebbe del mai nato processo di uscita un martire ucciso dalla spietata cospirazionepluto-massonica europeista.
Ma se la brexit dovesse morire lentamente, di inedia nel suo stesso carcere sovranista/parlamemtare,sarebbe la fine: perderebbe ogni aura di “sacralità autonomista” e come idea verrebbe abbandonata a se stessa.

Se dovessi scegliere io, preferirei di gran lunga l’opzione delle urne anticipate, mettendo chiaramente la brexit nei programmi elettorali: chi vince decide se remain o leave e fine di dubbi, incertezze e problemi.
Ma che probabilità ha questa opzione di avverarsi? Boh.
Certo rimane che questo concetto di sovranità è piuttosto duro da declinare, ostico da sgranocchiare e difficile da digerire. Lanciamo una proposta: facciamoci sopra un referendum. Non risolverà nulla, ma il casino che creerebbe ci darebbe motivo di scrivere per altri decenni.

perché solo dal caos potrà nascere una stella danzante

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One thought on “La Brexit e la beffarda sberla al sovranismo

  1. 元サーファー il said:

    The Bank of England [BoE] monitors the Commerial Real Estate [CRE*] Market for a long time, which it points out in its 2009 Financial Stability Report[1]. Also previous reports stressed that the involvement of Banks in CRE can pose a significant risk to Banks which finance it.

    The 2009 report mentioned that, according to Investment Property Databank (IPD) data, the value of CRE declined between June 2007 and July 2009 by 45%.

    This decline was much stronger than the decline observed in the beginning of the 1990’.

    The fall in prices lead to Loan to Value (LTV) deterioration and in some cases the collateral had a negative value.

    The Bank of England observed that the probability of CRE Investors defaults increased.

    Firstly, vacancy rates increased while rents decreased, which deteriorated Investors income.

    Secondly, Investors will need to refinance their loans shortly, but Banks might object to do so.

    Usually Banks accepted LTV levels of at most 60-65%, which might force Firms that invested in CRE to increase their capital.

    In these past weeks of the early Febbruary 2017, was issued an interesting report from Real Capital Analytics (RAC) – which refutes the common saying by the so-called “sovereignist-S” on the fact that the vote on Brexit, in the last June 2016, has produced only one positive event.

    In fact, the investment in London’s CRE Market fell 50% in 2016, while Germany became the most active National Market in Europe.

    The possibility of a drop in tenant demand in London and high prices at a mature stage of the Market the cycle as reasons behind a drop in annual investment to €25.2bn.

    Nevertheless, London was still Europe’s biggest City Market, with almost 20% more investment than nearest rival, Paris.

    The United Kingdom (UK) was already close to a tipping point in the investment cycle before the Brexit vote, with price growth moderating and investment volumes slowing.

    The weaker Pound attracted a different profile of Overseas Investor to Central London during the second half of 2016 (2H-2016) – newcomers and those who found an opportunity in a Market that is still adjusting to the new pricing dynamics.

    More frequent Investors in the Market were conspicuous by their absence.

    In the UK, transactions in the fourth quarter of 2016 (Q4-2016) fell 45% over the same period in 2015 to almost €14.3 bn.

    Amplifying the slide was the depreciation of the Pound following the Brexit vote.

    In local Currency terms, the drop in investment was 35% last year.

    The UK accounted for half of the top 10 single property deals by value in spite of the slide in overall investment volumes.

    Germany was Europe’s biggest National Market for CRE investment in 2016, a year of mixed performances across the European Continent.

    Germany replaced the UK as the destination of choice for RE Investors in Europe following the Brexit vote in June and as Europe faces potentially more political, economic and monetary upheaval later this year 2016.

    The final three months of last year 2016 were, nevertheless, the third strongest quarter on record, which shows the underlying strength of the broader Market.

    National RE Markets across the Region are at different stages of the investment cycle and this disparity, as well as some County-specific issues, explains the mixed picture for Europe last year 2016.

    Commercial property deals completed in Europe last year totalled €255bn, a 21% drop from the record year of 2015.

    The slide[2] was due to the weakness of the three largest Markets: transaction volumes fell by 19% in Germany, 43% in the UK and 21% in France.

    2016 was a record year for the alternative property sectors such as senior housing and data centers.

    Student housing outside the UK also had a banner year.

    l- – – – –

    -[*]- CRE loans include loans secured by liens on condominiums, leaseholds, cooperatives, forest tracts, land sales contracts, construction project loans, and – in the States that consider them real property – oil and mineral rights.
    National Banks may make, arrange, purchase, or sell loans or extensions of credit secured by liens on interests in Real Estate (RE).

    -[1]- BoE (Staff, Financial Stability, Economic and Research, the), “Box 3 – Risks to UK Banks from the commercial property sector”, [(in/the) Financial Stability Report (FSR), December 2009, Issue No. 26: Pp. 24-25 l or l 25/74 – 26/74] – London: December 18, 2009
    http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/fsr/2009/fsrfull0912.pdf

    -[2]- T. Leahy [RCA, Senior Director of Europe, Middle East and Africa (EMEA) analytics, the], “Europe Capital Trends (ECTs) 2016 in review: Germany takes CRE crown” – February 3, 2017
    https://www.rcanalytics.com/europe-capital-trends-2016-review-germany-takes-cre-crown/

    – – – – -l

    Remember that the Memory is of a few – People-S.

    Remind [*-&-1 l June 2007 – July 2009: empty within weeks entire Neighborhoods in London and also near the City or in UK; “CLOSED” – it was the word recurring].

    Surfer

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